ILDEFONSO FALCONES.
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GLI EREDI DELLA TERRA.
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Parte 3.
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Titolo originale: Los herederos de la tierra. 2016.
Traduzione di: Marco Amerighi e Roberta Bovaia.
2016. Casa Editrice Longanesi, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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14.
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Hugo ricevette da Bernat una borsa con dentro molti soldi. Gabriel Munts gliene affid
unaltra per Santa Maria del Mar. Hugo non disse al messaggero del furto commesso dallo schiavo
bulgaro, ma soprattutto gli tacque quanto aveva detto il vicario Pau Vilana: che non avrebbe pi
pregato per Bernat, che non poteva pi intercedere per chi si accaniva con tanta crudelt su navi
catalane e soprattutto sui loro soldati e marinai.
Hugo intu che il sacerdote fosse arrabbiato per i pochi soldi ricevuti per risolvere la questione
di Arsenda, ma ammise anche le sue ragioni, perch se da una parte era vero che Bernat manteneva la
sua parola e non uccideva gli equipaggi delle navi che assaliva, con quello della nave di Roger Puig e
Rocafort aveva violato i patti e si era accanito sui marinai. Raccontavano che lo scontro era stato
talmente cruento che, alla fine, il corsaro aveva ordinato di impiccare alle antenne, a testa in gi, pilota
e ufficiali, gettare in mare gli altri sopravvissuti e appiccare fuoco allimbarcazione. Aveva risparmiato
solo un paio di giovani mozzi che aveva rimesso in libert perch parlassero di unimpresa che si
sarebbe ingigantita passando di bocca in bocca. Bernat aveva calcolato tutto alla perfezione, si vide
costretta ad ammettere la gente di mare: aveva messo sottovento un nemico pronto a combattere, con il
sole alle spalle aveva calato lalberatura e la ciurma aveva vogato con forza incredibile. Aveva
abbordato la nave catalana magistralmente, arrivando a grande velocit e colpendo con la prua la
murata dellaltra; cos facendo, il rostro rialzato della galea corsara aveva danneggiato
irrimediabilmente lavversaria. Poi, durante la battaglia tra marinai e corsari, i primi, goffi e spaventati,
avevano cercato di sfruttare la loro esperienza per salvarsi la vita, mentre i secondi agivano distinto,
temibili, avidi di bottino e indifferenti alla morte, comerano abituati a fare ogni settimana o al
massimo ogni due.
Lattacco diede alle autorit catalane un altro motivo per lamentarsi di Bernat con le autorit
castigliane, reclamando la riparazione prevista dal caso. Catalogna e Castiglia non erano in guerra,
motivo per cui le patenti concesse dal re di Castiglia non autorizzavano la guerra di corsa delle navi
castigliane ai danni delle catalane. Tuttavia, erano molti i corsari baschi che, con patente di corsa
castigliana, assalivano impunemente le navi catalane.
Anche Hugo si lament con Munts.
Mi avevi promesso di rispettare i marinai.
E cos  stato. Ma su quella nave non si sono arresi. Abbiamo combattuto duramente.
Ma tu mi avevi detto...
Come facevi a non immaginarlo? Lo sapevi! recrimin laltro. Non puoi aspettarti che non
ci siano morti o feriti in una battaglia navale.
Hugo annu dopo qualche istante di riflessione. Ma Bernat... Era quasi lunica cosa che ancora
lo teneva legato al passato! Il figlio di messer Arnau! Certo, ammise. Per, nonostante tutto,
speravo che Bernat... Se non gli avessi dato tutte quelle informazioni, non sarebbero morti tanti
marinai.
Munts scoppi a ridere. Credi forse di essere lunica spia che abbiamo? Ti pare che
affideremmo tutta la nostra attivit di corsa e i nostri guadagni alle sole informazioni che ci mandi tu?
lo derise. Non darti troppa importanza. Sapevamo gi delle intenzioni di Roger Puig. Certi carichi di
mercanzie, certi acquisti e preparativi non passano sicuramente inosservati. Sai perch ti ho detto di
mandarci le tue lettere attraverso imbarcazioni di cabotaggio?
Sono vostri informatori anche loro?
Alcuni. Per esempio, quello che doveva portarti a Valencia con la tua fidanzata ebrea.
Come...?
Sappiamo parecchie cose, Hugo. Le nostre spie sono ovunque.
In tal caso, non credo che a Bernat dispiacer se io smetto, ne approfitt per interromperlo
Hugo.
Munts ci riflett. Smettere di fare la spia  complicato, perch da quello al tradimento il passo
 breve. Ma tu sei diverso. Bernat ti stima, dice che hai aiutato lui e la sua famiglia. Insomma, proprio
per questo motivo non credo che arriver mai a diffidare di te.
Ogni grido di Roger Puig produceva in Hugo sentimenti diversi. Alcuni lo riportavano indietro
al Pla de Palau, davanti al patibolo dove avevano giustiziato messer Arnau, alla voce con cui quel
miserabile aveva ordinato di picchiarlo; altri, semplicemente, lo facevano sorridere. Fottiti, stronzo!
lo malediceva. E in altre occasioni lamentava la morte dei marinai catalani. Conoscevano la
reputazione di Bernat, avrebbero dovuto arrendersi prima di dare battaglia... A meno che gli ordini di
quel malvagio di Roger Puig non fossero stati altri. Munts aveva alleggerito in parte il suo senso di
colpa, rivelandogli che non era il loro unico informatore. Eppure, non riusciva a sentirsi a posto con la
coscienza. Chiese a Regina di scrivergli unaltra lettera.
Lultima, le annunci.
Si trattava di una breve missiva.
Questi soldi andranno divisi tra i familiari dei marinai morti nellassalto alla nave... dett a
Regina. Come si chiamava? Non lo so. Fa niente. Scrivi: della nave noleggiata da Roger Puig assalita
dal corsaro Bernat Estanyol...
Girano soldi, quindi? chiese Regina.
S, ammise Hugo per la prima volta. Tinteressa?
Non ne ho bisogno... a patto che io abbia te.
Anche in quelloccasione fecero lamore in modo brutale, selvaggio, come piaceva allebrea.
Allimbrunire di quello stesso giorno, Hugo fingeva di pregare nella chiesa di Santa Maria del
Mar.
Perch qui?, si chiese. La campana del castello del governatore suon il seny del lladre e i
fedeli che ancora restavano nel tempio cominciarono a ritirarsi. Forse perch era quella la chiesa che
Bernat intendeva aiutare, forse perch era la chiesa dei marinai e di messer Arnau, o perch l si era
recato anche lui, prima con i suoi genitori, poi solo con sua madre... o perch era la chiesa del popolo,
degli abitanti della Ribera di Barcellona.
Hugo si nascose dietro il grande fonte battesimale ricavato dallantico sarcofago di santa
Eulalia, mentre il silenzio calava sul tempio. Di quando in quando un sacrestano, ora vigile, ora
apatico, perlustrava la navata centrale e quelle laterali, con le varie cappelle. Molte delle candele erano
spente, ma laltare maggiore, dove si trovava la piccola immagine della Madonna del Mare, era
circondato da tanti bei candelabri di ferro battuto, alcuni dei quali presentavano punte, bracci o ciotole
che sostenevano quasi un centinaio di ceri accesi baluginanti nella notte.
Hugo, allestremit opposta, rimase a guardare estasiato il semicerchio disegnato da decine di
fiammelle che illuminavano la Madonna al centro e le otto colonne sottili, dietro, che chiudevano il
cerchio e sembravano salire allinfinito, la sommit persa nel buio dellabside, talmente in alto che non
poteva certo arrivarci la luce delle candele. Sembrava una specie di isolotto luminoso, rutilante,
circondato dalloscurit, pens, come una galea che approdava nella notte beccheggiando su un mare
nero, una nave illuminata con le fiaccole accese.
Non sent i passi di nessun sacrestano e attravers fiducioso la chiesa senza distogliere lo
sguardo dalla statua della Madonna. Super la linea dei candelabri che delimitavano laltare maggiore e
si avvicin. Era la prima volta in vita sua che le andava tanto vicino. La piccola figura della Madonna
con il Bambino navigava in piedi su una cocca catalana e questa, a sua volta, poggiava su un pilastro,
perch la composizione dominasse i fedeli. Hugo sfior con le dita la nave e poi i piedi della Vergine.
Nellimbarcazione nascose il messaggio che Regina aveva scritto per lui e alla base del pilastro pos le
due borse di denaro, quella che Bernat mandava per ingraziarsi la Madonna e quella che aveva fatto
avere a lui per pagarlo delle informazioni.
Si sarebbe liberato con quel gesto del senso di colpa per la morte di tanti catalani? Guard la
Madonna e si fece il segno della croce. Mi dispiace, mormor. Non aveva tempo di pregare. In
mezzo a decine di candele accese, latmosfera gli parve irreale: lodore della cera e delle spezie, il
caldo, il fumo che facevano... Ebbe un mancamento e si allontan con lintenzione di tornare nel suo
nascondiglio. Super la barriera di candele e guard di nuovo la Madonna, unimmagine leggermente
sfocata che sembrava prendere vita attraverso quella cortina di calore che saliva dalle candele e faceva
tremare laria tuttattorno. La vedi che sorride? gli chiedeva sempre messer Arnau. Ancora una volta,
Hugo si concentr sulle sue labbra. Gli parve che si muovessero. E s... sorrideva! Volle credere che la
Madonna del Mare lo avesse perdonato.
Si nascose di nuovo dietro il sarcofago di santa Eulalia. Non dovette attendere molto, perch il
sacrestano che effettuava la seconda ronda not il foglietto che copriva parte della navicella non appena
guard verso laltare maggiore. Hugo lo scrut mentre lo prendeva, lo leggeva e poi si chinava a
raccogliere le borse, che soppes prima di voltarsi, come se stesse cercando qualcuno l nel tempio. Poi
luomo usc di corsa con lettera e soldi. Hugo aveva pensato di dormire, o comunque di restare l
dentro, ma il sacrestano torn con un sacerdote. Subito dopo arrivarono altre persone, come se si
trattasse di un miracolo. Hugo approfitt delloscurit e della confusione per svignarsela, non senza
prima congedarsi dalla Madonna con un ultimo sguardo.
Nel palazzo di via de Marquet anche i sassi del cortile dingresso trasudavano una tensione
rabbiosa che poi filtrava attraverso i buchi e le fessure, fino a inondare tutte le stanze.
Roger Puig gridava come un ossesso. Familiari, servi e schiavi cercavano di evitarlo in silenzio.
Nessuno rideva, nessuno chiacchierava o parlava; solo gli strilli adirati del nobile rimbalzavano contro
le pareti della casa. Hugo cercava di cancellarsi il sorriso dalla faccia e mantenere la stessa seriet degli
altri, finch una mattina, uscendo dalla cantina, non incroci Caterina che entrava a palazzo. La ragazza
aveva il viso gonfio, le labbra spaccate e tumefatte, un occhio livido. Lui stava per chiederle qualcosa
quando Mateo, apparso alle sue spalle, glielo imped.
Cammina, ordin il guercio alla ragazza, strattonandola. E tu cosa guardi? grid a Hugo
prima di entrare nel cortile.
Lui prefer non ribattere, avrebbe solo ottenuto che la maltrattassero ancora. Poi, per, quando
le pass accanto, gli parve che il pancione di Caterina cominciasse a vedersi. Neanche un mese e la sua
gravidanza non sarebbe pi stata un segreto per chiunque la vedesse deambulare a fatica per la loggia.
Quella stessa mattina preg per Caterina nella chiesa di Santa Maria. Dalla notte in cui aveva
lasciato lettera e soldi, vi si era recato spesso, e il senso di colpa per la crudelt di Bernat si stava
diluendo nelle preghiere e nelle giustificazioni che trovava per il proprio comportamento.
Quanto al resto... Era felice! Le vigne, il vino... tutto andava bene. Persino la presenza di Merc
lo rallegrava quando rincasava. Aveva ricavato una bella somma da Roger Puig per il chiaretto con
aqua vitae che il nobile aveva tanto elogiato. Che fortuna. Solo un paio di mesi pi tardi e avrebbe
coinciso con labbordaggio, si diceva Hugo. E allora non sarebbe stato tanto generoso... al massimo
sarebbe arrivato a pagargli quella met che Hugo aveva detto a Esteve che mancava da saldare il giorno
in cui si era presentato con il malvasia di Sitges e la borsa vuota.
Usc euforico da Santa Maria del Mar e decise di passare dalla pescheria della Ribera, dove
compr uno splendido tonno, appena pescato, poi si diresse a casa di Jofr e glielo offr in dono per
Valena, la moglie del sensale di vini.
Qualche giorno dopo laffare del chiaretto con aqua vitae, Jofr aveva dato appuntamento a
Hugo nella sua taverna. Voleva congratularsi con lui e, intanto che cera, sondarlo per capire se
intendeva realizzare altri affari del genere. Se aveva venduto il vino a una cifra simile a quella che
aveva fatto guadagnare a lui, pens il sensale, il giovane doveva essere soddisfatto. Doveva anche
dargli una notizia.
Il servo guercio del tuo signore mi ha fatto visita. Con queste parole Jofr stup Hugo non
appena questi ebbe messo piede nel locale dove vendeva vino alla gente, una taverna simile a quella di
Andrs Benet.
Perch? Cosa voleva? Come faceva a sapere di te?
Jofr lo fece sedere a uno dei tavoli del locale prima di rispondere. Voleva sapere da dove
viene il chiaretto, ma se tu non gli hai parlato di me, non so come...
Jofr lasci in sospeso la frase e Hugo riflett per qualche istante prima di fare unipotesi.
Lesattore delle tasse! indovin. Scommetto che il guercio lha interrogato quando  andato a
palazzo per intascare le imposte sul vino. Deve avergli parlato di noi. Abbiamo dichiarato lintroito lo
stesso giorno. Gli  bastato mettere in relazione i nostri nomi. Cosa gli hai detto?
Niente, ovviamente. Solo che, se continua a importunarci, mi rivolger ai probiviri o al
Consolato del Mare. E anche che la citt difendeva i mercanti e i commercianti, e che io non ero tenuto
a dargli informazioni di sorta n tantomeno a rivelargli chi sono i miei fornitori.
Hugo annu stupito.
Sembra una brutta persona, ha strillato e mi ha minacciato, ma quando ho nominato i consoli si
 un po calmato.
Poi, nel bel mezzo della conversazione, Hugo la vide: giovane, sorridente, raggiante e pulita.
La mia figlia maggiore, Eullia, la present Jofr.
A Hugo non sembr che lo rimproverasse per come laveva guardata. Perch doveva per forza
aver tradito ammirazione, dal momento che lei gli rispose regalandogli un sorriso meraviglioso.
Ti prego di scusare la sua sfacciataggine, Hugo.  ancora giovanissima...
Voglia Dio che non la debba perdere mai, lo interruppe lui, senza pensare. Ti chiedo scusa!
disse subito. Non volevo offendere...
Sua madre  sempre allegra, confess Jofr mentre rassicurava Hugo con un cenno. Poi si
permise di scrutare il giovane, soppesandolo, come se non avesse mai preso in considerazione la
possibilit che ora gli passava per la testa. Be, tanto giovane non , si corresse un attimo dopo con
decisione. Ha gi sedici anni. Probabilmente tra uno, due al massimo...
Quel giorno Valena, la madre di Eullia, accett con piacere il tonno con cui Hugo si era
presentato e promise di cucinarlo con la figlia. Naturalmente il sensale e la sua famiglia lo invitarono a
cena.
Un anno. Due, tre, quattro, cinque... Hugo era disposto ad aspettare Eullia per tutto il tempo
necessario. Anche se Jofr, Valena e anche i fratellini piccoli di Eullia non li lasciavano mai soli e, a
turno, erano sempre presenti, Hugo piano piano sinnamor della ragazza. Il fidanzamento divent un
gioco candido, innocente, privo di qualsiasi malizia, in cui Eullia sorrideva o persino rideva a
crepapelle finch la madre non la richiamava. Spesso arrossiva quando si sfioravano, al minimo
contatto. A volte senza una ragione apparente... forse a causa di qualche pensiero. E allora Hugo si
chiedeva cosa potesse passare per la mente di quella fanciulla ingenua per poterla turbare.
Ogni volta che andava a trovarla aveva labitudine di portarle qualcosa di buono che poi
mangiavano, da soli, anche se controllati, o con il resto della famiglia: unaragosta, un altro tonno o un
pesce spada. Oppure frutta, formaggio e sempre vino, di quello buono, il migliore, il vino di Vilatorta.
Barcha cap che stava succedendo qualcosa.
Lei chi ? gli chiese, senza ottenere risposta.
La mora gli fece comunque locchiolino, contenta, ma poi si ritir trascinando i piedi. Ha
paura, pens Hugo, convinto che Barcha avesse paura che unaltra donna potesse disputarle il potere
quasi assoluto che ormai esercitava allinterno della tenuta.
 una brava persona! le grid allora alle spalle. Barcha annu lentamente, senza voltarsi. Sta
invecchiando, si disse lui. Non era questo che volevi, che mi sposassi?
Voglio anche che Merc cresca sana e felice, replic la mora con energia. Si gir e affront il
suo sguardo, come prima, come la Barcha cocciuta che era arrivata alla vigna, anche se sbagli il tono
di voce, spento, simile a un lamento, con cui fin la frase. E io la preparo per quando, un giorno, mi
lascer...
No... fece per dire Hugo.
Era una cosa cui non aveva mai pensato e che dun tratto gli parve uneventualit terribile.
Aveva imparato a volere bene a quella bambina.
Sar cos anche per voi, vinattiere. Verr un uomo e la porter via.
Se Barcha reag alla notizia del fidanzamento oscillando tra preoccupazione e gioia, Regina
invece parve non accorgersi del cambiamento che stava avvenendo in Hugo. Il suo odio per i cristiani,
che aumentava di giorno in giorno, sembrava accecarla.
Ormai a noi ebree non permettono neanche pi di fare le levatrici o curare le cristiane! si
lament con Hugo. Venti frustate allebrea e venti giorni di prigione, ai ceppi e a pane e acqua per il
cristiano che le consulta. Con queste minacce chi mai si azzarder a violare le ordinanze?
Odiava i cristiani. Odiava quel marito che per Hugo era invisibile, Mos, sempre in giro a
curare malati, e odiava anche i figli di Mos. Regina non comprava pi aqua vitae da Hugo, non le
serviva pi. Si limitava a mandarlo a chiamare, e una serva si recava alla tenuta o lo aspettava
discretamente in un angolo davanti al palazzo di Roger Puig. Quando lui andava da lei, protestava,
strillava e imprecava. E da ultimo finivano ogni volta in quel giaciglio che sembrava sempre
disponibile per i loro incontri.
Come faceva Regina a non accorgersene?, si chiedeva Hugo. Se pensava a Eullia, si sentiva in
colpa perch la tradiva con Regina. Aveva anche tentato di opporsi, ma lei insisteva, pregava,
supplicava e si metteva addirittura a piangere. E allora finiva sempre per rispondere alle sue carezze,
alla sua sensualit: era quasi impossibile non farlo davanti a quel corpo seducente che gli si offriva con
una passione incontrollabile, soffocando il suo tormento con baci, graffi e morsi. Regina ansimava.
Ansimava disperatamente, come se volesse esplodere a ogni orgasmo.
E mentre Hugo lo faceva, mentre spingeva con forza per soddisfare lardore dellebrea,
ripensava al candore di Eullia.
Con il passare del tempo, Jofr e Valena si fidarono di Hugo, diventarono meno sospettosi e
controllarono meno gli incontri tra i due giovani. Hugo pens a quanto fossero diverse le donne che
aveva conosciuto nella sua vita. Il rapporto con Dola era stato caratterizzato da quella volubilit che
non aveva mai permesso a Hugo di capire quali fossero esattamente i desideri e i sentimenti della
ragazza. Maria gli si era buttata tra le braccia fin dal primo giorno. E Regina... pretendeva, incalzava,
premeva, lo eccitava, mordeva...
Diversa da tutte, Eullia fu per Hugo il ritorno a una giovent inesperta. Non osava toccarla,
aveva paura di spaventarla persino quando le prendeva una mano. Eullia trem la prima volta che
Hugo si azzard a sfiorargliela, a separarle le dita con delicatezza per intrecciarle alle sue.
Tent di evitare gli incontri con Regina, cercando scuse per non andare a trovarla. La
dimenticava appena pensava a Eullia, il mondo intero svaniva quando stava con lei. Ma alla fine
tornava sempre dallebrea. La serva di Regina insisteva e lo seguiva per strada continuando a
supplicarlo. E lui... lamava, s, ma non come Eullia e neanche come aveva amato Dola. Sapeva che
Dola, ovunque fosse, certo non nel paradiso dei cristiani, approvava la sua relazione con Eullia. Non
aveva mai pensato a costruire niente del genere con Regina, che secondo Dola era una persona cattiva,
mentre con la figlia di Jofr s, e in questo modo nella sua mente le due donne si confusero: Dola ed
Eullia. E non accadde nulla. Per questo cap di avere il permesso della prima. Pot realizzare le sue
fantasie con Eullia senza sentire che tradiva la memoria di Dola.
Una sera, rincasando, vide Barcha che giocava con Merc. La bambina gli corse incontro con le
braccia aperte. Mosso da un improvviso moto di tenerezza, lui la sollev: cominciava a pesare troppo.
Ordin alla schiava affrancata di coprirla, e lei lavvolse in una coperta e gliela pass. Hugo la strinse
al petto e pens a quanto era cresciuta da quando Regina laveva portata alla tenuta, appena nata. Scese
la scala e si addentr nella vigna, a tratti illuminata dalla luna, a tratti adombrata dalle nubi.
Cammin tra i tralci che gli sfioravano gambe e braccia, sentendo il respiro caldo della
bambina.
Queste terre sono tue, le sussurr in un attimo in cui la luna si scopr e illumin i filari
leggermente disordinati di viti che si stendevano davanti a loro.
Rimase l in silenzio. Pens a sua madre, come faceva spesso. E a Dola che, tra piante come
quelle, si era data a lui, firmando, probabilmente in quellistante, la propria condanna a morte. Sono
stata felice, gli aveva detto Dola, prima di essere consegnata al boia. Gli venne un nodo in gola.
Respir profondamente una, due, tre volte. La sua vita era cambiata. Aveva trovato unaltra donna da
amare e, s, aveva una figlia tra le braccia. Una bambina che non era sua, ma che amava come se fosse
sangue del suo sangue. Disse il suo nome ad alta voce, Merc Llor, e la strinse al petto finch non si
accorse che la piccina si era addormentata.
Nellaprile del 1399 Martino I fu incoronato, a Saragozza, re dAragona e conte di Barcellona.
Dieci giorni dopo, in occasione della festa di Sant Jordi, venne incoronata sua moglie Maria. Erano
passati tre anni dalla morte di re Giovanni e due da quando lerede al trono era tornato a Barcellona
dopo la guerra in Sicilia.
Fino a quellanno 1399 erano sopraggiunti sempre nuovi motivi che avevano impedito la
cerimonia dincoronazione di due sovrani che gi lo erano per diritto. Alcuni motivi erano stati anche
banali, come la necessit di recuperare le corone reali che erano impegnate a garanzia di crediti
concessi ai monarchi precedenti.
Tuttavia, gli impedimenti pi importanti erano state le tante imprese belliche che avevano
ritardato la cerimonia. Per esempio, nel 1397, poco dopo il rientro dalla Sicilia, la citt di Torreblanca,
nel regno di Valencia, era stata attaccata dai pirati berberi che avevano profanato la chiesa e rubato
lostensorio con il Santissimo Sacramento. La citt aveva armato due galee, e le corporazioni ne
avevano finanziate altre due, e lo stesso aveva fatto Barcellona, e tutte insieme erano salpate verso le
coste africane. Larmata era approdata sulla costa di Algeri, aveva assalito la localit di Tedelis, da
dove venivano i profanatori, e recuperato lostensorio e il corpo di Nostro Signore. Tra i nobili che
avevano combattuto per vendicare quel vergognoso affronto, cera anche il conte di Castellv de
Rosanes, dignit a cui re Martino aveva innalzato Roger Puig al suo ritorno dalla Sicilia.
La citt di Palermo non era stata definitivamente assoggettata fino al febbraio del 1397, e poi,
neanche un anno dopo, nel 1398, Antonio Ventimiglia, a capo di altri nobili, aveva provocato una
rivolta dellisola che aveva richiesto linvio di unaltra armata catalana partita da Barcellona. Nel
contempo, il conte di Foix aveva invaso di nuovo lAragona, pretendendo il castello di Tiermas. Il re in
persona, insieme al conte di Urgell, a Roger Puig e ad altri cavalieri aragonesi lo avevano affrontato e
sconfitto, costringendolo a tornare nelle sue terre. Come se non fossero bastate la rivolta in Sicilia e
linvasione del conte di Foix, nel 1398 re Martino aveva sollecitato al papa Benedetto 13esimo la bolla
necessaria per intraprendere una crociata contro i mori. Da Valencia era salpata unarmata composta da
navi valenzane e maiorchine che avevano saccheggiato le coste africane finch una tempesta non le
aveva costrette a tornare in porto. Dal canto suo, larmata siciliana, una volta repressa la rivolta di
Ventimiglia, invece di tornare a Barcellona era accorsa in aiuto di Luigi dAngi nella conquista di Napoli.
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Alla fine del 1398, il re Martino aveva armato diciotto galee perch soccorressero Benedetto
13esimo, aragonese e parente della moglie, che era stato assediato nel castello di Avignone dalle truppe
francesi quando i cardinali avignonesi avevano deciso di sottrarsi al governo del papa di Avignone,
originando un secondo scisma dopo quello gi avvenuto nella Chiesa dOccidente, ed erano stati seguiti
dai regni di Napoli, Castiglia e Navarra.
Le galee catalane non erano riuscite a liberare Benedetto 13esimo da quella situazione critica, dal
momento che non avevano potuto risalire il fiume Rodano per arrivare ad Avignone. Erano sbarcate
invece le truppe ed erano tornate in porto abbandonando il loro papa a un assedio che, nonostante
laiuto militare e gli sforzi diplomatici, si era protratto per pi di quattro anni, costringendo intanto il
sommo pontefice e la sua corte a sopravvivere mangiando i ratti che cacciavano nel palazzo: alla fine
Benedetto 13esimo aveva beffato tutti ed era fuggito travestito da monaco certosino.
Se i cittadini si erano rammaricati del fallito tentativo di soccorrere il papa aragonese diventato
soldato, non aveva fatto lo stesso Hugo, che si preoccupava ben poco del destino delle diciotto galee.
Lui aveva gi fatto un buon affare fornendo alla flotta il vino che avrebbe bevuto a bordo durante la
spedizione. Il vino spettava a marinai, soldati e persino alla marmaglia che remava tre mattine alla
settimana e tutti i giorni verso sera. Diciotto galee con i relativi equipaggi e centinaia di soldati
imbarcati significavano una grande quantit di cuarteras di vino, e tanti bei soldi che Hugo aveva
diviso con Jofr, che lo considerava gi come se fosse effettivamente suo genero.
Eullia crebbe insieme a Hugo nei due anni che dur il loro fidanzamento: ormai era diciottenne
e continuava a rifugiarsi nel suo silenzio e in un candore che lo commuoveva. Lui le faceva visita
spesso, di pi da quando era in affari con Jofr, ma si facevano anche vedere a messa, a Santa Maria
del Mar, passeggiavano sulla spiaggia o per la citt, sempre scortati dai genitori della ragazza, e si
divertivano alle tante feste che organizzava la citt.
Eullia, dal canto suo, aveva visitato le vigne di Hugo. Prima di portarcela, lui aveva dovuto
dirle di Merc, che a tre anni era ormai diventata una bimbetta vivace e viziata da un uomo che non
sapeva niente di come si crescono i figli e da una mora che aveva trovato in lei la sua unica ragione di
vita.
Un errore di giovent, aveva confessato Hugo, fingendo una contrizione enorme che aveva
addolcito il cuore di Eullia.  battezzata! aveva detto categorico davanti allo stupore che tradivano
Jofr e Valena. Eullia, invece, annuiva sorridente, e probabilmente stava gi giocando con quella
piccola sconosciuta.
Nessuno gli aveva chiesto altro dopo che Hugo ebbe giurato che la madre della creatura era
morta.
Avevano passeggiato per le vigne, al sole. Lo avevano fatto tenendosi per mano, senza Jofr,
trattenuto nella cantina della tenuta, ma con Barcha a fare da anfitrione. Hugo le aveva mostrato le viti.
Eullia capiva di vino, ma non di vigneti. Qualsiasi difficolt Hugo avesse potuto avere nel parlare con
una ragazza che rispondeva in modo conciso e arrossiva alla battuta pi innocente era sparita nel
momento in cui lui le aveva mostrato le viti. Avevano camminato, toccando le foglie e accarezzando i
grappoli; si erano chinati per toccare la terra, e Hugo le aveva spiegato tutto con passione, mentre lei,
interessata, aveva fatto qualche domanda. Era stato l che laveva baciata per la prima volta. Si erano
ritrovati vicini, tra due piante. Hugo aveva esitato. Eullia non aveva cercato di scappare e lui laveva
baciata. Giovent. Le labbra di Eullia gli avevano trasmesso freschezza. Dio! Era stato solo un
contatto leggero, veloce, uno sfioramento, eppure la sensazione di pienezza che gli aveva lasciato era
travolgente. Lei era arrossita e aveva abbassato anche lo sguardo, ma invece di trovare un Hugo che la
incoraggiasse ad alzare il volto, come faceva di solito, in quelloccasione aveva visto davanti a s un
uomo turbato che aveva balbettato qualcosa prima di chiederle di continuare la passeggiata.
Nel 1399 Hugo aveva ventiquattro anni, gliene mancava solo uno per poter accedere alla
professione di sensale di vini e Jofr era interessato a collaborare con lui. Per legge, i sensali dovevano
lavorare associandosi in coppie: in mancanza di una confraternita che li proteggesse, infatti, i soci si
sostituivano luno con laltro in caso di malattia, ed erano costretti a dividere i guadagni dei primi
quindici giorni di ogni assenza forzata. Alla professione di sensale di vini, che comprendeva anche chi
combinava matrimoni prendendo una commissione in funzione della dote della sposa, si accedeva per
designazione dei Consoli del Mare e il suo esercizio era controllato da due probiviri scelti il giorno
della festa di Santa Maria Maddalena tra quanti si erano distinti.
Hugo non si era chiesto se volesse o meno diventare un sensale di vini. Avrebbe fatto qualsiasi
cosa per restare al fianco di Eullia. La vita gli sorrideva, sorrideva proprio a lui, uno sbarbatello
cencioso, come laveva definito molto tempo prima lammiraglio dellArmada, mentre Roger Puig e
tutto il loro seguito ascoltavano e annuivano.
Eullia lo ricambiava. Cerano voluti tanti baci e molte dichiarazioni damore per indurla ad
ammetterlo. Ma alla fine cera riuscito, e quel giorno la giovane, libera da intralci, dopo essersi
dichiarata, lo aveva interrogato con lo sguardo, pretendendo un impegno e una dedizione che nessuno
gli aveva chiesto mai.
Hugo laveva baciata, forse con una certa irruenza, prima che i suoi occhi tradissero lesistenza
di Regina.
Era riuscito a ridurre le visite allebrea, che per continuava a cercarlo. Vincendo la riluttanza a
mescolarsi ai cristiani, Regina in unoccasione era persino andata alla tenuta di Hugo, dopo che per
oltre un mese lo aveva mandato a chiamare attraverso la solita serva e lui aveva ignorato le sue
richieste. Per convincerla a tornare a casa, Hugo aveva dovuto prometterle che si sarebbe recato da lei
quella sera stessa.
Quanto al resto, la vigna rendeva bene. Il vino era buono e quello di Vilatorta addirittura
eccellente, al punto che il re in persona mandava il suo cantiniere a comprare il vino invecchiato che
Hugo riusciva a conservare per quattro anni nei tini senza che diventasse aceto o si guastasse. La
curiosit laveva spinto a conservare alcune botti del chiaretto rinforzato con laqua vitae. In quel modo
era riuscito a trasformare una bevanda cattiva, sgradevole, in un vino forte, come piaceva alla gente.
Hugo si chiedeva quali altri benefici o danni avrebbe potuto produrre laqua vitae mescolata a un vino,
ed era arrivato alla conclusione che un altro beneficio era relativo alla conservazione. Quei chiaretti
privi di corposit, deboli di aroma, leggeri in bocca come lacqua, andavano bevuti giovani, lanno
stesso della raccolta; non resistevano nelle botti o nei tini e inacidivano non appena smettevano di
fermentare. Mahir glielo aveva spiegato e lui lo aveva verificato di persona; anche Jofr e altri
intenditori glielavevano confermato. Il chiaretto mescolato allaqua vitae, invece, si era conservato
nella botte. Lo spirito del vino! La quintessenza! Aveva dunque aggiunto dellaqua vitae al vino di
Vilatorta, in unesigua quantit, quella strettamente necessaria perch quel vino magnifico non
inacidisse e non perdesse le sue caratteristiche.
Il vino, il suo salario come cantiniere e gli affari con il futuro suocero... Hugo aveva denaro a
sufficienza. Era riuscito a comprare due schiavi da mettere a lavorare nelle vigne. Aveva discusso con
Barcha, che pretendeva di controllarli e dirigerli, ma alla fine aveva deciso di affrancarli.
Ho fatto la stessa cosa con te! aveva gridato alla mora.
Lavete fatto anche con il bulgaro, e guardate come vi ha ripagato!
No, non sar uguale, aveva replicato lui. Io gli pagher il riscatto a condizione che, per
saldare il debito, lavorino per me ogni volta che reclamer la loro presenza alle vigne. Saranno costretti
a venire per un periodo di otto anni. Raimundo mi ha suggerito di fissare questo termine per non
rimetterci soldi e perch loro finiscano di ripagare esattamente quello che mi sono costati.
Barcha aveva annuito. Conosceva molti schiavi ai quali era stata imposta quella condizione per
il tempo che impiegavano a ricomprarsi a rate la libert. Nel frattempo, si trovavano in acta de libertad,
cio in una situazione speciale, in attesa di ottenere definitivamente la libert, ma se non rispettavano i
loro obblighi, tornavano a essere schiavi e perdevano tutto il denaro pagato fino ad allora.
Quella condizione, che dipendeva dalla volont del proprietario, dal momento che nella
maggior parte dei casi spettava allo schiavo trovarsi un lavoro con cui ripagarsi la libert, era andata
aggiungendosi ad altre che, data la loro frequenza, erano riportate in termini generali nelle lettere di
affrancamento: non ubriacarsi, non commettere delitti, non sfruttare la prostituzione, non giocare
dazzardo, non prendere parte a risse e non sposarsi per non aumentare le spese di mantenimento. Poi
ce nerano altre stabilite dal proprietario: che lo schiavo si presentasse a casa sua una volta alla
settimana, ogni tre giorni o quotidianamente; che non abbandonasse Barcellona o che non si
allontanasse oltre una certa distanza, e che avesse lobbligo di presentare garanti in grado di pagare il
riscatto in caso di fuga.
Hugo aveva liberato i due schiavi. Li aveva comprati da Romeu, che per ordine di Rocafort li
vendeva a buon mercato dopo il fallimento dellaffare con Roger Puig. Due giovani saraceni, uno nero
e uno mezzosangue come Barcha, che erano gi da qualche tempo in Catalogna e avevano abbracciato
la fede cattolica.
Guardati da Mateo, il guercio che lavora per Roger Puig, lo aveva avvisato Maria, in una
delle occasioni in cui Hugo era andato a trattare lacquisto degli schiavi. Si  presentato qui per fare
domande su di te.
Perch? Che ragioni pu mai avere per venire qui?
Sa dello schiavo bulgaro che ti ha derubato e della denuncia che hai presentato al
governatore.
Hugo aveva sbuffato. Cosa gli avete detto?
Romeu non gli ha detto niente, gli ha spiegato che non se lo ricordava neppure quel bulgaro.
Dopo che hanno assalito la sua nave, Rocafort non ha pi avuto contatti con Roger Puig. Lavventura
con quellarrogante gli  costata parecchio,  quasi caduto in rovina. Roger Puig non ha mantenuto il
suo impegno e il guercio  solo un figlio di puttana. Romeu era ben felice di mentirgli, perci ha negato
di sapere qualsiasi cosa sul tuo conto.
Mateo gli ha creduto?
Che importa!
Importa eccome, era stato tentato di rispondere Hugo. E se si fosse ripresentato alla tenuta come
il giorno in cui aveva preteso che lui facesse il cantiniere a casa di Roger Puig? Avrebbe avvertito
Barcha. Aveva passato mentalmente in rassegna il suo podere. Cera solo un elemento di cui il guercio
avrebbe potuto diffidare se avesse ispezionato le sue terre: lalambicco. Lattrezzatura con i due grandi
recipienti a forma tondeggiante era lunico elemento sospetto. Anche se stentava a credere che quel
bastardo fosse solo in grado di immaginare che Hugo aveva mescolato il chiaretto con laqua vitae.
Ho un favore da chiederti, aveva detto a Maria che lo guardava con unombra di nostalgia.
Vorrei...
Lei si era aggiustata i capelli e lisciata il vestito.
Non ci credo, aveva pensato Hugo. Maria, devo nascondere un alambicco e lunico posto che
mi viene in mente...
La donna aveva fatto per avvicinarsi. Giocherellava nervosa con le mani davanti al grembiule.
Poi le aveva portate dietro la schiena prima di fare un altro passo avanti.
Hugo laveva fermata. Sto per sposarmi, le aveva annunciato.
Maria si era bloccata di colpo. Il labbro inferiore le tremava.
Non posso, Maria... aveva ribadito Hugo.
Non lo sapr nessuno. Quando ti andava di possedermi, non ti fermava il fatto che fossi io a
non potere, che fossi una donna sposata.
Hugo aveva fatto un respiro profondo. Aveva ragione. Maria aveva approfittato di quellattimo
dindecisione per abbracciarlo.
Unultima volta. Ti prego... gli aveva sussurrato allorecchio, baciandolo sul collo. Lo vedi
che ti va?! aveva poi esclamato sentendo che Hugo si eccitava.
No! aveva gridato lui allontanandosi da lei con una violenza di cui si era subito pentito. Mi
spiace... quello che dici  vero. Ma non posso, Maria. Non devo. Mi spiace, aveva ripetuto prima di
voltarsi e andarsene dalle terre di Rocafort.
Porta pure quellalambicco, aveva ceduto la donna alle sue spalle.
Hugo si era fermato e le aveva sorriso.
Cos ti rivedr... Gli aveva restituito un sorriso forzato, aggiungendo: E magari la prossima
volta avrai cambiato idea.
Nello stesso periodo in cui le galee che dovevano difendere papa Benedetto 13esimo partivano alla
volta di Avignone, dopo aver concluso laccordo per la fornitura di vino allarmata, Hugo pattuiva il
fidanzamento con Eullia. Si sarebbero sposati di l a tre mesi, prima in casa dei genitori di lei, con una
festa durante la quale gli sposi avrebbero pronunciato definitivamente le promesse anticipate in
occasione del fidanzamento. In seguito, avrebbero celebrato una cerimonia pubblica in chiesa, in cui
avrebbero confermato il matrimonio nella casa di Dio e al cospetto dellautorit ecclesiastica, perch
nessuno potesse dire che il loro era un legame clandestino. Avevano gi fissato limpegno a Santa
Maria del Mar. Hugo ed Eullia lo avevano proposto al vicario Pau Vilana, che aveva accolto la notizia
delle nozze del giovane come il ritorno del figliol prodigo.
La cerimonia pubblica in chiesa era stata una conquista della borghesia barcellonese, che per
anni si era vista rapire e ingannare le figlie vergini con matrimoni clandestini che poi per la Chiesa
convalidava solo a patto che i due fidanzati avessero pronunciato le loro promesse in presenza di due
testimoni e avessero consumato lunione soltanto dopo. E poich era difficile che si verificasse
questultima condizione, alla fine i borghesi si ritrovavano con figlie mal sposate a ciarlatani o
imbroglioni privi di mezzi, o deflorate e poi abbandonate alla loro sorte. Per questa ragione Barcellona,
prevedendo pene severe, non accettava i matrimoni clandestini e pretendeva che le nozze venissero
celebrate pubblicamente, in facie ecclesiae.
In occasione del fidanzamento, Jofr e Valena dotarono la figlia Eullia di letto, lenzuola e
corredo, oltre a seimila soldi, una somma considerevole che avrebbe permesso agli sposi di acquistare
una casa a Barcellona. Per i futuri suoceri di Hugo la cosa era decisa, anche se lui non aveva potuto
esprimersi al riguardo: la coppia doveva vivere in citt, non in una tenuta fuori dalle mura, nelle vigne.
Come contropartita alla dote di seimila soldi, Hugo doveva portare lescreix, una somma che a
Barcellona corrispondeva a met della dote della promessa sposa, nel suo caso poco pi di tremila
soldi, che per lui non aveva.
Per hai le terre, aveva fatto notare Jofr il giorno che avevano affrontato la questione. Non
preoccuparti. Noi dobbiamo provvedere alla dote al momento del matrimonio, ma tu lescreix non devi
versarlo. Considereremo comunque che hai dato la tua parte quando il legame sar ufficiale.
Hugo perdette il filo nellascoltare il notaio che leggeva i capitoli matrimoniali, dopo essersi
espresso riguardo allescreix: ... Che come tutti sanno lo sposo pagher a ragione della verginit della
donna che oggi simpegna a sposare, aveva chiarito luomo, calvo, minuto e pacato.
Nella stanza, alla presenza di notaio e ufficiali, oltre a Jofr e Valena, Eullia e Hugo, vi fu un
attimo di silenzio mentre lometto prendeva fiato per proseguire. Lo fece in modo teatrale, con un
sospiro rivolto a Eullia che arross e abbass gli occhi. Pago per la sua verginit!, pens Hugo. Non
ascolt altro. Cerc con lo sguardo Eullia finch questa, con le gote ancora infuocate, non gli fece un
sorrisetto nervoso. Un lieve brivido gli corse per tutto il corpo al pensiero del contatto di quella pelle
giovane, pulita, morbida... vergine.
Limpegno matrimoniale comportava anche una nuova tappa nella vita di Hugo. Avrebbe
chiuso la storia con Roger Puig e anche quella con Regina, si disse, anche se la sola che dipendeva da
lui era la seconda. Riguardo alla prima, a volte si consolava pensando che, sebbene non avesse avuto la
vendetta che voleva, almeno era riuscito a umiliarlo sul fronte commerciale, contribuendo a
danneggiarlo nel saccheggio della nave in societ con Rocafort, e gli aveva sottratto soldi grazie alla
vendita del chiaretto con aqua vitae raggirandolo un po riguardo alla qualit e ai prezzi dei vini che
comprava per lui. Nonostante tutto, era consapevole di non aver ottenuto la vendetta tanto agognata nei
confronti del conte di Castellv de Rosanes. Nei quasi tre anni in cui aveva lavorato come suo
cantiniere, solo raramente il conte era passato dal palazzo di via de Marquet, e ancor pi raramente vi si
era fermato a lungo. Aveva preso parte a tutte le guerre e le incursioni intraprese da re Martino:
lassalto a Tedelis, la presa di Palermo, la nuova invasione della Catalogna da parte del conte di Foix...
e ogni volta si era distinto come capitano delle truppe catalane. E quando non era in guerra, andava a
caccia nelle vaste tenute del conte di Urgell, con cui si era affratellato dopo tante battaglie, o
semplicemente godeva dei suoi possedimenti a Castellv de Rosanes.
La perdita della nave e degli investimenti per laffare che Roger Puig intendeva realizzare in
Sicilia non ebbe poi gli effetti che le grida del conte al momento della notizia avevano potuto fare
immaginare. Dalla rovina che avrebbe dovuto affrontare dopo il saccheggio di Bernat, Roger Puig si
riprese subito arricchendosi quando il re lo nomin conte, e anche dopo, perch Martino continu a
premiarlo per il valore e la fedelt nelle azioni militari con onorificenze e denaro.
No. Non solo Hugo non aveva avuto la vendetta che si era riproposto quando aveva accettato
lincarico di cantiniere del nobile, ma aveva alimentato il suo odio di giorno in giorno, vivendo nel
palazzo di via de Marquet. La superbia di Roger Puig era cresciuta di pari passo al favore reale. Le
grida e i castighi erano aumentati, con schiavi bastonati e servi imprigionati per ogni minimo errore.
Caterina aveva dato alla luce il bastardo del conte, che probabilmente non sarebbe stato lunico. A
volte, dalla loggia, lei lo salutava con un sorriso, bella come sempre. E comunque, neanche Hugo
sfugg ai capricci di quelluomo presuntuoso.
Credi forse che io sia uno stupido? url il conte al suo cantiniere che stava in piedi vicino al
lungo tavolo al quale il nobile pranzava insieme ad alcuni amici, tutti nobili o probiviri barcellonesi, le
mogli e i familiari che vivevano a palazzo. Questo vino  nauseante, aggiunse, lanciando contro
Hugo vino e coppa. Questultima lo colp allavambraccio e gli bagn la pettorina.
No...
Perch esiti? gli grid impedendogli di spiegarsi.
Qualcuno a tavola sghignazz e altri lo seguirono. Hugo vide il guercio in un angolo della sala
da pranzo. Sorrideva, senza preoccuparsi di nasconderlo.
Vostra signoria,  lo stesso vino... tent nuovamente di giustificarsi Hugo.
 lo stesso vino che bevono gli schiavi! E stavolta gli tir una brocca di ceramica che Hugo
schiv e che cadde a terra andando in mille pezzi. Anche due donne lanciarono addosso a Hugo le loro
coppe. Nessuna and a segno, pur bagnando diversi commensali che, per, la presero sul ridere: erano
per lo pi ubriachi, uomini e donne. Torna in cantina e portaci del vino buono, o ti far frustare,
pretese il conte.
Hugo non dubit che avrebbe attuato la sua minaccia e si gir per scendere in cantina. In quel
momento sent che qualcuno trascinava rumorosamente una sedia, e si volt. Il conte si stava alzando.
Hugo si mise a correre per evitare di prendere un calcio nel didietro. Si levarono grida e voci, ancor di
pi quando Roger Puig cadde a terra goffamente.
Subito dopo, il maestro di palazzo e un paio di servi si presentarono in cantina.
Tenete. Hugo diede loro una piccola botte perch servissero il vino nuovo.
Questo gli piacer? si preoccup Esteve.
Digli che  il migliore della cantina.
E perch quello di prima non lo era?
Chi lha detto?
Allora questo...? si stup il vecchio maestro di palazzo.
 il migliore.
E come glielo spiego?
 compito tuo.
Il cantiniere sei tu!
Certo, ma sei stato tu a indicarmi il vino da servire, ment Hugo, minacciandolo. Vuoi che
salga e glielo dica?
Hugo se ne and dal palazzo quando tutti i servi uscivano dalla cantina. Il giorno dopo, seppe
che quel secondo vino era piaciuto al conte e ai suoi invitati, che avevano lodato il loro anfitrione e
accolto con applausi la magnifica qualit della preziosa bevanda. Era lo stesso del primo giro, povero
idiota!, avrebbe voluto sbattergli in faccia Hugo.
Roger Puig spar di nuovo, stavolta si rec a Valencia come emissario del re, e Hugo vide
sfumare la possibilit di vendicarsi del nobile prima di sposare Eullia, anche se ormai si chiedeva
spesso in cosa potesse consistere la vendetta che tanto invocava. A essere sincero, non si era mai
immaginato di ammazzarlo. Non si sognava neanche di rendergli la pariglia delle botte che quel
maledetto bastardo gli aveva fatto dare da bambino, fantasticava piuttosto di disonorarlo, di vederlo
umiliato: in sella con le gambe legate a un asino per essere punito pubblicamente per le strade di
Barcellona, mentre la gente gli sputava addosso, lo prendeva a sassate e lo insultava. Figlio di buona
donna! Mentre aspettava quel momento, per, Hugo malediceva il fatto di doverlo servire. Era in
trappola, e solo un suo eventuale licenziamento  dalle conseguenze imprevedibili  avrebbe potuto
cambiare la situazione.
In ogni caso, per lui era pi urgente mettere fine alla relazione con Regina. Negli ultimi tempi,
lebrea usciva di casa solo per andare a cercarlo. Lo trovava, lo seguiva, e pretendeva che lui
lascoltasse ovunque fossero, senza discrezione, senza decenza. A volte Hugo riusciva a trovare una
scusa: Ho da fare, Regina, non lo capisci? No, non lo capiva. E piangeva, o strillava, generalmente
accompagnata da una serva che interveniva a sua volta. Nonostante lassillo, Hugo era riuscito a ridurre
al massimo le sue visite, ma a volte neppure la serva poteva convincere la sua signora e Hugo cedeva
per evitare che questa si presentasse alle autorit o, ipotesi ben peggiore, che parlasse con un religioso
che lo avrebbe denunciato allInquisizione per quella sua intimit con unebrea.
Quando poi la raggiungeva a casa, era sempre la stessa solfa: critiche, rancori, i cristiani che
non la lasciavano vivere, e il marito, e i suoi figli... Con il passare dei giorni lirruenza del suo delirio
era cresciuta. Poi finivano immancabilmente a formicare. Mos sembrava non essere mai in casa. O
forse cera, arriv a sospettare Hugo, ma quella relazione adultera lo lasciava indifferente. Era
impossibile che non sapesse della moglie. E, se era in casa, nascosto in qualche angolo, non poteva non
sentire i gemiti e le urla che lei lanciava quando raggiungeva il piacere, e le suppliche che rivolgeva a
Hugo perch restasse con lei.
Tu non ti sposi!
Aveva immaginato la reazione di Regina e dunque aveva atteso che mancasse solo un mese alle
nozze prima di comunicarglielo. A volte aveva persino ipotizzato di non dirglielo neppure, di sposarsi e
sparire dalla sua vita, ma poi aveva preferito non rischiare la reazione di una donna rifiutata e
squilibrata, come pareva essere di recente Regina. Hugo si sforz di mantenere la calma mentre le
parlava. Si dilung, a tratti anche fiducioso, le spieg chi era e comera Eullia, cosa avevano in mente
di fare da sposati... Regina lo ascolt, imperturbabile, senza muoversi n dire una parola... salvo il lieve
fremito delle narici.
Lebrea si rifiut di accettarlo, ma Hugo laveva previsto e aveva pensato a cosa dire.
Anche tu sei sposata. Se mi sposo io, che problema c?
Regina scoppi a ridere. Io sono sposata con un uomo che  invecchiato prematuramente.
Sono i peggiori, sai? Quelli che diventano vecchi per libera scelta e si trascurano fino a ritrovarsi
decrepiti, inutili e impotenti. Tu sposerai, parole tue, una ragazza giovane e bella e... mi lascerai.
Non lo far, ment lui. Perch dovrei? Potremmo continuare...
Non lo faresti.
Perch dubiti di me? Ti ho mai deluso?
Sono due anni che mi deludi, Hugo. Eri qui, ma la tua testa era sempre con lei, altrove.
Hugo cap che le sue argomentazioni crollavano. Se ti ho deluso tanto, perch ti ostini a non
lasciarmi? replic comunque.
Sei tutto quello che ho.
Non  vero. Hai...
Non seppe come finire la frase. La guard dallalto in basso. Aveva la sua stessa et,
ventiquattro anni, anche se si manteneva giovane. Non usciva di casa e non lavorava, dal momento che
neppure le poche donne ebree che restavano a Barcellona richiedevano pi i suoi servigi. Eppure,
invece di appassire, sembrava che lodio e il rancore le tendessero perennemente i muscoli,
mantenendola forte ed energica.
Lo vedi? Non sai pi cosa dire. Tu sei la mia vita, e lo sai.
Non puoi farci niente. Hugo si rese conto dellerrore prima ancora di aver finito la frase. Si
era ripromesso molte volte di non usare quel ragionamento. Doveva controllarsi, non arrabbiarsi, non
darle loccasione di...
S che posso. O credi forse che alla tua fidanzata piacerebbe sapere che il suo futuro marito ha
da anni una relazione con unebrea?
Saresti capace di dirglielo? chiese lui, sorpreso e furioso.
Hugo, non capisci. Se tu mi lasci, niente avrebbe pi senso: sarei una morta vivente. Non sarei
io a dirglielo, sarebbe il mio demone.
Accidenti! Anche voi ebrei avete i demoni? scoppi lui, sarcastico.
E parecchi, rispose Regina con lo stesso tono. Uno di loro potrebbe anche avvicinare Roger
Puig e raccontargli della lettera che hai mandato a Bernat Estanyol. Cosa credi che farebbe il nobile? Ti
ucciderebbe, ne sono sicura.
Tu sei pazza!
S, ammise Regina. Ricordi quanti marinai sono morti nellarrembaggio? Un centinaio? Ti
giustizierebbero nel modo pi crudele che si possa immaginare.
Hugo sent che gli tremavano le gambe e fu costretto ad appoggiarsi al muro. I morti lo
perseguitavano. Non lo aveva ancora perdonato la Madonna del Mare?
Lesecuzione del Cane Rognoso sembrerebbe clemente al confronto di quella che la citt
infliggerebbe a te, prosegu lei. Tutta la citt, mi sono spiegata?
Hugo aspett di riprendersi dallimprovviso mancamento. Eri coinvolta anche tu, riusc ad
articolare mentre Regina, davanti a lui, lo provocava con lo sguardo, le narici frementi. Sarebbe il tuo
suicidio.
Non lo capisci che io tanto sarei gi morta?
Perch...? Perch mi fai questo? Cosa ci guadagni?
Te. Ci guadagno te. Tu sei mio. Non appena quella ragazza sar sparita dalla tua mente, non
appena ti sarai convinto che ti conviene e avrai dimenticato tutte queste fantasie da ragazzino
innamorato, ti riaccenderai per me e sarai mio, invece di restare distante... Tornerai da me, e ritrovarti
sar meraviglioso...
Noi non abbiamo nessun futuro. Un cristiano e unebrea che oltretutto  sposata... Alla fine la
cosa diventer pubblica e dannegger entrambi. Tuo marito...
Mos  un cornuto che tace e acconsente. Sa di esserlo, ma non sarebbe in grado di soddisfare
neanche una vergine! grid con tutte le sue forze, sperando indubbiamente che lui, se era in casa, la
sentisse. Lasciamo perdere Mos, lui non  un ostacolo, concluse.
La gente... inizi Hugo, e tacque di colpo. Lasciamo perdere, hai detto? Cosa intendevi?
Che Mos non cintralcer.
Io non ti capisco, Regina.
Hugo... Lei gli si avvicin, improvvisamente sdolcinata. Hugo indietreggi. Non ti sto
offrendo di continuare a vivere una relazione segreta. Lo raggiunse e gli prese le mani. Ti sto
proponendo di condividere la nostra vita.
Ma...
Taci! Sono decisa ad abiurare la mia fede e ad abbracciare la tua. Regina dovette notare il
sudore freddo che bagn le mani di Hugo, ma prosegu ugualmente. Quando lo far, il mio
matrimonio con Mos verr annullato, e io e te saremo liberi di sposarci ed essere felici insieme. Io
potr di nuovo fare la levatrice. Mi manca solo un anno e poi il re potr nominarmi dottore. Ho
continuato a studiare, sai? Molto. Non ho altro da fare in questa casa e la biblioteca di Mos  ben
fornita di libri...
La voce di Regina si perdeva in un mormorio confuso prima di arrivare alle orecchie di Hugo, e
lo stesso accadeva con la sua immagine, che si sfocava sempre pi. Parlava di conversione? Di
matrimonio? Lui non voleva sposare Regina!
 una persona cattiva. Lavvertimento di Dola gli risuon nella testa rimpiazzando qualsiasi
altro rumore. Hugo torn alla realt e a un discorso di cui aveva perso qualche pezzo.
... E se non avremo figli...
Tu, cristiana? la interruppe allontanandole le mani.
S. Ci ho pensato parecchio. Che differenza fa? Quello che mi preme  liberarmi da mio marito
e dai suoi figli. Questo mi permetter di tornare al mio lavoro e soprattutto di stare con te,
pubblicamente, senza segreti. In fin dei conti, la tua religione non  che una setta composta da
assassini, stupratori, e vescovi e sacerdoti lussuriosi che schiavizzano e intimidiscono le persone.
Hugo sospir.
Perch questo sospiro?
Io non...
Hugo, io non ti chiedo niente, lo interruppe Regina bruscamente. Rinnegher la mia fede di
mia spontanea volont per stare con te. Se sono disposta a farlo, a proclamarmi cristiana come i miei
nemici, come gli uomini che hanno violentato me e ucciso la mia famiglia e i miei amici, tu non puoi
permetterti di esitare. Non hai scelta, lo capisci? Lebrea rimase per qualche istante in silenzio, come
se volesse dare a Hugo il tempo di assimilare la sua ultima affermazione. O stai con me... o muori.
Potrei essere io a ucciderti, di qui a un attimo.
Regina si lasci sfuggire una risatina. Non lo faresti. Ti conosco. Non sei capace di fare del
male a nessuno.
Hugo cerc di controllare il tremito che lo scuoteva. Pi lui si mostrava furioso, pi lei
sembrava tranquilla, come se fosse proprio quella la sua intenzione: mostrarsi controllata, fredda.
Se lo facessi, se tu mi uccidessi, cosa ne sarebbe di Merc? Finiresti in prigione e ti
impiccherebbero per omicidio, ti accuserebbero persino di eresia per essere stato con me. E, a quel
punto, chi si prenderebbe cura della bambina? La mora? gli lasci il tempo di riflettere prima di
proseguire. Con me sarai felice, Hugo, molto pi che con quella ragazzetta sciocca, non dubitarne.
Dammi retta. Hai solo due possibilit: me o il conte di Castellv de Rosanes, la giustizia di Barcellona e
la disgrazia e linfamia per tua figlia. Nella tua vita non c posto per quella ragazza di cui mi hai
parlato. Non esiste, non conta. Scegli: o me, o la morte.
Si alzava allalba e tornava solo quando ormai era buio. Era febbraio, tempo di potare le viti.
Era un lavoro da fare dallinizio dellinverno fino a marzo. Conveniva spuntare subito le viti situate in
campi assolati e caldi, mentre quelle piantate in terreni freddi potevano aspettare fino allinizio della
primavera; quanto a quelle che crescevano in zone temperate  comera il caso del vinyet di Barcellona
e anche, ovviamente, della tenuta di Hugo  il momento della potatura era a discrezione. Mahir aveva
spiegato a Hugo, e lui lo sapeva gi per esperienza, che se le viti si potavano nel primo inverno davano
meno frutto e pi legno di quelle potate in febbraio o marzo.
Durante i primi giorni, Hugo richiese il lavoro dei due nuovi schiavi, Joan, il nero, e Nicolau, il
mezzosangue. Il primo si rivel mancino e cominci a potare al contrario il filare che Hugo gli
indicava, ragione per cui lo rimand a casa. Laltro, per quanto Hugo gli spiegasse e rispiegasse come
fare, si dimostr incapace di tranciare i sarmenti con un colpo netto e ben assestato. Lo scricchiolio
della legna che si scheggiava lo faceva stare male, come se fosse lui a incassare quei colpi; e poi Hugo
non aveva la pazienza che Mahir aveva dimostrato con lui, e dunque si liber anche di Nicolau e
affront il lavoro da solo, pianta dopo pianta.
Prima di potarne una, bisognava girarle intorno e osservarla da tutte le angolazioni, poi
bisognava tastare i tralci, perch non andavano tagliati tutti nello stesso modo. Era intento a fare questo
lavoro quando gli apparve di nuovo il viso di Eullia, bench cercasse di non pensare a lei. E neanche a
Regina, le cui parole gli riecheggiavano nella mente. Si concentr sulla potatura. Non voleva pensare a
nessuno.
Barcha gli portava i pasti, e fu lei che, dopo la prima settimana, gli port anche le notizie. Jofr
si era presentato alla tenuta, preoccupato. La mora gli aveva detto che non sapeva niente del padrone,
che di salute stava bene, s, e rincasava per dormire. Aveva promesso che gli avrebbe riferito il
messaggio. Hugo si limit a prendere la scodella con il cibo, si sedette per terra e consum il suo
bollito.
Padrone... inizi Barcha.
Lui cerc di liquidarla: Smettila! disse brusco e secco, ma lei torn alla carica. Mi hai
sentito? la interruppe di nuovo Hugo.
S, ma  Merc che vuole venire alla vigna, si mise a strillare la donna. Sa che siete qui.
Se glielo lasci fare, non la vedrai mai pi.
Si concentr di nuovo sul lavoro, indifferente a tutto e a tutti. Ricord gli insegnamenti di Mahir
mentre girava attorno a ogni nuova pianta; la scrutava, la toccava e tirava i tralci. La cosa importante 
che crescano partendo da un tronco forte, vigoroso, capace di sopportare almeno il peso di quattro rami
disposti a croce, meglio se cinque, gli aveva spiegato lebreo.
Piovve. Barcha gli port un mantello. Qualche giorno dopo, la mora non pot impedire a Jofr
di entrare nella vigna in cerca di colui che doveva diventare suo genero.
Cosa ti succede? gli chiese.
Hugo non rispose, non sapeva cosa dire. Continu a potare, cercando di restare indifferente alle
domande del sensale.
Perch ci stai facendo questo?
Non sapeva come potare quella pianta. Le domande di Jofr e lo sguardo di Barcha alle sue
spalle lo distraevano. Il padre di Eullia cerc di ottenere la sua attenzione e lo prese per una manica,
ma Hugo si liber con pi rabbia di quanto non volesse, dal momento che quelluomo non gli aveva
mai fatto niente di male, si era sempre comportato bene con lui e... Adesso, per, doveva potare quella
vite!
Jofr torn ancora un paio di volte. Hugo non gli rivolse mai la parola. Quella successiva si fece
accompagnare da Eullia, che pianse cos sconsolata che Hugo, turbato, le diede le spalle, dimentic la
potatura e fugg di gran lena zigzagando tra le viti. Pens di prendere Merc, la sua bambina, e fuggire.
Cos si sarebbe liberato di Regina.... ma anche di Eullia. Non poteva! Tutto quello a cui teneva erano
quelle viti: erano loro la sua vita e il futuro di Merc.
Poi fu la volta del vicario Pau Vilana, che and a chiedergli spiegazioni anche perch il parroco
della chiesa della Santissima Trinit, il tempio che gli ebrei avevano costruito dopo lassalto al ghetto e
la loro conversione forzata, si era rivolto a quello di Santa Maria del Mar per comunicargli che
unebrea di nome Regina voleva abbracciare la fede cristiana, annullare il suo matrimonio con un
medico ebreo e sposarsi con un certo Hugo Llor, parrocchiano di Santa Maria.
Cosa significa, Hugo? Intendi lasciare Eullia e sposare una conversa? E le tue promesse? Le
tue nozze? Io sono il tuo confessore e non mi hai mai parlato di questa ebrea, gli ricord. Come la
conosci?
Avrebbe evitato di rispondere, ma quello era il vicario di Santa Maria, cui apparteneva una delle
vigne dove lui lavorava.
Non siete stato voi a dirmi un giorno che una conversione era il regalo migliore per Nostro
Signore? Non mi avete forse ribadito che dovevo farlo, a qualsiasi costo? Di cosa vi stupite ora, padre?
Eccovi la vostra conversione, pagata con la mia felicit.
Mahir gli aveva detto che la vite era una pianta obbediente, che un bravo potatore poteva
ricavare da lei quello che ottiene il vasaio dallargilla: modellarla a suo piacimento. Ora ne aveva la
conferma. Le piante giovani della vigna di Santa Maria che aveva piantato quattro anni prima
crescevano forti e robuste.
Hugo le guard e poi affront il sacerdote.
Non posso credere che tu voglia far soffrire quella ragazza, lo rimprover questi.
Non  ci che vuole la Chiesa? Lebrea si converte per sposarsi con me. Se non la sposo, non
si converte. Non mi date lassoluzione, padre?
Lavorava nella vigna da quasi tre settimane e in quel periodo, a tratti, aveva provato a
convincersi che la minaccia di Regina fosse stata solo un goffo abbaglio. Ma non era cos. Era concreta,
e Regina manteneva le sue promesse: non lo avrebbe lasciato andare.
 una persona cattiva.  una persona cattiva.  una persona cattiva. Il giudizio di Dola gli
martellava la testa. Se Regina lavesse denunciato, quasi sicuramente lavrebbero impiccato come il pi
perverso dei criminali. Che fine avrebbe fatto allora Merc? Al solo pensiero che la piccina venisse
tacciata di essere figlia di un infame traditore, gli si stringeva lo stomaco e gli veniva un groppo in
gola. Da quando Regina laveva minacciato, non poteva scacciare limmagine di Merc abbandonata,
mentre tutta Barcellona la insultava e le sputava addosso per strada. Non lavrebbe mai permesso, si
disse. Non poteva. Avrebbe lasciato Eullia, perch non aveva altra scelta, e si sarebbe rifugiato l,
nelle vigne, nella sua tenuta, nelle sue terre. Poi avrebbe aspettato di vedere cosa succedeva con
Regina. Magari non sarebbe stato necessario sposarla...
Jofr torn. Lo chiam eretico, lo insult da lontano e lo prese a sassate.
Qualche giorno dopo, si present alla vigna con un paio di messi al fianco, il notaio davanti al
quale avevano firmato limpegno di matrimonio, lo stesso ometto calvo e minuto, che per stavolta
aveva perso molta della sua flemma.
Voleva sapere se era ancora intenzionato a contrarre matrimonio con la giovane Eullia Despl,
figlia di Jofr... Hugo lo interruppe e rispose di no. Non ne aveva nessuna intenzione. Rompeva il
fidanzamento, dunque?
S.
Passarono le giornate di lavoro e, quando Hugo ormai aveva dato per terminata la potatura, si
present lufficiale giudiziario del governatore, in compagnia di uno scrivano e due soldati.
Hugo Llor?
Sono io.
Lufficiale gli consegn un documento. Vi notifico listituzione di un processo davanti al
tribunale del governatore. Eullia Despl reclama da voi il vigneto di propriet della chiesa di Santa
Maria del Mar di Barcellona, cos come quello di propriet di Francesc Riera, converso, che prima si
chiamava Jacob...
Cosa?
Avete cinque giorni di tempo per presentarvi davanti alla corte.
Ma cosa dite?
Che perderete le terre, spieg rudemente lufficiale.
Io non...
Avete firmato una penale quando avete sottoscritto il vostro impegno matrimoniale. E chi
rompe il fidanzamento deve pagare a favore di quello che  disposto a sposarsi.  molto semplice.
Il falcetto scivol dalle mani di Hugo e cadde a terra. Erano le sue vigne. Erano...
Avete capito bene quello che ho detto? Eullia Despl vi ha citato in giudizio per prendervi queste vigne.
...
.
...
15.
...
.
...
Dopo aver attraversato il quartiere del Raval, Hugo entr nella citt vecchia dalla porta della
Boqueria. Per la prima volta in vita sua, Barcellona gli parve inospitale. I bandi pubblici e le grida di
mercanti, artigiani, compratori che negoziavano il prezzo delle merci, gente che si parlava a gran voce
da un lato allaltro della strada, lo colpirono come a ricordargli che era l, nella grande citt, che si
decideva del destino degli uomini. Quantera lontana da quella voragine la pace delle vigne! In quel
momento la folla lo faceva sentire a disagio. Sembravano avere tutti qualcosa da fare, mentre solo lui
doveva aspettare la sentenza di un processo che dava gi per perso. Della stessa opinione era lavvocato
cui si era rivolto su consiglio di Raimundo.
Ho visto la domanda che ha presentato al tribunale del governatore il padre della tua... di
Eullia, si era corretto Pau Juliol, un anziano robusto che parlava lentamente. In quanto minore det,
giacch non hai ancora venticinque anni... mi spiace dirti che sei indifendibile, lo aveva informato
nella seconda riunione che avevano tenuto presso lavvocato.
Ma...
Nellatto della promessa di matrimonio  stata prevista una penale per chi tra i fidanzati non
avesse mantenuto la parola data. I genitori di lei si erano impegnati a lasciarti comunque la dote, tu a
consegnare lescreix. Questo  il valore della penale, la minore delle due quantit.
Hugo non ricordava limpegno, solo di aver perso il filo del discorso quando il notaio aveva
alluso alla verginit di Eullia.
Non ricordo la parte di scrittura cui vi riferite.
Il non ricordare non  argomento utile. Lusatge, che tratta la materia delle penali previste in
caso di cancellazione del matrimonio, ammette solo lerrore come eccezione. Pi tardi hai confermato
al notaio di non voler pi rispettare laccordo. Lavvocato aveva distolto lo sguardo da Hugo per
rivolgersi a Raimundo, seduto accanto a lui. Come capirai, non posso accettare il tuo caso.
Non possiamo fare niente? era intervenuto Hugo. Non posso dire che mi sono sbagliato?
Che ho commesso un errore? Perder le vigne!
Di questo passo non perderai solo le vigne, ma anche la libert. Ascolta, ragazzo, ti
chiederanno il iudicium calumniae, e anche a me, in quanto avvocato.
E cosa sarebbe?
Lavvocato Juliol aveva fatto segno di non interromperlo pi. Il iudicium calumniae, o
giuramento di calunnia, ti costringe a giurare davanti al giudice che inoltri lazione giudiziaria in buona
fede e che, se lo fai,  perch sei convinto di difendere con diritto una giusta causa. Nel tuo caso, io non
posso farlo... E consiglio anche a te di evitarlo, perch, qualora perdessi il processo, verresti accusato di
calunnia e questo s che potrebbe costarti caro. Mi dispiace. Temo che non troverai un avvocato
disposto ad aiutarti. In questa citt tutti quelli che fanno il mio mestiere hanno dovuto giurare che non
avrebbero accettato cause disperate come la tua; se lo facessimo, potrebbero dichiararci calunniatori, e
sarebbe la fine per la nostra carriera.
Non c nessuna possibilit? aveva insistito Hugo.
Guarda, ti spiego come funziona. Il governatore, come rappresentante del re, non conosce le
leggi e dunque ha bisogno di giuristi che istruiscano i processi. Questi giuristi siamo noi, gli avvocati.
Ogni settimana il priore della nostra... chiamiamola confraternita, designa chi tra noi  assegnato al
tribunale del governatore e chi allufficio del registro. E dunque ci conosciamo, siamo colleghi, amici,
e ti posso assicurare che il giudice cui hanno affidato il tuo caso si  gi fatto unopinione. Non hai
nessuna possibilit, Hugo.
Possono prendersi le vigne? Non sono mie, ho solo un contratto...
Di enfiteusi, lo aveva anticipato laltro. O, come lo chiamiamo qui, di rabassa morta. E s.
Possono prendersi le vigne, per rispondere alla tua domanda. Questi contratti sono trasferibili da una
persona allaltra a patto che non passino a qualcuno di rango o ceto superiore al proprietario e che il
compratore paghi il laudemio previsto dalla legge. Eullia non ha titoli nobiliari, per cui pu avanzare
una richiesta per le vigne, e non ho dubbi che pagher il laudemio per averle.
Ma le due vigne, gli strumenti agricoli e il vino valgono molto di pi della cifra che mi sono
impegnato a pagare per...
Lescreix, lo aveva aiutato lavvocato.
Lescreix, aveva ripetuto Hugo di malavoglia.
Pu essere, oppure no. Io non lo sosterrei tanto categoricamente. Era per un valore di tremila
soldi! Ma in ogni caso, nel contratto di nozze ti sei impegnato per questa cifra e hai dato le vigne, gli
strumenti agricoli, gli operai e tutto il resto in garanzia, se avessi violato laccordo matrimoniale.
I tre erano rimasti qualche istante in silenzio.
Mi dispiace, aveva aggiunto un attimo dopo lavvocato, in modo da lasciar intendere che
dava per concluso lincontro.
Appena erano usciti dallufficio dellavvocato, Hugo aveva assalito Raimundo con
unaggressivit che lanziano cambiavalute aveva attribuito alla sua disperazione.
Devo procurarmi tremila soldi!
 una cifra troppo alta, gli aveva risposto luomo con lintenzione di calmarlo. Mi dispiace,
ma credo che nessuno te li prester mai. Io al momento non li ho nemmeno, ma se li avessi...  un
rischio troppo grande per un giovane come te che non possiede che due vigne in enfiteusi. Basterebbe
un cattivo raccolto... Mi dispiace molto, Hugo. E poi c poco tempo. Provaci pure, se credi, ma non ce
la farai.
Hugo si era congedato dal converso con un gesto brusco e, senza pensarci un attimo, si era
recato a casa di Eullia. Non poteva perdere tutto. Eullia non aveva il diritto di prendersi le vigne.
Doveva capire che lui non aveva avuto nessuna intenzione di farle del male. La presenza di Hugo nella
taverna di Jofr era stata accolta con il silenzio e una serie di sguardi torvi che lo avevano spinto a
dubitare dellopportunit della sua decisione. Il locale, con il suo ramo di pino appeso sopra la porta, si
trovava in via Arrover, un vicolo dietro piazza del Born, vicino alla casa del guantaio per cui aveva
lavorato sua madre. Posti che evidentemente non gli portavano troppa fortuna.
Fuori di qui!
Il grido era partito da Jofr che fino a quel momento era stato di spalle rispetto alla porta, ad
armeggiare con una botte, e si era appena girato per capire la causa dello strano silenzio calato dopo
lapparizione di Hugo.
Jofr... io vorrei... Hugo aveva fatto un passo avanti verso il sensale.
Via!
Un uomo che Hugo conosceva di vista si era alzato da uno dei tavoli. Tu sei quello che ha
lasciato la piccola Eullia?
Hugo aveva risposto spalancando le braccia, come se non fosse colpa sua.
Luomo gli aveva gettato in faccia il vino della sua coppa. Vattene! aveva gridato.
Altri clienti si erano uniti a lui.
Eretico!
Vattene con la tua ebrea!
Il vocio era cresciuto. Qualcuno lo aveva strattonato. Hugo aveva cercato dimplorare Jofr,
anche solo con lo sguardo. Il sensale gli era andato incontro, arrabbiato. Hugo era indietreggiato,
inciampando, ma riuscendo a non cadere. Era stato tutto un susseguirsi dinsulti e grida. Quando era
uscito dalla taverna, alcune donne richiamate dal trambusto, che era aumentato per effetto del riverbero
contro i muri dei palazzi che davano sul vicolo, stavano gi aspettando affacciate ai balconi. Un paio
lavevano riconosciuto.
Bastardo!
Canaglia!
Erano piovuti sputi.
Non farti pi vedere qui.
Dallalto gli avevano lanciato un secchio pieno di escrementi. E un altro con verdure marce.
Hugo non voleva scappare, ma alla fine era corso via pi veloce che aveva potuto.
Hugo stava percorrendo di buon mattino la via della Boqueria, verso piazza Sant Jaume per
raggiungere via de Marquet e recarsi al lavoro nel palazzo di Roger Puig. Erano passati diversi giorni
dalla sua conversazione con lavvocato e la successiva visita fallita a Jofr. Pass vicino a via
Sanahuja, dove si trovava la casa di Regina. Il giorno dopo essere stato cacciato dalla taverna, era
andato a trovarla per tentare di farle accettare il suo matrimonio con Eullia: solo cos lui non avrebbe
perso le vigne, perch la giovane avrebbe dovuto ritirare ogni accusa se lui si fosse impegnato a
rispettare laccordo matrimoniale. Ma Regina, ovviamente, non viveva pi in quella casa: non poteva
restare a vivere con gli ebrei quando stava per convertirsi al cristianesimo.
Hugo aveva seguito le indicazioni della serva e laveva trovata in un edificio a due piani nei
pressi della chiesa della Santissima Trinit, alloggiata in una stanzina minuscola del piano superiore
che condivideva con una coppia di anziani convertiti. Regina, in piedi, leggeva un libro approfittando
della scarsa luce naturale che filtrava dalla finestra. Hugo si era sentito addosso lo sguardo dei due
anziani quando laveva seguita gi dalle scale.
Vado in chiesa, aveva cercato di rassicurarli lei.
E cos avevano fatto. Hugo pensava che si trattasse di una scusa, ma Regina lo aveva trascinato
fin dentro la Santissima Trinit, dove, entrando, si era inginocchiata e si era fatta il segno della croce
ostentando una devozione che non aveva.
Non mi hanno ancora battezzata, aveva sussurrato per non disturbare gli altri fedeli.
Hugo non poteva crederci. Regina era in piedi e pregava sottovoce, mescolando il suo
mormorio a quello che si levava dallinterno del tempio. Quella era una chiesa piccola, a una sola
navata, con il soffitto basso a volta, semplice, come si conveniva ai conversi che lavevano eretta.
Devo parlarti, le aveva bisbigliato.
Regina lo aveva fatto aspettare a lungo. Lui sapeva che ogni sua mossa era impostata, che
odiava i cristiani e tutto quello che li riguardava, glielo aveva confessato migliaia di volte e non capiva
perch fingesse in quel modo anche con lui.
Regina! aveva reclamato lui alla fine.
Lei aveva annuito e si erano appartati in un angolo, vicino allingresso, riparati dal buio che le
poche candele tremanti accese l vicino non riuscivano a dissipare.
Hugo aveva parlato concitato: il processo, la confisca delle vigne... Hanno fatto linventario di
tutto quello che c, mettendo nei libri del notaio fino allultimo attrezzo, per quanto inutile e
consumato, oltre ai vini, alle botti e agli schiavi... Tutto! Mi porteranno via tutto, se non sposo Eullia.
Regina aveva riflettuto un attimo.
Sai cosha detto san Matteo? aveva chiesto, e subito dopo aveva citato: A chi ti vuol
chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. Noi cristiani non dobbiamo
litigare, Hugo. La carit deve guidare le nostre azioni. Non preoccuparti, saremo felici anche senza le
vigne, forse di pi. Starai di pi con me.
Hugo aveva soffocato la protesta che gli nasceva in gola. Aveva osservato Regina, seria,
allapparenza ferma nelle nuove convinzioni. Nella penombra non riusciva a vederle il naso. Aveva
socchiuso gli occhi mentre lei aveva ripreso a parlare.
Non tarderanno molto a battezzarmi, capisci cosa significa? Dato che so leggere e capisco il
latino, la mia evangelizzazione procede molto pi rapidamente del solito. Il sacerdote  molto
soddisfatto dei miei progressi. Presto potremo sposarci e vivere insieme. Lhai gi detto alla bambina?
Quanti anni ha Merc? Tre? Sono sufficienti per capire cosa le succede intorno, no?
Regina aveva continuato a parlare. Hugo non riusciva a vederle il naso e non aveva il coraggio
di discutere. Ci aveva provato, pur immaginando come avrebbe risposto. Quello che, ingenuamente, lui
non aveva mai previsto era che potesse assumere un atteggiamento tanto devoto, e tanto contraddittorio
rispetto ai suoi veri sentimenti nei confronti della cristianit. Un serpente che cambiava pelle, ecco
cosera Regina. Una vipera capace di divorarlo se non sottostava ai suoi capricci. Si era chiesto a lungo
se alla fine avrebbe davvero attuato la sua minaccia denunciandolo a Roger Puig e alle autorit. Un
momento pensava di s, che lavrebbe fatto, e quello dopo, ripensando alle loro risate e alle chiacchiere,
agli amplessi carnali in cui forse non si poteva parlare damore ma sicuramente di affetto o tenerezza, si
diceva che no, non lavrebbe mai fatto. Erano amici! Hugo le aveva salvato la vita! Ma dopo la scena in
chiesa di quel giorno, invece, dopo averla vista adorare i simboli che pi odiava, non aveva pi avuto
dubbi: Regina era disposta a immolarsi, se lui non avesse assecondato i suoi desideri. La sua unica
possibilit era fuggire, ma non sapeva dove andare. Non poteva rivolgersi pi a Bernat, dal momento
che si era rifiutato di continuare a lavorare per lui. Magari lavrebbe accolto a Cartagena...  solo un
porto con un castello, al riparo del quale crescono pi stamberghe che case, gli aveva detto Gabriel
Munts. E comunque, anche se lavesse ospitato, quello non era un posto in cui vivere con Merc, in
mezzo ai corsari, in terre perennemente in guerra, confinanti con quelle dei mori di Granada.
Aveva cercato di scacciare quel pensiero. Gli restava ancora un po del denaro ricavato dagli
affari con Jofr, che il notaio del tribunale del governatore non era riuscito a inserire nellinventario, e
anche lalambicco, che aveva nascosto quando il guercio aveva cominciato a interessarsi al suo
chiaretto. Ma le vigne... Erano la sua vita, il futuro della sua bambina... Non poteva perderle!
Torn allappartamento in cui viveva Regina.
Non puoi farmi questo! le grid, sorprendendo la coppia di anziani.
Regina alz gli occhi dal libro di preghiere che leggeva appoggiata al davanzale. Era tranquilla,
condiscendente.
Ti ho salvato la vita! le ramment Hugo.
Non me la togliere adesso, allora, rispose lei.
Perder tutto. Hugo si avvicin con le mani tese, supplicando. Mi toglieranno...
Avrai me, lo interruppe Regina mentre si allontanava dalla finestra e posava il libro sul
pagliericcio, accanto agli anziani.
Io non voglio te! Hugo la prese per un braccio e la stratton. Mi hai capito? Voglio le mie
vigne e il mio vino! Devo sposare Eullia!
Devi sposare me, lo corresse Regina quando lui smise di scuoterla.
No!
Lei cerc di abbracciarlo, ma Hugo la respinse con forza. Regina cadde sul giaciglio. Gli
anziani si fecero piccoli piccoli e si avvicinarono luno allaltra senza osare muoversi da quella
minuscola stanza in cui Hugo continuava a urlare. Una donna si affacci alla porta, seguita da un paio
di vicini.
Cosa succede? chiese uno di loro.
Questuomo... fece per spiegare lanziano.
No, niente! Regina balz in piedi per avvicinarsi alla porta. Pensate agli affari vostri,
intim loro prima di chiuderla. Devi calmarti, Hugo. Picchiami, se vuoi.
Lui esit. Avrebbe potuto ucciderla e mettere cos fine ai suoi problemi.
Fallo, se pu servire a rasserenarti, lo sfid lei. Sono tua.
Hugo abbass la testa e si copr il viso con le mani. Regina si avvicin per consolarlo non
appena lo sent singhiozzare. Quando lui si sent sfiorare, per, reag spingendola via e uscendo dalla
stanza.
Ma poi torn, un paio di giorni dopo. E le parl ancora delle vigne, delle sue speranze, del
futuro di sua figlia.
Non ti sposer, le disse. Erano soli, gli anziani erano in citt. Sposer Eullia. Sono ancora
in tempo, posso andare in tribunale e revocare la mia decisione precedente.
Aiuto!
Lo stupore iniziale di Hugo nel vedere Regina che, affacciata alla finestra che dava sulla strada,
chiedeva aiuto, si trasform in terrore quando sent che gridava, indicando linterno della casa:  qui!
Il traditore che ha passato linformazione sulle navi catalane perch...
Hugo la tir dentro e le tapp la bocca. Sei pazza!
Come vuoi che te lo dica? spieg lei non appena Hugo la lasci libera. Dalla scala
delledificio giunsero le voci e il rumore di gente che saliva. Moriremo entrambi se tu mi lasci. E tua
figlia morir di fame o di vergogna per suo padre. Sempre che sopravviva alla miseria. Lo giuro sul tuo
Dio! riusc a minacciarlo prima che la porta della stanza si aprisse con un calcio.
Cosa succede? grid il primo uomo che fece irruzione nella stanza.
Erano quattro, e si fermarono davanti a Hugo e Regina. Lei lo interrog con unocchiata. Hugo
interrog a sua volta le narici della donna: erano tese, ferme. Lavrebbe fatto, lavrebbe denunciato. In
quel momento non ebbe pi alcun dubbio. Sospir, e per Regina fu sufficiente.
Cosa state facendo? Perch siete qui? chiese agli uomini fingendosi stupita.
Hai chiesto aiuto dalla finestra, replic uno di loro. E hai detto qualcosa circa un traditore...
Vi sbagliate, afferm con una serenit che non ammetteva discussioni.
Ma tu...
Perch avrei dovuto chiedere aiuto? Cosa dicevi a proposito di un traditore?
Io ti ho vista!
Ti sbagli. Mi avrai vista alla finestra, ma non ho mai chiesto aiuto.
Lhai fatto eccome.
Non  vero, intervenne Hugo.
Si scambiarono unocchiata.
Non lho fatto, ribad Regina.
Arriv la sentenza del tribunale del governatore, e il fatto che fosse prevista non caus a Hugo
meno dolore. La mora aveva preparato i bagagli di tutti. Lui laveva avvertita che probabilmente non
sarebbe pi riuscito a pagarla, che era libera di cercarsi un altro lavoro.
E lasciare la bambina? si era indignata lei, aggiungendo che si sarebbe accontentata di un
angolo in cui dormire e un po di cibo.
Confido che questo non ci mancher, aveva sussurrato lui.
Arriv il termine dello sgombero fissato dal messo del tribunale. Hugo evit di guardare la
tenuta e la vigna, ma ne sent lodore: il profumo secco della terra e dei tralci, quello penetrante del
vino immagazzinato nella cantina e quello dolce delluva che maturava; tutte quelle fragranze lo
avvolsero come anelli di una catena che cercava disperatamente di trattenerlo. Si asciug le lacrime che
gli scendevano lungo le guance e finalmente alz gli occhi verso la vigna. Jofr vi stava passeggiando.
Toccava i tralci. Si chinava ed esaminava la terra. Strappava qualche chicco e lo schiacciava tra le dita.
Leccava il succo. Cosa ne sapr mai il sensale?, si chiese Hugo. Come se lavesse sentito, il padre di
Eullia si volt e si ritrovarono luno davanti allaltro.
Padrone, sent che Barcha, alle sue spalle, lo chiamava.
Hugo non rispose, le lacrime si erano trasformate in rabbia. Jofr gli aveva garantito che lui non
ci avrebbe rimesso nulla, che non cera alcun pericolo nel suo impegno di pagamento... per la verginit
di Eullia. Non gli aveva detto dellesistenza di una penale per chi avesse infranto le promesse
matrimoniali. Di fatto, non laveva avvertito di niente! Era una prassi, secondo lui. La dote, il patto
matrimoniale, lescreix... Cos voleva la legge. Hugo non credeva che lo avesse ingannato di proposito,
per quel sorriso lo irritava.
Eretico! grid Jofr.
Padrone, sintromise di nuovo Barcha.
Hugo cerc di rispondergli, di cedere alla furia, ma dun tratto si ritrov con Merc in braccio.
Abbiamo molte cose da fare, padrone. Barcha si era piantata davanti a lui, con le mani sui
fianchi.
Abbiamo da fare, padre, ripet la bambina con una vocina acuta.
Hugo la guard: dolce, ingenua, innocente. Certo, c molto da fare, conferm dando un
bacio alla figlia.
Quando era arrivata alla tenuta, il giorno dellurina dei bastaixos, Barcha si era rifiutata di
portare la giara. Ora che se ne andavano, invece, mentre Hugo portava in braccio la figlia stringendola
al petto, lei portava il sacco con i pochi effetti personali che il messo aveva consentito loro di tenere.
Stavolta Hugo non si gir a guardare indietro: tenne gli occhi fissi sulla citt, sul mare.
Sarai felice a Barcellona, disse a Merc. Vedrai. Ti farai tante amiche e ti divertirai.
Hugo ci aveva pensato attentamente. Il quartiere della Ribera gli piaceva e, quando si era
trattato di scegliere un posto dove vivere, si era sentito attratto da quel mare vicino al quale aveva
trascorso linfanzia e coltivato i sogni che il conte aveva infranto. Il prezzo di una stanza nelle case dei
vicoli tra Santa Maria del Mar e la spiaggia era relativamente basso: quella era una zona di pescatori e
barcaioli, di marinai con pochi mezzi. Il salario da cantiniere che gli pagava Roger Puig gli avrebbe
permesso di pagare laffitto, ma... se in via Arrover, dove cera la taverna di Jofr, non molto lontano
da l, la gente sapeva come aveva trattato Eullia e lo riteneva responsabile della propria disgrazia,
nessuno gli garantiva che la notizia non fosse gi arrivata anche alla Ribera. Perch l cerano le fonti:
il pozzo del convento di Santa Chiara, la fonte di Santa Maria, e quella dellEstany in Pla de Palau.
Sempre l, accanto alla lonja, cerano anche le pescherie, la nuova e la vecchia. Le donne di via
Arrover, tra cui Valena, la madre di Eullia, dovevano scendere fin l per comprare il pesce che
mangiavano nei tanti giorni di digiuno. Hugo immagin di essere il loro argomento abituale mentre
facevano la coda alle fonti, o nelle pescherie o nella macelleria del Pla den Llull, forse semplicemente
alluscita dalla messa. Non dubit minimamente che lavrebbero scorticato vivo per loffesa arrecata a
Eullia. Non poteva vivere l, non doveva esporre Merc a quella vergogna.
Alla fine aveva affittato una stanza allestremit opposta di Barcellona, nel Raval, scenario delle
sue scorrerie infantili con il Cane Rognoso; un quartiere di gente forse addirittura pi umile della
Ribera, dal momento che la maggior parte degli schiavi liberati finiva a risiedere l, fuori dalle mura
vecchie. Ledificio di due piani che aveva scelto Hugo aveva lingresso su via del Hospital e, come
molti altri nei dintorni, era di costruzione abbastanza recente. Si trovava a pochi passi dallospedale di
Colom, nelle cui cantine Hugo aveva cavato locchio al guercio, ed era di propriet di Jaume, un
vedovo ormai anziano, curvo, calvo e con pochi denti che, nonostante ci, quando vide arrivare Barcha
si sforz di mettersi dritto.
Il giorno che abbiamo fatto il contratto non mi hai detto che avrebbe vissuto qui anche una
mora, sorrise il vecchio.
Ti ho detto che avrei portato mia figlia e la serva che laccudisce, ricordi? Cosa c di strano
nel fatto che sia mora? Barcellona  piena di gente della sua razza.
Niente, niente, ripet luomo facendogli strada allinterno. Sei battezzata? chiese
allimprovviso, rivolto a Barcha.
No, rispose lei.
Mentre salivano le scale strette che portavano alla stanza affittata, Hugo not che Barcha si
girava bruscamente allindietro, verso il vecchio che la seguiva, e si accorse che battibeccavano. Lei gli
dava a intendere che non voleva che le toccasse il didietro e lui insisteva ritenendola una futile
opposizione. Larrivo al piano superiore azzitt la risata repressa della mora.
Una piccola stanza con due brande. Fu l che Jaume li alloggi. Barcha non fece commenti, ma
Hugo immagin cosa avrebbe voluto dire: anche a lui era sembrata pi grande il giorno che avevano
fissato laffitto. Adesso, con il sacco, tutta la loro roba dentro, e Merc che saltellava qua e l, lo spazio
si era notevolmente ridotto. La mora e la bambina avrebbero dormito su una branda e Hugo sullaltra,
cercando di ovviare ai disagi. Attraverso una finestra che si affacciava sullorto, Jaume gli indic dove
stava la latrina; il camino e la cucina li avevano appena visti al piano terra. Il vecchio dormiva nellaltra
stanza, davanti alla loro. Dopo la morte della moglie aveva vissuto da solo, raccont. Anche i figli
erano morti e ogni tanto cercava di ricordare il suo lavoro nel laboratorio del piano terra, dove aveva
prodotto manici di legno per coltelli, pugnali, e lame di ogni genere per quasi tutta la sua vita.
Barcellona produceva coltelli e spade, e non solo per il mercato interno, ma anche da esportare, e
dunque Jaume aveva guadagnato bene finch non gli era mancata la vista e non lavevano tradito le
mani, che serano messe a tremare quando pi gli serviva averle ferme. Per questo affittava la stanza,
per guadagnare quei soldi che cominciavano a scarseggiare. Da quando spadai e coltellinai facevano a
meno dei suoi servizi, Jaume si era anche messo a collaborare con il vicino ospedale di Colom, ed era
ormai diventato uno dei suoi tre acaptatores per cui tutti i giorni girava per le strade di Barcellona a
mendicare il pane per chi alloggiava presso lospedale.
Poco tempo dopo che si furono sistemati, Regina si present nella casa di via del Hospital: con
tutto quello che stava facendo per convertirsi, non aveva nessuna intenzione di perdere di vista il futuro
sposo. Hugo passava le giornate nel palazzo di Roger Puig, dove persino gli schiavi sembravano
informati della sua sciagura. La prima volta che Regina si rec nella nuova casa di Hugo, Jaume sorrise
nel vederla, mentre Barcha storse il naso, prima a Regina, poi a Jaume, che cambi espressione
istintivamente, anche se non stacc neanche per un attimo gli occhi dal seno sodo e generoso
dellebrea. Merc, dal canto suo, ignor le moine e le lusinghe con cui Regina cerc di conquistarla e
continu a giocare con le figurine grezze che Jaume aveva intagliato per lei con gli avanzi del legno
che usava per i manici.
Le visite di Regina si fecero cos abituali che la piccola Merc fin per cedere ai dolcetti con cui
laltra la corteggiava. Anche Jaume capitol: un giorno, mentre Barcha teneva docchio la bambina in
strada, il vecchio fece scivolare la mano sul fondoschiena di Regina.
Lei sghignazz. Non hai pi let per certe cose, lo sgrid affettuosamente. Jaume fece per
replicare, ma Regina glielo imped. Fallo con la mora, sciocco. Lei non si lamenter mai, gli sugger.
Da quel giorno, tuttavia, il vecchio non perse occasione per allungare le mani su di lei ogni
volta che restavano soli per un motivo qualsiasi. Ci fu unoccasione in cui esager e Regina lo
allontan con uno schiaffo, ma in genere si limitava a rimproverarlo con un sorriso per dei contatti che
non andavano oltre un paio di pacche e qualche pizzicotto. Le serviva averlo come alleato, aveva
bisogno della sua amicizia, almeno finch Hugo avesse abitato in quella casa, perch lavvicinamento
alla mora, come entrambe avevano previsto, non era stato semplice.
Ricorda che tra poco diventer la tua signora, la minacci Regina dopo una lunga
conversazione sterile. Dovrai obbedirmi.
Non preoccuparti. Lo so fare.
Tutte le risposte di Barcha sorpresero Regina. La mora non si opponeva apertamente, ma era
chiaro che non lapprezzava per nulla.
Vivrai meglio, se ti piegherai ai miei desideri.
Vivr ai tuoi ordini.
Ti distrugger.
Sono solo una mora: ci sono abituata.
Sei libera. Potresti trovare un altro lavoro.
Non credo di poterne trovare uno migliore di quello che mi proponi, ribatt Barcha con
durezza.
Puoi starne certa, mora, disse Regina strascicando le parole. Ti pentirai di aver preso questa
decisione. Ti far passare la voglia di stare al mondo.
Pi Regina sfogava la sua ira, pi Barcha le sorrideva, finch lebrea non disse una cosa che
avrebbe dovuto tacere: Comincer togliendoti la bambina.
Si trovavano nellorto, dove Regina aveva seguito la mora. Barcha le si scagli contro e la prese
per il collo. Inciamparono e caddero entrambe a terra, la mora sullebrea. Io ti ammazzo, hai capito?
Barcha le sput addosso mentre le stringeva il collo con le mani. Ti ammazzo, se mi separi dalla
bambina. Ti ammazzo, se le fai del male. Ti ammazzo, se mi metti contro Hugo.
Regina agitava le braccia. Stava ormai diventando paonazza quando laltra diminu la pressione
che esercitava con le mani. Comincia a pensare a come farlo, cagna mora, ribatt non appena riusc a
respirare. Perch alla prima occasione ti toglier tutto quello che ami e desideri e ti distrugger.
Stavolta fu la mora a turbarsi sentendo la risposta di Regina, e questa approfitt della sua
esitazione per liberarsi dalla presa e sfuggirle, rotolando via.
In piedi, sporche, ansimanti, tremanti, si sfidarono con lo sguardo.
Non mi fai paura, mora schifosa, sibil Regina.
Lo pensano tutti finch non si trovano la morte addosso. Mi supplicherai, stanne certa.
Regina riflett per qualche istante. Non ti priver dellaffetto della bambina, decise di cedere
alla fine.
E non mi metterai neanche contro Hugo, aggiunse laltra.
Daccordo, concesse di nuovo Regina.
In questo caso, ti servir.
E mi obbedirai.
Ti obbedir.
E...
Barcha! Barcha!
Le grida avevano preceduto lapparizione di Merc sotto larchitrave della porta dellorto. Le
due donne, contemporaneamente, si erano sforzate di sorridere alla bambina.
Corri, Barcha, svelta! laveva incitata la piccola mostrandole una delle bambole.
Hugo e Regina si sposarono il 6 dicembre del 1400, giorno di sant Nicolau, nella chiesa della
Santissima Trinit di Barcellona, quella degli ebrei convertiti. Quel giorno la confraternita del tempio
celebrava la festa congiunta dei suoi due santi patroni, e tutti i confratelli dovevano presenziare alla
messa solenne. Laltare era stato ricoperto con un telo ricamato in oro e la chiesetta profumava
dincenso mentre decine di candele baluginavano illuminando linterno.
Il sacerdote, Ramon Vilanova, aveva scelto una data tanto significativa per la confraternita per
premiare lapplicazione con cui Regina aveva imparato la dottrina cristiana e leccellenza della sua
evangelizzazione. Un mese prima, la donna era stata battezzata e il suo matrimonio con Mos Vives era
stato annullato. Regina non aveva cambiato nome, solo il cognome, che era diventato Vilanova, come
quello del parroco.
In chiesa erano presenti praticamente tutti i conversi di Barcellona, riuniti nella confraternita
della Santa Trinit. Raimundo e Jacob furono i testimoni di Hugo; Regina, che si present con un
bellabito di lana fine rossa con maniche e collo ricamati, la vita segnata da una cintura sempre rossa e
scarpe di seta dello stesso colore, aveva scelto due amiche dinfanzia con cui, una volta battezzata,
aveva potuto recuperare quellamicizia che il re aveva proibito sotto la minaccia della pena di morte.
Hugo indossava gli abiti borghesi che aveva ricevuto dal maestro di palazzo di Roger Puig.
Regina aveva insistito perch si comprasse qualcosa di nuovo, o si facesse fare un vestito, ma Hugo era
preoccupato per le ingenti spese di un matrimonio che aveva esaurito tutte le sue risorse.
Pur non essendo una stoffa lussuosa, come i tessuti stranieri che compravano ricchi e nobili,
quella del vestito rosso di Regina aveva comportato una spesa notevole.  una buona lana di Lrida,
aveva garantito il venditore. Hugo non aveva mai comprato stoffe. Neanche Regina e le due amiche che
laccompagnavano e commentavano qualsiasi cosa con ardore, entusiaste come se fossero loro a
sposarsi, sembravano troppo esperte.
 per un abito da sposa! aveva spiegato una con voce stridula.
Le tre donne avevano esaminato la stoffa come se fossero grandi intenditrici.
Lana a fibra lunga, aveva spiegato il mercante. La pi lunga che c in commercio, di
animali adulti tosati in primavera. La lana lavorata con fibre cos  lunica che pu portare il marchio
della citt di Barcellona. Eccolo qui, vedete?
Ma se Regina non era riuscita a convincere Hugo a rinnovare il proprio abbigliamento, laveva
spuntata invece con quello di Merc, ragione per cui erano usciti dal negozio con unaltra pezza di lana
fine, verde, sempre con il marchio della citt, da cui avrebbero ricavato un vestito per la bambina.
A quelle spese andavano poi sommati i costi della chiesa, del sacerdote e delle donazioni per le
anime dei vivi e dei morti della confraternita della Santa Trinit, a cui Hugo aveva dovuto iscriversi, e,
soprattutto, il costo del rinfresco. Il banchetto si sarebbe tenuto dopo la cerimonia nella Casa de las
Bodas, un palazzo con un grande salone nei pressi del Pla den Llull e di porta Nou, che la citt aveva
messo a disposizione ai tanti che non potevano organizzare un matrimonio in casa. La propensione ai
festeggiamenti, per, era stata tale che i re avevano dovuto limitare le spese superflue: era possibile
invitare solo ottanta persone, quaranta per ciascun coniuge, venti per sesso. Hugo e Regina avevano gi
scelto i loro invitati. Non si poteva neanche pi portare in giro la sposa a cavallo per le strade di
Barcellona, n offrire carne di gallina, pernice o cappone, perch il banchetto consisteva in due sole
portate. Niente volatili, dunque, ma lagnello s, cotto con le verdure, e poi il vitello arrosto con varie
salse speziate, oltre a pane di grano duro, e vino, molto vino, bianco, rosso e greco dolce.
Al costo del banchetto bisognava aggiungere quello dei fiori e delle ghirlande con cui era stata
addobbata la Casa de las Bodas, oltre a quello dei giullari che avrebbero suonato trombe, tamburi e
flauti perch gli invitati potessero danzare e cantare fino allalba.
Dopo la messa solenne, Hugo e Regina si sposarono scambiandosi le promesse in pubblico,
sotto gli occhi di tutti.
Io, Regina, ti do il mio cuore, Hugo Llor, prometto di esserti fedele e prendo te come marito
fedele, annunci lei con voce energica.
Hugo invece recit la formula prevista come se la cosa non lo riguardasse. Era cos da quando
aveva perso le vigne. Era come se Regina avesse approfittato del suo scoramento e della sua sofferenza
per sottrargli anche la forza di volont. Decideva tutto lei. Spesso, quando Hugo tornava dal lavoro
nella cantina di Roger Puig, lei era ancora in casa di Jaume. Comandava e ordinava: controllava i soldi
di Hugo, decideva cosa mangiare o comprare, quando uscire e quando stare in casa, cosa conveniva
fare e cosa no... E la stranezza pi grande era che anche Barcha le sottostava, docile come un
animaletto, grande e grossa comera. Il vecchio Jaume era contento, Merc scorrazzava per casa
allegra. Sembrava un quadretto idilliaco. La domenica, dopo la messa alla Santissima Trinit,
discorrevano con gli altri conversi e passeggiavano per la citt. Non si facevano scrupolo di chiudersi
nella stanza con il catenaccio e giacere insieme. Archiviato il tradimento della relazione con Eullia,
Regina si avventava su Hugo come se fosse reduce da una lunga astinenza. E pretendeva passione,
continuamente, sfiancandolo finch lui non crollava. Diceva che dopo il matrimonio voleva avere un
figlio, anche pi duno. Sino ad allora aveva usato alcuni intrugli per evitare che accadesse, ma dal
giorno delle nozze non se ne serv pi. Lo baciava anche, e molto. Si era adattata alla casa di Jaume,
anche se, ovviamente, lei e Hugo avrebbero avuto bisogno di altri spazi: laltra camera del piano
superiore per Barcha e la bambina. Jaume avrebbe potuto dormire nel laboratorio. Hugo si era
lamentato, ma lei lo aveva interrotto: Tanto ormai non gli serve pi per fabbricare manici dei coltelli!
Secondo lei, gli avrebbero fatto addirittura un favore: il vecchio avrebbe guadagnato di pi, avrebbe
potuto smettere definitivamente di lavorare e dedicarsi ai giocattoli che intagliava per Merc. Vuole
molto bene alla piccola. Lui non ha famiglia, vero? aveva indagato. Hugo aveva avvertito
unintenzione occulta in quella domanda, ma era rimasto zitto, confuso dalla contraddizione tra lo
sguardo languido e dolce di Regina e le narici frementi di chi si sentiva padrona nella nuova casa.
E s, Regina era ormai padrona di tutto, anche della volont di Hugo.
... e prendo te come moglie fedele, fin di recitare Hugo prima del bacio degli sposi,
dellallegria, degli abbracci, delle congratulazioni e degli auguri.
Jaume accett la proposta di Regina e affitt alla coppia anche la sua stanza, trasferendosi al
piano di sotto, nel laboratorio. Hugo cont di nuovo le sue monete. Calcol i guadagni, i pochi soldi di
cui ancora disponeva oltre al salario da cantiniere, e poi gli affitti, il cibo, adesso con una bocca in pi
da sfamare, i vestiti  Regina aveva comprato altra roba per s e per la bambina, oltre a delle scarpe  e
poi il salario di Barcha, a cui doveva gi parecchio.... Come fare a andare avanti?
Oggi voglio accompagnarti al palazzo di Roger Puig, lo sorprese Regina pochi giorni dopo il
matrimonio.
Indossava gli abiti nuovi, di un bel blu scuro, che erano seri e discreti anche se le modellavano
bene la figura. Un copricapo basso e stretto, dello stesso colore, ma bordato con nastri dalle tinte vivaci
che si legavano anche sotto il mento conferiva una nota di leggerezza al suo aspetto.
Perch? volle sapere Hugo.
Devo recuperare il tempo perso.
L?
Tanto per cominciare.
Quando li videro entrare nel cortile del palazzo, un paio di servi rimasero ammaliati da quella
figura in blu, cos esuberante. Arriv Esteve, il maestro di palazzo, e, come per una premonizione,
anche il guercio si affacci alla balaustra della loggia che dava sul cortile per guardare Regina, restando
con la bocca stupidamente socchiusa.
Chi  questa donna? chiese Esteve.
Sono la moglie di Hugo, lo anticip lei. Mi chiamo Regina Vilanova, sono cristiana,
levatrice ed esperta nella cura delle malattie e dei disturbi, di qualsiasi tipo, che possono colpire le
donne.
Esteve la ascolt con tanto docchi, mentre il guercio, dallalto, sorrideva.
Sono venuta a offrire i miei servigi alla tua signora. Spiegale che ho imparato il mestiere come
illustre discepola della grande Astruga, medico per concessione reale di Pietro il Cerimonioso, e, in
seguito, con Mos Vives, medico a sua volta, entrambi ebrei.
Non credo che vorranno riceverti, si oppose il maestro di palazzo.
So curare anche gli uomini, lo interruppe Regina.
Laltro stava per respingerla nuovamente quando un grido dalla galleria obblig tutti a girarsi.
Regina! Caterina si precipit gi dalle scale. La russa si gett su di lei, pianse e si profuse in
ringraziamenti ed elogi a colei che le aveva salvato la vita.
Dopo un po, Regina riusc a respingere quelle mani che non volevano lasciarla. Sono venuta a
offrire i miei servigi alla signora contessa, disse.
Ma certo! si rallegr Caterina. Provveder io a parlarle di te.
Come sarebbe a dire? sbott il maestro di palazzo. Una semplice schiava come te non pu
raccomandare nessuno.
Lasciala, Esteve! si sent dalla loggia. Il guercio guardava con depravazione ora luna ora
laltra: la russa dalla pelle bianca e rosea, la levatrice abbronzata e bruna; entrambe sensuali, dalle
forme voluttuose e procaci.
Cosa star fantasticando il guercio?, si chiese Hugo.
Te ne assumerai tu la responsabilit, Esteve minacci il servitore del conte.
Laltro scroll le spalle gesticolando.
Mentre Caterina accompagnava Regina al primo piano, Hugo si diresse in cantina. Non aveva
troppo lavoro: preparava e indicava ogni giorno a Esteve i vini da servire alla tavola dei conti, li
travasava e li filtrava per conservarli, e si era gi anche procurato il piment, il vino speziato per le
imminenti festivit natalizie.
Prepar la bevanda per la giornata e, passando tra botti e orci, immagin che Regina stesse
facendo anticamera nello stesso posto in cui avevano fatto aspettare lui il giorno in cui Roger Puig
aveva deciso di premiarlo per il suo chiaretto. Rabbrivid al ricordo del coltello del guercio che gli
pungeva la pancia. Hugo si sentiva perennemente controllato. Nel bene o nel male era riuscito a
fraternizzare con il maestro di palazzo, con il cuoco e con gli altri servitori, persino con gli schiavi,
visto che lui era il responsabile del vino e nessuno voleva inimicarselo. Era probabile, per, che Mateo
importunasse Regina come aveva fatto con lui. Ripens alla bramosia con cui laveva appena guardata.
Non poteva allungare le mani su Caterina, che era propriet del conte, ma niente gli impediva di
molestare la moglie del cantiniere. Doveva essere questo che il guercio aveva in mente, si disse
angosciato.
Spinto da quella paura, Hugo si ritrov nel cortile lastricato, ai piedi della scala. Da sopra
giungevano voci. Sal i gradini camminando radente al muro, una cautela assurda perch chiunque
fosse stato in cortile o nel loggiato avrebbe potuto vederlo. Si stacc quindi dalla parete e cerc di darsi
una parvenza di normalit. Le voci si fecero pi chiare: una era indubbiamente di sua moglie, ma
laltra... Quando arriv al piano superiore, indugi vicino allatrio che, attraverso un arco, conduceva
alla stanza di Roger Puig e alle altre stanze dei nobili del palazzo. Ascolt la conversazione tra Regina
e il conte.
E perch una donna bella come te farebbe la levatrice? stava chiedendo il nobile.
Perch s, vostra signoria, rispose lei con un tono che a Hugo parve troppo sdolcinato. Non
ritenete pi conveniente e proficuo per la vostra salute essere curato da una bella donna?
A questo riguardo sono assolutamente daccordo, disse il conte con un tono da adulatore.
Hugo sent un paio di passi, forse quelli necessari alluomo per avvicinarsi a sua moglie. Regina
rise.
No, le sent dire. Poi lei rise di nuovo. Roger Puig faceva le fusa come un gatto. No, ribad
Regina. No... ripet senza pi convinzione.
Da quel momento in poi, per alcuni istanti, si sent solo il rumore dello sfregamento di due
corpi, interrotto da qualche sordo sospiro di piacere, quindi alcuni passi affrettati, risate soffocate e una
porta che sbatteva, e infine un silenzio malaugurante.
Hugo ormai non si nascondeva pi. Era ancora in silenzio, paralizzato accanto allarco
dellatrio. Non si sentiva pi niente. Sud freddo al solo pensiero di affacciarsi e vedere che Regina
non era pi l ad attendere. Eppure si affacci: la sedia di legno, stretta e con lo schienale alto; le due
cassapanche e larazzo con san Giorgio. Non cera altro. Lui, per, li aveva sentiti. Non aveva dubbi! Si
chiese perch non fosse intervenuto al momento giusto. Non volle rispondersi, non si arrischi a farlo.
Si avvicin alla porta della stanza del conte e vincoll un orecchio: risate, silenzio, qualcosa che
sembrava un gemito, un grido... Regina. Sapeva perfettamente come ansimava, come gemeva sua
moglie a mano a mano che si avvicinava allorgasmo. Abbandon il palazzo, percorse via de Marquet e
arriv alla spiaggia. Era dicembre. Il sole se ne stava nascosto dietro nuvole scure, e il mare, piuttosto
agitato, sembrava fatto dargento. Le imbarcazioni tirate in secco riposavano sulla sabbia, mentre la
gente di mare si muoveva svogliata, quasi congelata, in attesa di condizioni pi favorevoli alla
navigazione.
Che importanza aveva se Regina si concedeva a Roger Puig? Fece scivolare la mano sul bordo
di una barca. Era stato costretto a sposarsi. Eppure glimportava, eccome. In definitiva, era sua moglie.
E la cosa peggiore era che lo tradiva con Roger Puig. Il nobile si sarebbe vantato della nuova conquista,
probabilmente anche con il guercio. Picchi pi volte con il palmo della mano contro unaltra barca.
Forse persino... No, con il guercio no. Regina non sarebbe mai stata con lui, anche se Hugo non poteva
esserne del tutto sicuro. Cerc di schiarirsi la mente concentrandosi sul mare. Cosa diceva Dola del
mare? Che non le piaceva. Cammin sulla spiaggia fino ai cantieri. L cera sempre movimento. Se la
navigazione era chiusa o aperta solo alle grandi navi, le barche venivano messe al riparo nei cantieri,
riparate o addirittura disarmate e smontate per intero, come in quel momento: i bastaixos stavano
uscendo carichi di grandi assi da una nave che era stata adibita per il trasporto dei cavalli, ma che non
essendo mai stata messa in mare, si era deteriorata nei cantieri, e veniva ora completamente
smantellata. Molti pezzi sarebbero stati utilizzati per altre navi, mentre le assi di legno sarebbero state
vendute in unasta pubblica, per essere riutilizzate principalmente nella costruzione di case. I bastaixos
le stavano trasportando ai rispettivi compratori.
Hugo chiacchier con loro e con altra gente di mare che saggirava per i cantieri: barcaioli che
in quel momento non avevano navi da scaricare, marinai in attesa di un incarico da cui ricavare un po
di soldi, pescatori...
In passato li avrebbe interrogati per avere informazioni da girare a Bernat. Quel giorno, invece,
furono loro a chiedergli del vino. Quand che ti servir altra urina? disse sghignazzando un bastaix.
Hugo fece una smorfia scuotendo la testa. Qualcuno sembrava sapere cosera successo ai suoi
vigneti. Alla fine uno di loro si azzard:  vero che hai abusato della ragazza e poi lhai lasciata per
sposare lebrea?
Hugo si fece unidea delle voci che correvano sul suo conto.
Mia moglie dice che ti hanno scomunicato perch hai sposato unebrea, aggiunse subito un
altro.
No. Ho solo commesso un errore. Non  successo nientaltro. Non ho abusato di Eullia, non
lho mai neanche toccata per tutta la durata del nostro fidanzamento. E mi sono sposato, s, ma con una
cristiana.
Una conversa, sent che puntualizzava qualcuno.
Pi cristiana ancora, visto che  stata lei a scegliere di diventarlo, venne da dire a Hugo.
Come osi dire che unebrea convertita  pi cristiana di noi?
Un brusio si lev dal gruppo con cui Hugo stava parlando. Vide che altri si avvicinavano. Non
volevo dire questo...
Per lhai detto! disse uno.
Labbiamo sentito tutti, ribad un altro.
Cosa? sintromise un terzo appena arrivato.
Mi dispiace. Non volevo offendervi, si giustific Hugo.
Ma lhai fatto, ragazzo, insistette un vecchio marinaio dal brutto ghigno.
Scusate.
Lasciatelo perdere. Uno dei bastaixos cerc di rappacificare gli animi. Si  scusato, no?
Facciamo tutti degli errori.
Non quello di sposare unebrea.
Una conv... tent di ribattere Hugo, ma sinterruppe decidendo di tacere.
E neanche di preferire una donna ebrea a una fanciulla cristiana.
Hugo fece qualche passo indietro. Nessuno lo ferm. Allora lui si gir, salut a bassa voce e
sincammin verso il Raval.
Gli ebrei non si convertono mai davvero! sent che urlavano.
 vero!
Ci ingannano!
Ma non ce la faranno!
Non glielo permetteremo!
Perch non mi hai aspettato a palazzo? chiese Regina, con unespressione stupita.
Erano seduti a tavola nella casa di via del Hospital, tutti tranne Barcha che, inginocchiata
davanti al fuoco, finiva di preparare il pranzo.
Hugo scrut la moglie, convinto che non si aspettasse davvero una risposta. Era tornata
esultante, spiegando che la contessa Anna le aveva promesso di chiamarla presto, e lo stesso sua
cognata Agns, la sorella del conte. Disse che avevano parlato a lungo e che era sicura di averle
conquistate. Le ho incantate! esclam, dopo aver ricordato la sua conversazione con le dame.
Quella non sa nulla, aveva sentenziato Regina quando la contessa le aveva rivelato il nome
della donna che le curava segretamente: una nota levatrice ormai anziana. Sentendo laffermazione
della conversa, la contessa aveva aggrottato la fronte. No, signora, mi dispiace dovervelo dire, ma non
ne sa. Io la conosco bene.  brava con le partorienti e con i neonati, quello s, ma non sa dare tutti gli
altri consigli di cui ha bisogno una donna, e sono tanti... Quando Anna e Agns avevano piegato la
testa quasi contemporaneamente, in attesa di chiarimenti, Regina aveva aggiunto: Ricette damore per
luomo... o per s. Ricette per impedire al proprio sposo di giacere con unaltra donna, o per farlo
litigare con il suo amico. Pozioni o impacchi per stimolare laccoppiamento, per copulare con pi
ardore e passione, aveva continuato, e le due donne si erano scambiate un sorriso, avvicinandosi di pi
a Regina. E poi per rafforzare i reni, per interrompere o provocare gravidanze, per ridare la verginit
perduta o per trattenere lo sperma allinterno dellutero. Formule anche per eliminare i peli, per
schiarire i capelli, per uccidere i pidocchi o guarire le croste in testa, per avere il seno pi grosso o per
rendere pi sodo quello cascante, per eliminare lodore di sudore o il fiato cattivo, per sbiancare il viso
o eliminare le macchie...
Quando aveva terminato lelenco dei possibili trattamenti che una brava levatrice poteva offrire
alle donne, le due nobili lavevano tempestata di domande. Caterina, nel frattempo, aveva ascoltato
tenendosi in disparte. La contessa aveva mostrato a Regina una piccola verruca, che aveva definito
impertinente, perch stava sotto uno dei suoi giovani seni. Regina le aveva promesso che lavrebbe
fatta sparire. La cognata, dopo un attimo di esitazione, si era interessata alle pratiche abortive.
Agns! laveva rimproverata Anna prima di farle locchiolino, complice.
Chi poteva essere lamante della sorella del conte? Regina se lera chiesto, e ripensava a
quellocchiolino mentre Barcha serviva il pranzo nelle scodelle.
Hai conosciuto il conte? indag allora Hugo, come se fosse una cosa senza importanza.
No, rispose lei con la stessa flemma. Hugo la scrut. Regina rimase impassibile, continuando
ad aiutare Merc a mangiare. La contessa mi ha promesso di presentarmi suo marito, aggiunse senza
neanche guardarlo, concentrandosi sulla bambina.
Hugo le osserv il naso e gli parve che non la tradisse. Per un attimo si chiese se fosse davvero
Regina la donna con cui era stato il conte. In effetti, non era riuscito a vederla, ma laveva sentita. E la
voce era la sua... L per l avrebbe giurato che fosse lei, ma lui era anche nervoso, e quel grande atrio
poteva aver distorto la voce.
Guard di nuovo sua moglie: sembrava tranquilla, giocherellava con la bambina. Anche Jaume
le guardava, ridendo sdentato e intromettendosi di quando in quando. Barcha nascondeva bene il
proprio odio, era brava a farlo, e mangiava seduta davanti al fuoco del camino. Sembrava una
situazione gradevole. Hugo non era pi sicuro di quello che gli era parso di sentire. Quella stessa sera,
dopo mangiato, cerc sua moglie e la trov pi disponibile che mai. Desiderosa e insolente come in
poche altre occasioni. Voluttuosa, ardente, appassionata. Sembrava quasi che fosse la prima volta.
...
.
...
16.
...
.
...
Hugo ormai si era riconciliato con Barcellona, e se ne andava a spasso dritto e sorridente per la
citt indicando a Merc i laboratori degli artigiani e spiegandole ad alta voce cosa producevano e
vendevano. Di quando in quando si chinava per rispondere sollecito a una domanda della figlia che in
quellanno 1401 aveva ormai cinque anni. Chi c l dentro? gli chiese mentre passavano da piazza
Sant Jaume. Che bello! E quella chiesa come si chiama? E quel castello, chi c in quel
castello? Come si chiama questa piazza? E l cosa vendono? Padre e figlia giravano per
Barcellona tenendosi per mano, anche se non appena la bimba dava segno di stanchezza, senza neanche
doverglielo chiedere, Hugo la prendeva in braccio e la teneva stretta a s. Poi capitava che andasse a
vedere il mare, con Merc che dormiva sul suo petto, o le vigne, ovvero i piccoli vigneti che ormai si
erano diffusi in tutto il Raval, nellesteso terreno ancora non edificato dentro le mura nuove, che con
lapertura dellultima porta, quella di Sant Pau, erano state terminate, arrivando fino al mare e
racchiudendo anche i cantieri navali.
Hugo continuava a distinguersi come cantiniere di Roger Puig. La cantina era ben provvista,
perch comprava vini da diversi sensali che non riuscivano a ingannare il suo olfatto e il suo palato. Lui
non aveva pi la sua vigna, si era giustificato quando il conte gli aveva chiesto il vino di Vilatorta e gli
disse che, se il conte lo voleva, doveva comprarlo da Jofr Despl. E cos fecero, anche se, da quel che
seppe, il vino del sensale non assomigliava neanche lontanamente a quello prodotto da lui con tanta
cura. Probabilmente Jofr, o chi lavorava la vigna per lui, non sapeva neanche quali fossero i vitigni di
Vilatorta. Fatto sta che, assolti i propri obblighi, Hugo conobbe una felicit che non avrebbe mai
neanche immaginato: quella di vivere linfanzia della figlia. Era lunica cosa che lo ripagava di un
lavoro odioso dal quale non aveva via duscita. Lunico modo per non subire le terribili rappresaglie
che attendevano chiunque abbandonasse il servizio di Roger Puig senza il suo consenso consisteva nel
farsi licenziare, ma il conte non sembrava minimamente intenzionato a mandarlo via. Negli ultimi
tempi, inoltre, anche sua moglie si era premurata di ricordarglielo, ogni tanto, come se non volesse
correre il rischio che Hugo se ne dimenticasse. Il ricatto delle lettere pendeva sulla sua testa, e lei non
esitava a ricordarglielo quando le faceva comodo.
Regina, che si muoveva ormai nel palazzo di Roger Puig con insolita disinvoltura, in poco
tempo era diventata la levatrice di fiducia di Anna e Agns e non aveva nessuna intenzione di
rinunciare alla propria posizione privilegiata. Da l a essere richiesta per i suoi servigi anche da altre
donne, nobili e borghesi agiate, il passo fu breve. Regina lavorava molto, anche se Hugo godeva poco
di quello che immaginava lei guadagnasse dal suo lavoro: la moglie, infatti, dava un contributo molto
esiguo alle spese di casa, amministrando e tenendo da parte il resto senza rendere partecipe il marito.
Cerc unapprendista che laccompagnasse, anche se continuava a dire che un giorno avrebbe voluto
che fosse Merc a prendere il suo posto, aggiungendo che per questo dovevano insegnarle a leggere e
scrivere, e a padroneggiare il latino, che era fondamentale per i libri di medicina... Hugo le chiese di
aspettare un po, due o tre anni, perch Merc era ancora troppo piccola. Ma non la spunt. Poco tempo
dopo, Barcha ricevette istruzioni di portare tutti i giorni la bambina a casa di Pere Coloma, magister
scholarum, un insegnante privato che non dipendeva in nessun modo dalla curia o dalle scuole
pubbliche della cattedrale o della citt, e che Regina doveva aver convinto con buoni argomenti o bei
soldi  in quel caso s, che li spendeva  a dare lezioni a una femmina, peraltro ancora piccolissima.
I bambini non iniziano forse a lavorare a cinque anni? La risposta che gli diede Barcha
quando Hugo cerc di revocare lordine della moglie lo sorprese.
S, ma... stava per insistere.
Se c chi lavora a quellet, non vedo come possa far male alla bambina cominciare a
conoscere i libri per diventare un giorno come Regina.
Probabilmente Barcha inform Merc delle lacune del padre, perch con lui la piccola evit
sempre di fare riferimento ai propri progressi in quel mondo delle lettere cos lontano dalle possibilit
di Hugo, mentre aveva vissuto con gioia infinita tutte le altre esperienze condivise con lui, per esempio
la vendemmia dellanno prima, quando Jaume aveva proposto a Hugo di aiutarlo con il raccolto, la
pigiatura e il travaso del vino.
Oltre ad altre terre cedute in enfiteusi, lospedale di Colom possedeva alcune mojadas di terra
coltivate a vigneto, da cui ricavava il vino necessario per il consumo annuale dei malati e del personale.
Hugo era gi conosciuto, e la maggior parte dei contadini che curavano le viti del Raval teneva da
conto il suo giudizio. Lui passeggiava tra le piante e li aiutava, chiacchierando e discutendo delle
malattie della vite, di tecniche e di tradizione. Cercava di ristabilire lo stretto legame che aveva avuto
con la terra sino a poco tempo prima, anche se non era pi la sua. Merc assorbiva gli insegnamenti del
padre e lui si commuoveva nel vederla che accarezzava un tralcio o staccava delicatamente un grappolo
duva. Era tardi, ormai, ma che bei raccolti e che vino buono avrebbero potuto fare insieme.
Quando arriv la stagione della vendemmia, Hugo si rifiut di mandare la figlia a scuola. Gli
bast uno sguardo, stavolta, perch Regina e Barcha acconsentissero. Raccolse luva con lei, entrambi
bagnati di mosto appiccicoso, con le mosche che ronzavano attorno, quando non sincollavano alla
faccia e alle mani. Vedendo la piccola che combatteva con gli insetti per un attimo gli parve che Dola
fosse tornata in vita. Quanti errori aveva commesso per ritrovarsi in quella situazione? La risata della
figlia lo riport alla realt, e lui rispose calandole ancora di pi sulla fronte il grande cappello di paglia
che le copriva la testa. Cerc dinsegnarle a riconoscere e separare i grappoli maturi da quelli acerbi,
che potevano inasprire il vino. Era stata Dola a spiegarlo a lui la prima volta che avevano
vendemmiato; gli aveva anche detto di pulire i grappoli dalle lumache e dalle foglie e di togliere i
chicchi ammuffiti, cos lui lo ripet alla figlia, anche se l non ci prestavano tanta attenzione e
buttavano luva in ununica sporta perch, in fin dei conti, si trattava pur sempre di fare vino per malati
e moribondi.
La cantina dellospedale di Colom era come la ricordava Hugo, forse un po pi buia,
trascurata, e persino pi sinistra. La porta e lo spioncino dal quale aveva fatto passare il palo che aveva
cavato locchio al guercio erano rimasti gli stessi. Mentre tirava la carretta con parte delluva, diede
unocchiata allamministratore e not che non era lo stesso di allora, adesso era pi giovane. Non vide
neanche la donna che lo aveva condotto in cantina quel giorno. Jaume, amico di tutti, lo present agli
altri dopo aver lasciato la carretta: lamministratore, il sacerdote, due acaptatores, una conversa e
unaltra serva, entrambe volontarie al servizio dei poveri, come Jaume e altri.
Amministratore e sacerdote sulle prime risposero al suo saluto con indifferenza, ma di colpo si
mostrarono interessati non appena Jaume lo ebbe presentato come il cantiniere del conte di Castellv de
Rosanes. Forse il signor conte potrebbe sostenere il nostro ospedale in qualche modo? tast il terreno
il religioso. Magari conviene farglielo chiedere da mia moglie, fu tentato di rispondere Hugo; lei aveva
sicuramente pi influenza di lui. Promise comunque di riferire la loro richiesta al conte, anche se cera
ben poco margine di successo. Lo sapete come sono fatti i nobili, cerc di giustificarsi.
Alla fine riusc a liberarsi da quanti erano venuti per guardare e chiacchierare. Lui voleva...
aveva bisogno di pigiare luva, di sentire ancora una volta come si formava il mosto sotto i piedi, come
nasceva il vino. L non cera un palmento, luva si pigiava dentro un fusto che riversava il mosto in
botti e tini. Hugo si tolse le scarpe, si arrampic fino al bordo del fusto e, quando fu dentro, sollev
Merc per farci entrare anche lei. La bambina quasi ci spariva dentro. E poi, tenendosi per mano, padre
e figlia ballarono e pigiarono luva, ridendo, scherzando e cantando.
Non fu necessario che Hugo chiedesse a Roger Puig di sostenere lospedale di Colom. Il Primo febbraio 1401 il Consiglio dei Cento di Barcellona decise diniziare le consultazioni con il vescovo
della citt e il capitolo della cattedrale per riunire in ununica struttura tutti gli ospedali di Barcellona, a
prescindere dalla loro titolarit: che fossero della citt, del vescovado o della cattedrale. Lassistenza ai
malati nella Barcellona dinizio Quattrocento si svolgeva in piccoli ricoveri indipendenti luno
dallaltro, ognuno dei quali ospitava da uno a dodici pazienti, oltre ai neonati esposti che venivano
abbandonati davanti alla loro porta. Alcune di queste istituzioni, ormai centenarie, avevano problemi
finanziari nonostante i mezzi di cui erano state dotate al momento della loro fondazione, lelemosina e i
tanti lasciti che i barcellonesi prevedevano nei loro testamenti, perch, per poveri che fossero, erano
pochi quelli che si dimenticavano degli ospedali nelle loro ultime volont.
Il concetto medievale di ospedale come ricovero di poveri e pellegrini, dove si aiutava la gente
a morire, si era modificato di pari passo con i progressi nel campo della medicina. Nel 1401 Barcellona
decise di costruire un grande ospedale generale destinato, come previsto dal suo statuto, ad accogliere,
ospitare, sostenere e nutrire uomini e donne indigenti, mutilati, deboli, dementi, feriti e chiunque
patisse altre miserie umane, nonch bambini abbandonati e altri sciagurati di qualsiasi provenienza e condizione.
I membri del consiglio cittadino e il clero arrivarono a un accordo: fondere i sei ospedali di
Barcellona in una nuova struttura, che si sarebbe chiamata Santa Croce. Il luogo scelto per edificarla
era accanto allospedale di Colom, nella cui cantina Hugo gi collaborava disinteressatamente per
richiesta dellamministratore e del sacerdote.
In pochi mesi, bench Hugo avesse dedicato mille cure allinvecchiamento, luva pigiata con
Merc nella vendemmia divent un vino giovane e asprigno, che bruciava in gola e irritava lo stomaco,
ma i poveri pazienti dellospedale di Colom lo trangugiavano come fosse nettare. Hugo pens di
trattarlo con laqua vitae, visto che nel frattempo, su insistenza di Regina e con la complicit di Maria,
aveva recuperato lalambicco nascosto nel podere di Rocafort ed era riuscito a adattarlo al camino della
casa di Jaume, sul cui fuoco distillava nottetempo i rimedi che sua moglie gli commissionava. Ma poi
accanton lidea: il rosso dellospedale di Colom era gi abbastanza forte, per se la gradazione
alcolica poteva essere una qualit apprezzata, il vino del Colom era robusto e acido, troppo volgare per
poterlo offrire a re Martino, alla sua reale consorte, al vescovo o a uno qualsiasi dei consiglieri della
citt che avrebbero presenziato allinaugurazione e alla posa della prima pietra del futuro grande
ospedale di Barcellona.
Tanto lamministratore quanto il sacerdote furono generosi con Hugo, che si procur diverse
botti di vino giovane ma ben preparato, non come quello del Colom, in cui luva si mescolava alle
lumache e alle foglie di vite. Voleva un vino in cui spiccasse il sapore delluva. Quando lebbe
ottenuto, allora s che aggiunse la quantit di aqua vitae sufficiente perch il gusto fruttato si
equilibrasse con la forza alcolica.
Il 17 aprile 1401, una domenica, re Martino e la sua sposa Maria de Luna, il vescovo Joan
Ermengol e i consiglieri della citt si recarono nel Raval per inaugurare il cantiere dellospedale. Lo
fecero in pompa magna, come al solito: i reali a cavallo, seguiti dalle guardie e circondati da uomini di
fiducia, tra cui Roger Puig, annunciati dal suono di trombe e timpani. Il vescovo, sotto il palio, anche
lui con la sua scorta di sacerdoti e accoliti, competeva per sfarzo con il sovrano, mentre i consiglieri,
seri e austeri, vestiti di nero e con il loro bastone, aprivano il corteo del Consiglio dei Cento e delle
corporazioni che seguivano ognuna dietro i rispettivi vessilli. Partiti in processione dalla cattedrale,
portando le prime quattro pietre del nuovo edificio, percorsero tutti via del Hospital, che fu addobbata a
festa per loccasione, con le case ornate di fiori e rami, alcune persino con vecchi arazzi appesi alla
facciata. Lungo la strada, che era stata spazzata e lavata, si udivano esplosioni di giubilo indotte dalle
autorit cittadine grazie alla multa di cinque soldi prevista per chi non avesse collaborato; una sanzione
comunque inferiore a quella che le corporazioni avrebbero imposto a chi non avesse preso parte
allevento.
Hugo, con il suo vecchio abito borghese, si muoveva liberamente nello spiazzo vicino
allospedale di Colom, nei cui orti si stavano scavando le fondamenta del nuovo edificio. Lo spazio era
troppo piccolo per accogliere lesercito di persone che avevano deciso di partecipare allevento in quel
giorno di riposo settimanale, dal clima primaverile e soleggiato, accalcandosi dietro i soldati che
facevano un cordone attorno al palco scoperto dove, piano piano, andarono a prendere posto il re, i
nobili, i religiosi e le autorit.
Merc, che sentiva suo lospedale da quando il padre lavorava nelle cantine, smise di correre su
richiesta del sacerdote non appena re Martino, basso e obeso, coperto con discrezione dai cavalieri del
suo seguito, si lasci cadere goffamente dalla sella del suo cavallo per essere preso al volo. La regina
Maria, non senza aiuto, scese da cavallo con pi eleganza e compostezza del marito, per poi ricevere un
mazzo di fiori dalle mani di un gruppo di bambine del quartiere, tra cui cera anche la figlioletta di
Hugo Llor.
Hugo sorrise osservando la scena. Intu che sua moglie glielo rinfacciava da lontano. Cerc lo
sguardo freddo e irritato di Regina finch non la trov insieme alle donne, dietro la contessa Anna e le
sue amiche. Indossava un abito nuovo, comprato apposta per loccasione: se lesinava sulle spese
quotidiane cui era costretta a contribuire, non lo faceva mai a discapito del suo aspetto  abiti, gioielli,
belletti  o dei suoi interessi, che si trattasse di libri, acquistati senza badare al prezzo a cui si
vendevano allasta, o di fare donazioni ed elemosine ai sacerdoti che la lusingavano.
La piccola  felice, aveva replicato Hugo ai rimproveri della moglie per il modo in cui la
bimba si mescolava e fraternizzava con i monelli del quartiere.
Regina aveva insistito nel dire che non doveva farlo, neanche si trattasse della figlia di un
nobile.
Non va forse a lezione dal suo maestro? laveva interrotta Hugo.
S, ma...
 figlia mia! Di nuovo Hugo non le aveva permesso di terminare la frase.
Laffermazione non era piaciuta a Regina, che si era impettita, le spalle e il collo in tensione, il
naso provocatorio. Te lho portata io! aveva esclamato lei con un tono minaccioso.
E allora? Hugo aveva accettato la sfida e contemporaneamente aveva fatto un passo avanti
per affrontare Regina. Erano da soli al piano terra della casa di Jaume.
Fuori era scesa la notte. Lui stava producendo laqua vitae, mentre lei era appena rientrata da
chiss dove.
 figlia mia! aveva ripetuto Hugo.
E io sono tua moglie!
Mia moglie! Il grido gli era salito dal profondo. Hugo laveva guardata. Stava quasi per
lasciar stare, ma lalterigia di Regina lo aveva innervosito. Non sei altro che la baldracca di tutti i
nobili con cui ti accompagni, era sbottato.
Sta attento a quello che dici!
Sei una puttana!
Una puttana che pu rovinarti, lo aveva minacciato lei.
Hugo si era messo a sghignazzare. Per le lettere? Fallo pure!
Ingenuo, aveva detto Regina socchiudendo gli occhi. Hugo le aveva osservato il naso, serio,
deciso. Vuoi che racconti la verit alla piccola? Vedendo il pallore del marito, che era sbiancato
come se lo stessero dissanguando, Regina aveva sorriso. Mi hai chiamata puttana...?
Non era riuscita a finire la frase perch era stata interrotta dallirruzione di Barcha, che veniva
dal laboratorio di Jaume, dove lanziano dormiva, aggiustandosi il vestito.
Se le dici qualcosa, ti ammazzo, aveva sbuffato la mora, lasciando cadere il vestito, con
grande sorpresa di Hugo e Regina.
Barcha! aveva detto Hugo per attirare la sua attenzione.
Schifosa eretica!
No, la mora si era rivolta a Hugo gesticolando rabbiosamente e ignorando linsulto di Regina.
Voi non lo farete, padrone. Siete troppo buono. Sopportate quello che un marito non dovrebbe
sopportare. Ma io s che lo far, aveva aggiunto voltandosi verso laltra: Se la bambina dovesse mai
scoprire che Hugo non  suo padre, io ti uccido. Ti scuoio viva, se viene a sapere che la storia della
morte di sua madre non  vera.
La violenza con cui Regina aveva risposto a una minaccia simile in passato, nellorto, non era
riaffiorata in quelloccasione, come se la nuova situazione della conversa, il fatto di frequentare le
mogli dei potenti e i potenti stessi, le impedisse di litigare con una serva.
Locchiata che adesso Regina stava lanciando a Hugo dal gruppo delle nobili era identica a
quella che gli aveva indirizzato quel giorno, prima di voltarsi e salire in camera. Ma nonostante
linsistenza della donna, Merc aveva continuato a giocare con i bambini del quartiere: rideva e
piangeva come loro, si sporcava e si graffiava i palmi delle mani e le ginocchia cadendo per terra.
Sul palco furono serviti i dolci e tutti assaggiarono il vino di Hugo, che venne elogiato quasi
allunanimit. Roger Puig, parlando al re, lo indic. Hugo si accorse che il conte lo additava come se
fosse uno schiavo di sua propriet. Re Martino bevve, e Hugo not che tenne per qualche istante il vino
in bocca, per assaporarlo meglio, e poi annu, alzando la coppa doro nella sua direzione e brindando
con lui, da lontano. Il sorriso accennato del sovrano contrast con lo sguardo torvo del conte, alle sue
spalle. Hugo lo cap subito, intuendo il problema: Roger Puig non aveva quel vino.
Linizio dei discorsi lo distrasse. Il consigliere inizi a gridare per farsi sentire dalla folla:
Lospedale verr costruito nello stile che identifica la nostra citt e caratterizza gli altri nostri
monumenti: quello di Santa Maria del Mar, di Santa Maria del Pi, della sala del Tinell, della cappella di
Santa gata, dei cantieri navali o della sala di contrattazione. La gente ascoltava in un silenzio
reverenziale. Sar solido e grande, della pietra pregiata delle nostre cave del Montjuc, sobrio e
insieme maestoso...
Accoglier tutti i poveri e i malati, uomini e donne, senza distinzioni, promise il vescovo.
Barcellona avr lospedale pi grande dOccidente! esclam re Martino, scatenando pi
ovazioni dei suoi predecessori. I paesi confinanti non hanno mai intrapreso unopera di grandezza e
importanza pari allospedale della Santa Croce. Come in tante altre occasioni, Barcellona, e quindi voi
che siete i suoi cittadini, si erger come un faro per illuminare e guidare il resto del mondo civile.
Le grida e gli applausi zittirono il re, che non appena torn il silenzio e riusc a riprendere la
parola infiamm nuovamente la cittadinanza. Hugo rabbrivid nel sentirsi parte di quel grande progetto
collettivo e applaud con la stessa energia degli altri. Aveva sentito parlare molto del nuovo ospedale
che, si diceva, non avrebbe avuto eguali in tutto il continente: per grandezza, splendore, generosit e
sapienza dei medici. Si sarebbe sviluppato in quattro grandi navate o corsie, disposte attorno a un
cortile centrale circondato da un chiostro. Queste avrebbero avuto due piani: quello inferiore, pi basso,
dal soffitto con volte a crociera; e quello superiore, dal soffitto di legno a due spioventi, sostenuti da
meravigliosi archi ogivali.
Stanze simili a quelle dei dormitori dei conventi di Poblet o di Santes Creus, aveva cercato di
spiegare a Hugo il sacerdote dellospedale di Colom, un giorno che avevano parlato del progetto,
mentre erano in cantina e il religioso ne approfittava per prendere pi vino di quanto non gli spettasse.
Hugo aveva scosso la testa: come faceva lui a sapere comerano fatti i dormitori dei conventi?
Laltro aveva capito. Ecco...
Come i cantieri? laveva anticipato Hugo.
S, ma... neanche, il soffitto sar uguale e laltezza simile.
Cos alti? laveva interrotto di nuovo Hugo. Quelli servono per le barche...
E qui dovranno starci i malati. Molti. Per questo saranno alti, per avere una buona aerazione ed
evitare che laria imputridisca. Ma lospedale e i cantieri non si assomiglieranno: gli archi su cui posa
la copertura dei cantieri sono a tutto tondo, mentre quelli dellospedale saranno a tutto sesto, capisci?
Non tondi. Per intenderci, come... Il sacerdote aveva tentato di rappresentarli vedendo che Hugo non
nascondeva la propria perplessit. Come le giare del vino, ecco, aveva concluso indicandone una.
Spiegatevi meglio, padre, aveva chiesto laltro con una certa ironia.
Il fondo della giara  appuntito e le pareti sono ricurve, vedi?
Hugo aveva annuito.
Immagina di tagliare questi recipienti pi o meno a met e di capovolgerli. Avrai il tipo di arco
che sorregger la copertura delle navate dellospedale, aveva spiegato il sacerdote.
Hugo aveva cercato di insegnare a Merc le cose che aveva appena imparato, ma la bambina
non aveva mostrato nessun interesse. Dopo essere stata a lezione di lettura e scrittura, voleva solo
giocare, come stava facendo ora, mentre il re posava in un buco scavato per terra la prima pietra del
futuro ospedale della Santa Croce. Il popolo esplose di nuovo in un applauso fragoroso. Hugo guard la
figlia mentre la regina Maria posava la pietra che le spettava. Merc era rimasta nel gruppo delle
bambine che le avevano portato il mazzo di fiori. Bisbigliavano, ridevano e facevano un po di
confusione, bench il sacerdote che le sorvegliava le esortasse a stare buone. Sua figlia era una delle
pi esuberanti. Hugo sorrise. Lasci correre lo sguardo intorno a s e si sofferm su Regina, che aveva
sulle labbra un bel sorriso. Falsa. Falsa. Falsa. La vide unirsi agli applausi nel momento in cui la
regina finiva di sistemare la sua pietra. Falsa. Aveva proprio ragione Dola! Hugo sospir. Adesso
toccava a Jaume de Prades posare la terza pietra, in rappresentanza del principe Martino il Giovane, re
di Sicilia. Hugo continu a guardarsi intorno e stavolta, tra il seguito dei nobili, vide il guercio. Non
poteva mancare, era sempre nei paraggi.
Ironia della sorte, si disse Hugo, alla fine ho sposato la donna che Dola disprezzava e non
posso liberarmene. Aveva pensato di denunciarla per adulterio, ma gli era toccato accantonare lidea.
Come se Regina indovinasse i suoi pensieri, o in realt li conoscesse gi, cosa che Hugo sospettava in
molte occasioni delle donne in genere, gli sguardi di entrambi si posarono su Merc e poi per un attimo
sincrociarono. Fu Hugo ad abbassare gli occhi per primo. No, Merc non era pronta a conoscere la
verit che Regina minacciava di rivelarle. O forse era lui a non essere pronto a rivelarla alla bambina...
Era lo stesso. Hugo non avrebbe mai fatto niente che potesse danneggiarla.
Regina rincasava di solito allimbrunire, prima del segnale del seny del lladre, ovviamente, ma
quando la luce era ormai scarsa. E non dava mai spiegazioni. Non che Hugo gliele chiedesse. Ormai
non dormivano pi insieme, da parecchio tempo. Aveva un matrimonio infelice e un lavoro al servizio
delluomo che pi odiava al mondo: ecco il risultato del ricatto con cui Regina lo teneva incatenato.
Gli applausi lo riportarono alla realt. Era il turno del vescovo e dei consiglieri, che avrebbero
parlato a nome della Chiesa e della citt. Hugo guard di nuovo il guercio. Ora lavorava addirittura
nello stesso posto in cui aveva cavato locchio al servo. Cerc di dimenticare tutti  il conte, il re, il
guercio, Regina  e torn a concentrarsi su Merc. Cosa ne sarebbe stato di lui senza la felicit che gli
dava quella bambina? Per nulla al mondo avrebbe compromesso il futuro di sua figlia.
La cerimonia termin e, non appena il re e gli altri si congedarono e se ne andarono, la folla si
disperse. La musica inizi e si aprirono le danze. Vino a fiumi. Hugo cerc Merc tra la calca e la vide
per mano a Barcha. Quanto poco intuito aveva dimostrato di avere quando si trattava di capire il
carattere delle persone! Nella sua vita Hugo aveva comprato diversi schiavi e altri li aveva affittati: la
mora, sulla quale non avrebbe mai scommesso un soldo, era quella che si era dimostrata pi fedele.
La osserv mentre ballava con sua figlia. Lui non era capace di ballare, ma vide che anche loro
si muovevano goffamente e questo lo incoraggi a raggiungerle. Barcha fece per andarsene, Hugo la
prese sotto braccio e la fece continuare, poi si un a loro anche Jaume e si divertirono nella notte. Il
Raval era illuminato da fal accesi per le strade e sulle mura, e altri fuochi ardevano sul campanile
della chiesa dellospedale di Colom, del Carme e su altre torri campanarie di quellumile quartiere di
Barcellona.
Forse il vino le aveva rallentato i riflessi, ma Barcha non avvert la presenza del guercio alle sue
spalle finch Mateo non afferr Hugo per le spalle facendolo girare con violenza.
Perch ti prendi gioco del signor conte?
Hugo non fu nemmeno in grado di reagire. Lasci andare la mano di Merc, con cui stava
ballando, senza capire cosa stesse accadendo. Il guercio gli tir un pugno nel ventre, cos forte che
Hugo si pieg in due, ritrovandosi con la faccia della bambina incollata alla sua.
Perch lui non ha questo vino? torn alla carica Mateo.
La faccia di Merc usc dal campo visivo di Hugo quando il guercio gli tir un altro pugno,
stavolta in piena faccia. Non gli fece male come il grido acuto di sua figlia. Cadde a terra. La gente
ballava, e pochi si resero conto di cosa succedeva. A Hugo parve di vedere che Barcha prendeva in
braccio la bambina. Cerc di alzarsi tra una moltitudine di gambe, la vista appannata. Mateo lo prese
per i capelli e lui sent i singhiozzi spaventati di Merc.
Domani dovrai servire lo stesso vino al mio signore, sput il guercio, chinandosi fino a
sfiorare la faccia di Hugo. In quantit sufficiente perch sua signoria possa intrattenere i suoi tanti
amici con quello che ha fatto levare in alto al re la sua coppa. Siamo intesi?
Merc piangeva. Hugo non cap altro: si gett sul guercio e i due rotolarono tra le gambe della
gente che faceva capannello attorno e che indietreggi per fare spazio ai contendenti. Ma non si
picchiarono, perch alcuni soldati di guardia arrivarono subito a separarli senza troppi riguardi. La folla
torn a ballare e Hugo perse di vista Mateo, pur sapendo che non poteva essere lontano.
Non  niente, tesoro, si chin per consolare la bambina.
Vi ha picchiato, singhiozz lei. Perch? Vi fa male?
Hugo sospir. Si  sbagliato. Mi ha preso per unaltra persona.
La bambina gli accarezz la guancia. Vi fa male? chiese di nuovo.
La mattina dopo, Hugo port al palazzo di via de Marquet il vino rimasto che conservava nella
cantina dellospedale di Colom, in discreta quantit, dal momento che gli era costato poco. Aveva
convinto lamministratore che non potevano far bere quel vino ai poveri, e aveva spiegato che,
vendendolo al conte, ne avrebbero ricavato qualche soldo, abbastanza per riempire di nuovo la cantina.
Aveva chiamato alcuni bastaixos per trasportare le botti al palazzo. Lungo la strada, si era domandato
perch lo stesse facendo. La risposta era semplice: non aveva un altro lavoro. Mangiavano e pagava
laffitto con i soldi che gli dava il conte. Parl con Esteve e pretese una grossa cifra per le botti portate
dai bastaixos, cui chiese di non abbandonare mai il loro carico e di tenersi pronti a riportarlo indietro in
qualsiasi momento se lui non avesse ottenuto la somma che chiedeva.
Perch tanto? si oppose inizialmente il maestro di palazzo.
 il vino del re, quello che ha chiesto il conte, rispose Hugo.
Ma...
Ci sono parecchi clienti interessati. Se il conte non lo vuole, lo comprer qualcun altro.
Hugo fece un cenno per ordinare ai bastaixos di riprendersi le botti, ma Esteve glielo imped.
Daccordo, cedette.
Il trasporto  a parte, aggiunse Hugo, indicando gli uomini.
No!
Hugo ripet il trucchetto ed Esteve cedette di nuovo. Doveva essere al corrente dellaccaduto.
Prepara i soldi, gli ordin Hugo mentre accompagnava i bastaixos nella cantina.
Rimasto da solo a sistemare le botti, sent a un tratto qualcuno che scendeva le scale. Cap
subito che non si trattava del maestro di palazzo. I passi erano vigorosi, troppo concitati.
Fece un salto nel momento esatto in cui il guercio si gett su di lui, schivandolo e andando a
rifugiarsi tra le botti. Ne fece rotolare qualcuna. Mateo grid e inciamp in una giara caduta a terra, che
si ruppe. Il vino che conteneva si rovesci. Il guercio scivol e cadde a sua volta. Hugo pot riprendere
fiato. Probabilmente era arrivata lora di affrontare quel miserabile. Era cominciato tutto in una cantina
quando gli aveva cavato un occhio.
Guercio schifoso! grid Hugo, cercando qualcosa con cui difendersi. Trov un ferro che
usava come leva per aprire le botti.
Mateo si era gi rialzato. Impugnava un coltello. Hugo gli and incontro, brandendo la sbarra di
ferro.
Fermo! grid qualcuno.
Continuando a tenere docchio il guercio da dietro una grande botte, Hugo vide Roger Puig in
cima alla scala.
Getta quel ferro! gli ordin il conte.
Prima lui deve gettare il coltello.
Trascorsero alcuni istanti, quelli necessari affinch il guercio capisse che doveva farlo senza
costringere il suo signore a piegarsi alle richieste di un servo. Mateo rinfoder il pugnale. Hugo lasci
cadere il ferro ma, ancora prima che toccasse terra, il guercio scavalc la botte, lo raggiunse e lo mand
a terra. Rotolarono sul pavimento e si batterono come non avevano potuto fare la sera prima, dandosi
pugni, calci, e persino morsi, finch Mateo non riusc di nuovo a impugnare il coltello e a minacciarlo
puntandoglielo al collo.
Ansimavano e sbuffavano entrambi per lo sforzo. Hugo sent il pugnale tremante premergli sul
pomo dAdamo.
Ti ammazzo! url il guercio.
Non ci provare. Furono le prime parole del conte, che fino a quel momento era rimasto in
disparte. Almeno, non in questa casa. Non voglio problemi, Mateo, aggiunse come se a importargli
non fosse la vita di Hugo, ma la propria tranquillit. Quindi si rivolse a Hugo, dopo essersi avvicinato
evitando che il vino rovesciato gli macchiasse le scarpe di cordovano rosso dalla punta lunga legate alla
caviglia con una catenina: Tu sei il mio cantiniere. Sono io che ti pago il salario.  un insulto se non
mi procuri il vino migliore... persino migliore di quello del re!
Hugo cerc di controllare il respiro, prima di rispondere. Sentiva ancora la punta del coltello,
che gli sfiorava il collo ogni volta che respirava. Il guercio si era seduto a cavalcioni su di lui e con le
ginocchia gli premeva sulle braccia, schiacciandole. Non era mia intenzione insultarvi, signore,
balbett. Vi ho portato il vino, lo stesso che ho fatto servire al re...
Avresti dovuto portarmelo prima, incapace!
E se al re non fosse piaciuto? si sforz di ribattere. Il conte rimase in silenzio, pensieroso.
Persino il guercio allent la pressione del pugnale, dando modo a Hugo di proseguire: Solo voi
disponete di questo vino. Nessun altro a Barcellona pu vantarsi di averlo, e lho comprato dopo aver
visto che piaceva al re. Perch avrei dovuto sprecare prima i vostri soldi? Hugo tacque di colpo.
Il conte non cera pi, se nera andato! Il guercio scoppi a ridere vedendo la disperazione di
Hugo: Roger Puig laveva lasciato in balia di quella canaglia, vulnerabile comera. Mateo si raddrizz e
gli affond ancora di pi le ginocchia nelle braccia. Hugo pens che gliele avrebbe spezzate. Poi
finalmente il servo si alz.
Hugo non sentiva pi le braccia, prov a rialzarsi e il guercio gli diede un calcio in faccia. Le
sue scarpe erano di un cuoio duro, con la suola di legno. Il sangue gli riemp la bocca. Un secondo
calcio, e altri due, nella schiena, allaltezza dei reni. Hugo si raggomitol a terra, sul vino. Un altro
colpo, poi silenzio... e un altro ancora, come se quellanimale non riuscisse proprio a lasciare la cantina
senza averlo prima massacrato.
Pensala cos, sent che gli diceva. Finch sei sotto la protezione del mio signore, io non ti
ammazzo. Ma appena lui non avr pi bisogno di te, lo far. Ammazzer te e la bambinetta che
piangeva tanto ieri sera.  tua figlia?
Hugo reag e Mateo gli assest un altro calcio.
Pensaci, ripet prima di sputargli addosso e uscire dalla cantina.
Dopo la posa della prima pietra del nuovo ospedale della Santa Croce, lattivit nei dintorni di
quello del Colom divenne frenetica. Furono venduti tutti i poderi che si trovavano tra via del Hospital e
via del Carme, dove sorgeva il convento delle carmelitane. Mastri costruttori, carpentieri, spaccapietre,
mulattieri, operai di ogni genere, artigiani e apprendisti si dedicarono alla costruzione delledificio,
mentre venivano accumulati i materiali necessari: calce, gesso, legna e migliaia di pietre di varie
dimensioni che i costruttori vendevano allospedale recuperandole dalle cave di loro propriet sul
Montjuc.
I lavori cominciarono dalla navata che dava verso oriente, quella addossata allospedale di
Colom, e procedettero a ritmo spedito. Barcellona aveva urgente bisogno di quelledificio, tanto che il
giorno che alcuni mastri causarono problemi non presentandosi al cantiere, forse perch seguivano
anche altri lavori o forse scontenti del compenso offerto dagli amministratori dellospedale, il re
Martino eman una prammatica con la quale ordinava categoricamente a tutti i costruttori della citt di
recarsi a quel cantiere dellospedale, dove per sarebbero stati pagati a prezzo di mercato.
Come quando il re aveva reclutato forzatamente i maestri dascia per costruire lArmata reale
nei cantieri navali, multandoli e proibendo loro di lasciare la citt, pens Hugo con un sorriso, venuto a
sapere della decisione del sovrano. Torn con il pensiero alle navi, al genovese, alla sua palla di ferro,
ai cantieri, al Navarro... e a Bernat. Da quando aveva deciso di non fare pi la spia per lui, non aveva
pi avuto sue notizie dirette. Non sapeva che fine avesse fatto il corsaro. Da Raimundo aveva saputo
che le denunce dei Consoli del Mare di Barcellona, e persino dei re, alle autorit castigliane per la corsa
di Bernat ai danni di navi di un regno con cui non erano in guerra non avevano avuto seguito. Gi da
parecchi anni il regno di Castiglia viveva tempi convulsi, nello specifico da quando la dinastia bastarda
dei Trastmara era salita al potere dopo il fratricidio di re Pietro il Crudele. Enrico Terzo il Dolente,
allepoca re di Castiglia, si era ritrovato con un regno in cui i grandi signori godevano di privilegi, terre
e possedimenti estesi, rendite abbondanti e castelli spesso inespugnabili. Lui, invece, si diceva che una
notte avesse dovuto impegnare il tabarro per poter cenare. La lotta per sottomettere tutta quella nobilt
arricchita, indisciplinata, superba e arrogante lo teneva molto impegnato.
Preoccuparsi per un semplice corsaro di base a Cartagena? concluse Raimundo. Era una
domenica dal clima mite ed erano appena usciti dalla chiesa della Santissima Trinit.
Pensa che Cartagena  diventata uno dei porti pi strategici per il re castigliano, prosegu il
cambiavalute. I due stavano ingannando il tempo mentre aspettavano Regina che, in una sua ennesima
messinscena, per come la vedeva Hugo, era rimasta ad aiutare il sacerdote dopo la messa. Raimundo
riprese: In base ai fueros concessi alla citt, il re pu imporre a tutte le navi che ormeggiano nel porto
di Cartagena di unirsi alla flotta marittima che lui decide. Poco tempo fa, Enrico Terzo ha mandato due
ambasciate a Tamerlano per negoziare con lui la possibilit di aprire nuove rotte commerciali in
Oriente. Ha anche attaccato la costa di Tangeri per eliminare i corsari che assaltano quella andalusa.
No, se si fosse trattato di un nobile da piegare, forse Enrico Terzo avrebbe fatto qualcosa, ma non adotter
nessuna misura contro un semplice armatore come Bernat Estanyol, che probabilmente lo aiuta gi
nelle sue campagne militari, oltre a procurargli un buon ritorno economico con i ricavi della corsa, sia
contro le navi musulmane sia contro quelle catalane.
Che centrano le navi musulmane e catalane? Fu Regina a chiederlo.
Parlavamo di Bernat Estanyol, il corsaro, le spieg Raimundo con affabilit, vista la stima
che aveva per lei.
Quel beccaio selvaggio non dovrebbe attaccare i nostri.
I nostri? si stup Hugo.
I cristiani, ovviamente. Non dovrebbe assaltare nessuna nave cristiana, fece lei indignata.
E da quando in qua stai con i cristiani? le chiese Hugo senza nascondere il proprio cinismo,
non appena rimasero soli lungo la strada verso casa.
Da quando ho visto la luce e mi sono convertita, resse il gioco lei. Non c donna pi devota
di me.
E in effetti, se non lo era, fingeva bene. Andava a messa, aiutava in chiesa, donava qualche
soldo, accompagnava il sacerdote nelle visite ai malati, e li curava lei stessa, oltretutto. Nonostante il
fervore gi dimostrato, ascoltava ancora le prediche dei catechisti, specie quelle destinate ai conversi, e
visitava gratuitamente tutti i conventi di suore di Barcellona, compreso quello di Jonqueres, dove la
priora la riconobbe ma tacque. Con le monache, Regina trattava i segreti femminili, ma le religiose le
chiedevano anche consigli su molti altri disturbi, reali o potenziali. Non sono un medico, si
giustificava lei prima dintraprendere qualsiasi cura. Anche se potrei esserlo, aggiungeva quando
sapeva che le sue parole sarebbero state recepite. Per circa otto anni, il tempo in cui era stata sposata
con Mos Vives, quando le avevano proibito di lavorare come levatrice con le cristiane e avevano
previsto la pena di morte per i conversi che avessero continuato anche solo a frequentare gli ebrei,
Regina non aveva potuto fare altro che leggere e rileggere tutta la biblioteca di medicina del marito.
Sapeva quello che faceva e aveva ormai let per diventare medico, dal momento che aveva compiuto
venticinque anni. Ora, le relazioni che intratteneva con Roger Puig e con altri nobili e persone di spicco
della citt le garantirono un appoggio nel momento in cui si rivolse a re Martino perch le concedesse il
titolo. Lospedale della Santa Croce prevedeva una sala per le pazienti che non volevano essere visitate
da uomini per certe loro questioni femminili e delicate, e Regina parve la miglior candidata possibile
per curarle. Re Martino nutriva unattenzione particolare per lesercizio della medicina. Decise
distituire un corso generale di medicina a Barcellona, anche se i consiglieri avevano respinto la sua
proposta, restii a permettere che in citt vi fossero studenti che godessero di uno statuto autonomo. Alla
citt e ai cittadini cost molto, in termini di fatica, soldi e concessioni, permettere a unorda di studenti,
sempre problematici, di sottrarsi alla giustizia e allautorit.
Daltro canto, per, i consiglieri furono daccordo che si ampliasse e perfezionasse il corso di
studi privato in medicina che fino ad allora a Barcellona si era tenuto nel convento di Framenors. Con
la costruzione del grande ospedale, serviva anche un corpo medico specializzato, per cui il re concesse
al corso generale di medicina gli stessi privilegi delluniversit di Montpellier, stabilendo la
concessione del titolo di laurea. Decret anche che ogni anno i cadaveri dei condannati morti per
impiccagione venissero utilizzati per le esercitazioni pratiche di anatomia, a patto che non fossero
cittadini di Barcellona e che, una volta sezionati, i resti venissero seppelliti. A partire dal 1401 viet
linsegnamento della medicina in forma privata, comera avvenuto fino ad allora, rendendolo invece
obbligatorio allinterno del corso appena istituito. Infine, il sovrano prese sotto la sua protezione e
salvaguardia tutti i medici, i maestri, i baccellieri, i laureati e gli studenti, uomini e donne, con tanto di
figli e parenti, tutelandoli da qualsiasi offesa, ingiuria e violenza. Sempre nel 1401 Martino
lEcclesiastico concesse piena licenza alla vedova di Pere Moliner, medico barcellonese, perch, grazie
alla sua abilit nel curare i malati, potesse esercitare liberamente e impunemente larte della medicina
in qualsiasi parte del regno senza dover sostenere lesame richiesto per legge. Il re prevedeva anche una
multa di mille fiorini doro alle autorit che lavessero ostacolata nellesercizio delle sue funzioni.
Regina non era la vedova di un medico, ma con il tempo ottenne un sostegno perfino pi
importante di quello di nobili e dottori, soprattutto agli occhi di un monarca che andava a messa tre
volte al giorno e la cui corte era invasa da frati di ogni ordine, con una prevalenza dei francescani, il cui
abate addirittura aveva dovuto ammonirlo perch riducesse le pratiche religiose e si preoccupasse di
governare. A forza di preghiere, offerte e visite a malati e monache, Regina ottenne lappoggio
incondizionato della Chiesa. Alla fine, il vescovo di Barcellona in persona intercedette per lei con re
Martino. Un grande esempio di conversione! cos la present a sua maest. Un vero modello di
virt e di altruismo.
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Parte terza.
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TRA LA VENDETTA E LAMORE.
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17.
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Barcellona, luglio 1409.
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La notizia giunse mentre si celebravano le Corti a Barcellona. Martino il Giovane, re di Sicilia,
figlio di re Martino ed erede al trono dAragona e al contado di Barcellona, aveva sconfitto i sardi nella
battaglia di Sanluri, al comando di un esercito composto da dodicimila uomini e dopo una cruenta
battaglia contro oltre ventimila soldati, tra sardi, genovesi e francesi, tutti alleati contro i catalani; una
battaglia nella quale erano morti militari illustri, come un consigliere della citt di Barcellona, Juan Desvalls.
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Lennesima rivolta di unisola, la Sardegna, da sempre ribelle e indisciplinata, era stata quindi
stroncata da un principe che aveva scritto al padre di voler partecipare a quella guerra per imitare le
prodezze e le gesta dei suoi predecessori, i sovrani di pi gloriosa memoria. Il principe, appoggiato dal
suo esercito siciliano e dalla flotta catalana accorsa in suo aiuto, aveva mantenuto la promessa. E, non
appena si diffuse la notizia della vittoria, comunicata dalle campane che suonavano a festa, a
Barcellona esplose lallegria. Re Martino esort i cittadini a ringraziare Dio con una serie di
processioni che partirono da ogni parrocchia. Lui stesso simpegn a recitare una novena nella
cattedrale, e il primo dei nove giorni, quando scese dal castello di Valldonzella per recarsi in chiesa, lo
accompagn una processione di oltre venticinquemila persone che, dopo linizio della messa, sfil per
Barcellona rendendo grazie per la vittoria.
Esauriti gli atti di devozione, nel clima estivo fatto di giornate lunghe e notti tiepide, la gente si
rivers per strada e la festa dur vari giorni, allietata da vino, dolci, balli e tornei.
La navata ovest dellospedale della Santa Croce era stata gi completata, e Hugo pot verificare
che i soffitti del primo piano, l dove gli archi sembravano giare tagliate a met e rovesciate,
svettavano verso il cielo come nei cantieri navali. Era unimmensa navata, alta e lunga, nella quale
potevano trovare posto un centinaio di infermi, solo uomini, visto che le donne erano ricoverate in una
sala del piano terra munita anchessa di archi e con soffitti appena pi bassi, dove Regina, ormai
medico, le assisteva con laiuto svogliato di Merc. Sempre al piano terra, tra altri edifici di servizio, si
trovava la cantina che gli amministratori avevano affidato a Hugo, pagandolo cos poco da impedirgli
di lasciare il posto di cantiniere per Roger Puig, bench fosse il suo pi grande desiderio, dopo le botte
prese dal guercio. Nonostante lo scarso compenso, Hugo aveva accettato il lavoro perch quel grande
edificio gli piaceva. Esteve, il maestro di palazzo di Roger Puig, gli aveva permesso di conciliare i due
incarichi, come in precedenza gli aveva accordato di continuare a curare le sue vigne. Inoltre,
trattandosi dellospedale della Santa Croce di Barcellona, il cantiniere non avrebbe mai servito altri
nobili, magari rivali del conte, cosa che Puig non avrebbe potuto accettare. Dal canto suo, Hugo era
recalcitrante allidea di dover restare al servizio di qualcuno che odiava, ma sapeva bene di non poterci
fare nulla.
La cantina dellospedale era magnifica, realizzata secondo criteri che Hugo aveva discusso con
il capomastro a mano a mano che questi la costruiva: aveva potuto suggerire lesposizione, la
ventilazione, i diversi locali che la componevano, come quello per la fermentazione, quello adibito al
travaso, quello per il riposo del vino... e perfino il palmento. Aveva ottenuto anche che il pavimento
fosse rivestito di mattonelle e in pendenza, affinch i liquidi rovesciati non ristagnassero. Infine, aveva
fatto costruire un fornello sul quale avrebbe sistemato lalambicco per la distillazione del vino.
Il lavoro era duro. Bisognava distribuire molto vino, che quindi doveva essere riposto o almeno
conservato nella cantina, affinch non diventasse aceto, anche se non sempre Hugo riusciva a
impedirlo. Aveva sentito parlare di procedimenti in grado dinvertire lacidificazione, permettendo il
recupero del vino. Mahir glielaveva spiegato a suo tempo, ma con unespressione talmente scettica da
contagiarlo con la sua incredulit. Il metodo consisteva nel versare un decotto di noci e corteccia di
salice sul liquido inacidito. Si diceva che, nel giro di tre o quattro giorni, il sapore di aceto spariva.
Hugo non aveva mai sperimentato il rimedio fino a quellanno 1409, in cui oltre duecento indigenti, o
forse pi, andarono a sommarsi agli infermi ricoverati nellospedale della Santa Croce.
Proprio in quei giorni era giunto a Barcellona il papa di Avignone, Benedetto 13esimo, in fuga da
una recrudescenza di peste verificatasi a Perpignan. Si era presentato al cospetto delle Corti catalane
per discutere con esse e con il re la situazione della Chiesa, complicata negli ultimi tempi
dallapparizione di un terzo papa, Alessandro V, eletto un mese prima da un concilio celebrato a Pisa in
seguito al fallimento dei negoziati tra Benedetto 13esimo e Gregorio 12esimo per risolvere lo Scisma. I due
papi, tra cui quello romano gi ottantenne, avevano infatti organizzato un incontro a Savona, e
Benedetto 13esimo si era imbarcato verso la terra ligure, dove era arrivato nel settembre 1407. Gregorio
12esimo, tuttavia, non si era spinto oltre Siena, e aveva proposto di spostare lincontro a Pietrasanta. Il papa
avignonese era dunque sbarcato a Portovenere, mentre il romano si era stabilito a Lucca. Entrambi
erano poco distanti da Pietrasanta, ma nessuno dei due aveva osato muoversi, per paura del rivale, e
non essendo neppure riusciti a incontrarsi avevano dichiarato fallito il tentativo. La Chiesa cattolica si
era cos divisa in tre obbedienze: Avignone, Roma e Pisa. Cardinali e re appoggiavano luno o laltro
papa in base ai propri interessi, e promettevano o negavano obbedienza mercanteggiando cariche
vescovili, bolle, prebende, denaro o regni.
Con Benedetto 13esimo viaggiava il suo confessore, il domenicano fra Vicente Ferrer, di cui si
diceva che operasse miracoli. Pochi anni prima, in una precedente visita a Barcellona, il religioso aveva
visto un angelo risplendente con la spada in mano sopra la porta de los Orbs, dove si riunivano i ciechi.
Secondo il domenicano, langelo gli aveva rivelato che era il custode di Barcellona e che, da quel
luogo, difendeva la citt. Colpito dai discorsi del frate, il Consiglio dei Cento aveva fatto costruire
unedicola sopra la porta, che da allora era stata chiamata porta dellAngelo.
Adesso, il frate giungeva a Barcellona insieme a papa Benedetto 13esimo e accompagnato da
centinaia di discepoli di ogni lingua e provenienza, molti dei quali erano una turba di poveri straccioni
che lo seguivano ovunque andasse per assistere ai miracoli e ascoltare le spaventose prediche
apocalittiche di un frate ormai avvezzo a entrare in ogni citt circondato da un esercito di flagellanti
che si laceravano la schiena a frustate. In onore di fra Vicente i consiglieri di Barcellona decretarono
una donazione di trecento fiorini doro per rivestire e nutrire tutti quei diseredati, i quali trovarono
rifugio sui pagliericci della grande navata dellospedale e nella vasta corte dove si stava costruendo il
magnifico chiostro destinato a circondarla.
La folla dei cenciosi fu vestita e sfamata, ma si dovette anche dissetarla. Le feste per la vittoria
di re Martino il Giovane in Sardegna avevano quasi esaurito le scorte di vino della citt; nessuno pi ne
vendeva allingrosso, se non per cifre esorbitanti. I bisognosi furono dunque i primi ad assaggiare le
botti di vino inacidito che Hugo aveva tentato di recuperare con il metodo delle noci. Lui, dal canto
suo, lo aveva sputato al primo sorso, quindi laveva annacquato il pi possibile e laveva addirittura
mescolato con la riserva destinata agli infermi... Ma anche in quel modo laveva sputato. Per ultimo,
aveva provato ad aggiungere della frutta che aveva sottomano e, bench a lui sembrasse ancora
pessimo, gli altri lo avevano bevuto brindando alla salute di fra Vicente.
Hugo aveva visto quella gente sorridere agitando le coppe piene, quasi tutti vecchi e sdentati,
felici per i vestiti usati che avevano ricevuto, per il cibo e per il vino. Alla salute di re Martino!
brindavano. A suo figlio Martino il Giovane! E a Barcellona, che ci ha accolti cos bene! Il vino era
finito, e gli straccioni ne avevano chiesto dellaltro. Hugo aveva dato loro tutto il vino che volevano.
Lui stesso aveva partecipato alla festa, brindando con quellaceto e fingendo che non gli causasse
bruciore alla gola e allesofago, sino allo stomaco. La gente vagava qua e l tra grida, risa e scherzi.
Dun tratto qualcuno gli aveva dato una pacca sul sedere. Hugo si era voltato: impossibile capire chi era
stato. Poi aveva ricevuto unaltra pacca, dalla direzione opposta. Si era voltato di nuovo. Bevi! lo
aveva esortato una coppia di vecchie. Hugo le aveva fissate, quindi una gli aveva insinuato una mano
tra le gambe e lui aveva fatto un salto allindietro, provocando le risate di entrambe. Laltra aveva fatto
una giravolta per mostrare gli abiti nuovi, con un barlume di civetteria negli occhi. Bevi! gli avevano
ordinato, alzando le coppe. Le donne lo fissavano. Bevi, gli era parso di udire per la terza volta, in un
sussurro appena percettibile, come se parlassero a un bambino. Hugo aveva sollevato la coppa e laceto
gli era sembrato meno aspro.
Si era scolato il vino in un sorso solo. Non era molto diverso da quello che solo poche ore
prima, quella stessa mattina, aveva distribuito ai poveri nella corte dellospedale. Al ricordo delle due
vecchie, Hugo scosse la testa con un sorriso. Per quanto fossero al seguito di un santo, il loro
atteggiamento si era rivelato assai poco pio.
Cosa vi fa sorridere, padre? Merc aveva ormai tredici anni, ed era splendida.
Hugo non volle spiegarle la ragione del suo sorriso e, tra la gente, cerc con lo sguardo Barcha
che aveva lasciato a ridere e ballare vicino a Santa Maria del Mar, di fronte al Pla de Palau dove, vicino
ai banchi per la vendita di dolci e vino, si erano riuniti i musici che animavano la festa per la vittoria in
Sardegna. Non la vide. Barcha non avrebbe esitato a definire quelle donne delle vecchie arpie che
volevano succhiargli il sangue in cambio di... niente. Era, pi o meno, quello che gli aveva detto
quando aveva cercato di ostacolare la sua relazione con Maria. Ormai erano anni che non vedeva
Maria, al punto che in qualche occasione era arrivato a provare nostalgia per i loro incontri.
Hugo non aveva pi rapporti con la moglie da anni. La sua vita sessuale si limitava a incontri
casuali con schiave, serve o donne sposate che conosceva allospedale, nelle taverne o a una delle tante
feste che si tenevano a Barcellona per i motivi pi svariati, come quella in corso. Erano incontri rapidi,
furtivi, e magari costosi, quando si recava al bordello della via de Viladalls, che quasi sempre gli
lasciavano lamaro in bocca. Gli torn alla mente Eullia, ancora vergine, il sapore fresco e pulito della
sua bocca, della sua pelle giovane e dellinfinito piacere che aveva provato con lei. Non sapeva nulla di
quella ragazza, non aveva pi voluto vederla. Scacci il ricordo dalla mente. Le vecchie incontrate
nella corte dellospedale avevano smesso di scherzare non appena lui si era unito al loro brindisi, e
avevano bevuto entrambe dai calici, mostrando una muta gratitudine per la sua compagnia, perch non
le aveva allontanate in malo modo come appestate, perch era rimasto davanti a loro, con il vino in
mano, come di certo dovevano aver fatto i corteggiatori ai tempi della loro giovinezza. Quantera facile
rivivere quei tempi, bastava un sorso di vino! Le vecchie non lavevano pi toccato e non avevano pi
riso. I loro occhi erano riusciti ad attraversare il velo della vecchiaia, brillando debolmente, mentre i
volti rugosi si rilassavano in unespressione che aveva intenerito Hugo.
Pensavo a due vecchie che mi hanno mostrato... gratitudine, rispose alla figlia.
Per cosa?
Hugo riflett qualche istante. Per niente.
Padre! Se non avete dato loro niente, perch mai vi mostravano gratitudine?
Hugo strinse tra le braccia Merc, accarezzandola. In realt, ho dato loro qualcosa, le disse.
Un po daffetto.
Non vale. Di quello ne avete da vendere! rispose la figlia, sorprendendolo. La strinse ancora
di pi, finch Merc non cominci a lagnarsi. Siete un bruto! Non cambierete mai? lo accus
scherzosamente.
Hugo la scroll con delicatezza, anche se avrebbe voluto abbracciarla forte per sentirla meglio,
per udirla ridere e scherzare, per attingere alla sua vitalit e alla sua giovent. Si limit a darle un bacio
sulla guancia, prima che lei si scostasse e ricominciasse a sgridarlo: Siete un bruto!
Durante linfanzia di Merc, padre e figlia erano stati molto vicini. La costruzione dellospedale
e il viavai dei manovali avevano offerto loro un ambiente sempre interessante, mutevole e suggestivo.
Nei momenti in cui Merc non studiava, Hugo le proponeva giochi e attivit con gli altri bambini,
incitandola e lodandola quando si divertiva. Tuttavia Regina, non appena aveva iniziato a recarsi
allospedale per curare le malate del piano terra mentre i lavori proseguivano al piano superiore, aveva
preteso laiuto della bambina, che non osava dichiarare ad alta voce quanto poco le piacesse la pratica
della medicina. Hugo, per, lo sapeva. Con lui si confidava.
E cosa vorresti che facesse Merc? lo aveva interrogato Barcha quando lui gliene aveva
parlato. Che coltivasse le viti? Ormai non hai pi le vigne. O che facesse la cantiniera? Non ci sono
donne cantiniere...
Potrebbe sposarsi, come fanno tutte le altre donne.
E la dote? aveva replicato la mora. Non ce lhai. Non hai niente da offrirle, padrone. Con
chi potrebbe sposarsi? Dovrebbe accontentarsi di un menestrello o di un muratore, o di uno di quei
liberti che scorrazzano per il Raval. Lascia che impari la scienza dei rimedi insieme a quellarpia.
Regina  esperta, bisogna riconoscerlo. E Merc potr mettere a frutto i suoi insegnamenti, diventando
una brava levatrice.
Hugo comprendeva le ragioni di Barcha e si decise a malincuore a spingere la figlia a lavorare
con Regina, anche se la piccola, ogni volta che aveva un momento libero o la madre si distraeva, si
rifugiava nella cantina dellospedale, da suo padre, oppure se la svignava correndo a cercare gli amici.
Jaume era morto in quello stesso anno, il 1409, e Regina aveva visto confermati i propri
sospetti, pur scoprendo di aver sbagliato previsione: il vecchio non aveva una famiglia a cui lasciare la
casa, ma lerede non era stata Merc, bens la mora. Ora pagavano laffitto a Barcha, perch Regina
non aveva voluto trasferirsi altrove.
La cantina dellospedale della Santa Croce offriva a Hugo opportunit che quella del conte non
gli dava. Il suo lavoro consisteva nel tenere pronto il vino per gli infermi, e di averne in grande
quantit, nonostante le esigue risorse che gli assegnava lamministratore. Consumato tutto il frutto della
vendemmia, Hugo non poteva fare molto altro, se non comprare vino a poco prezzo e distribuirlo.
Tuttavia, quando terminava il lavoro nel palazzo di via de Marquet, si chiudeva nella cantina
dellospedale e si dedicava agli esperimenti. Una volta assolti gli obblighi verso gli infermi, nessuno lo
disturbava pi n gli chiedeva spiegazioni.
Hugo voleva capire il vino. Perch allinizio ribolliva forte e poi continuava a fermentare molto
pi lentamente? Voleva provare a controllare quel processo. Tent di alterarne il sapore, la forza, il
corpo, la consistenza. Aqua vitae, pere, more, midollo di giunco, chiodi di garofano, zenzero, cannella,
muschio, bucce di pere o di arance mature, origano, uva passa, cumino, mentuccia... Si conoscevano
mille modi diversi per trasformare il vino, sia nel periodo della fermentazione, soprattutto se si voleva
modificarne il sapore, sia in quello del travaso o dellinvecchiamento. Hugo doveva anche preparare i
rimedi a base di vino prescritti dai medici: salvia e miele cotti nel vino rosso per il mal di testa; decotto
di vino bianco con edera e anice per i calcoli della vescica, o con artemisia per quelli renali; speronella
e vino rosso per lalito cattivo... Vi erano decine di ricette per curare varie malattie e disturbi.
Hugo si rifugiava in cantina. Dopo averne varcato la soglia, perdeva la cognizione del tempo e
dello spazio: quel luogo era solo suo e dei suoi vini. Regina non esisteva. Merc sapeva dove trovarlo e
appariva sempre nei momenti pi inattesi. Allora lui le parlava dei vini e lei lo ascoltava con un
interesse sempre pi intenso di quello che aveva dimostrato per gli insegnamenti del maestro, o per le
istruzioni di Regina su malattie e medicamenti. Merc premiava il padre con lammirazione e il rispetto
per le sue conoscenze, e lo rendeva felice ponendogli domande e chiedendogli spiegazioni. Hugo era
pieno dorgoglio. Alla fine arrivava sempre Barcha a ricordargli che era ora di mangiare, o si
presentava direttamente con una scodella piena perch aveva saltato il pasto.
Di quando in quando, poi, Hugo si concedeva qualche passeggiata tra le vigne del Raval, per
parlare con i viticoltori e annusare la terra, e naturalmente, ogni volta che Merc aveva tempo,
esploravano insieme Barcellona, come in quel pomeriggio soleggiato di luglio nel Pla de Palau in cui si
celebrava la vittoria del re di Sicilia Martino il Giovane sullalleanza tra sardi, genovesi e francesi, con
Santa Maria alle spalle e il mare davanti, calmo e brillante. La gente ballava sulla spianata. Flauti e
timpani attaccarono con entusiasmo una nuova danza. Padre e figlia si osservarono in silenzio: la
musica assordante consent loro soltanto di scambiarsi unocchiata tenera e profonda, capace di andare
ben oltre qualsiasi parola. In quel momento, dun tratto, iniziarono a suonare le campane. Quelle di
Santa Maria e di tutte le altre chiese di Barcellona. I musici sinterruppero. Non erano le campane a
festa che avevano suonato a pi riprese per la notizia della vittoria. Non erano rintocchi di allegria. Non
era uno scampanio inteso a chiamare il popolo al divertimento. Le campane suonavano a morto. I
musici misero gi gli strumenti come se deponessero le armi. La gente tacque e tutti si riscossero,
lentamente, interrogandosi con lo sguardo, alla ricerca di spiegazioni. Quale morte poteva mai essere
tanto importante da mettere fine alla festa? Solo in pochi osarono suggerire ci che tutti temevano: la
morte del re. E infatti un re era morto, ma non Martino, bens suo figlio, Martino il Giovane, il re di
Sicilia, abbattuto dalle febbri poco dopo la vittoria. La Sardegna, che aveva sempre causato ai catalani
dispiaceri e delusioni, faceva ora unaltra vittima. Dallallegria si pass al pianto, dalla festa al lutto, e
ai funerali. Era morto un re, ma la cosa pi importante, ci di cui tutti erano consapevoli, era che era
morto lerede della corona dAragona e del principato di Catalogna; il discendente diretto in linea
maschile della dinastia comitale di Barcellona fondata da Goffredo il Villoso, al quale erano succeduti
tanti grandi re: Raimondo Berengario, Giacomo il Conquistatore, Pietro il Grande e Pietro il
Cerimonioso. Tutti monarchi illustri che avevano ingrandito il regno, conquistato il Mediterraneo,
potenziato il commercio e arricchito i vassalli. Di tutti loro restava in vita solo il vecchio Martino,
vicino ai cinquantatr anni, e da tre anni vedovo della regina Maria. Nel 1409 il re, detto anche Martino
lEcclesiastico, era ormai un vecchio obeso che soffriva di febbre quartana, sempre stanco e
sonnolento, ultimo rampollo della grande stirpe dei conti di Barcellona. Il regno, gi in lacrime per la
morte dellerede, cominci a temere linevitabile conflitto per la successione che sarebbe seguito alla
scomparsa del monarca, considerata dai pi pessimisti terribilmente vicina.
Il 1409 port la morte di un altro soldato: il conte di Navarcles, capitano generale degli eserciti
catalani. In assenza di discendenti vivi del conte, a ereditare titolo e terre fu suo nipote, Roger Puig.
Sua signoria ti ordina di andare con lui al castello di Navarcles, annunci a Hugo il maestro
di palazzo. Devi verificare lo stato della cantina e fare linventario dei vini. Domani allalba.
A Navarcles? si stup Hugo.
Il conte non gli aveva mai chiesto di recarsi a Castellv de Rosanes, dove possedeva un altro
castello e presumibilmente unaltra cantina. Hugo non capiva perch volesse portarlo a Navarcles.
Suo zio, il capitano generale, disponeva di unottima cantina piena di vini eccellenti, o almeno
questo  quello che crede sua signoria, rispose Esteve, quando lui gli ebbe esposto i suoi dubbi.
Suppongo sia per questo che vuole che tu lo accompagni... a meno che laggi non intenda ammazzarti
senza che nessuno lo venga a sapere.
Lo scherzo suscit linquietudine di Hugo. Non era unipotesi da scartare. Il guercio verr con
noi? chiese, senza nascondere limprovvisa preoccupazione.
Esteve si guard intorno. Erano sulla porta della cantina. Neppure a lui piaceva Mateo. Nel
palazzo di via de Marquet, chi non lo temeva lo odiava, e molti provavano per lui entrambi i
sentimenti, ma secondo il maestro di palazzo chiamarlo il guercio, con il rischio che qualcuno udisse
e andasse a raccontarglielo, anche solo per conquistarsi il suo favore, era troppo pericoloso. Non
credo, rispose, pi tranquillo, dopo che si fu accertato che non vi erano altre persone a portata
dorecchio. Sai bene che  lui a occuparsi di tutto quando il signore non  a Barcellona. Immagino che
rester qui, a vigilare. Il villaggio di Navarcles si trovava a varie giornate di viaggio da Barcellona,
lungo il cammino che prima risaliva il fiume Llobregat, proseguendo poi sino a Puigcerd e passando
in seguito per Manresa e Berga. Era una strada piuttosto frequentata, perch a Puigcerd si produceva
un ottimo panno. Il conte copr il tragitto a cavallo, Hugo a piedi, insieme a tre soldati che si palesarono
quando fu necessario tirare per le redini un paio di mule attaccate a un carro praticamente vuoto,
destinato forse a tornare indietro con un carico. Dopo alcuni giorni in cui dormirono in pagliai, orti e
scuderie, mentre il signor conte riceveva alloggio nella stanza migliore della casa migliore del paese,
scelta apposta per la notte, Navarcles li accolse infine con un sole autunnale che, per quanto tiepido,
illuminava la terra, le case, e in un certo senso anche lo spirito di chi era abituato a vivere immerso nel
sole del Mediterraneo. Si diressero al castello, situato in cima a uno sperone roccioso: un complesso
cinto da mura, al cui interno i vari edifici erano sparpagliati intorno a quella che in origine doveva
essere stata una atalaya, una torre di avvistamento. Il castellano li attendeva sulla porta. Roger Puig
aveva deciso di mantenere lo stesso servitore che aveva svolto quel ruolo per lo zio, un uomo anziano,
duro, brusco di modi e di parole, che subito, davanti alle mura del castello, pos a terra un ginocchio e
giur fedelt al nuovo conte. Alle sue spalle brulicava una moltitudine di contadini dallaspetto
miserevole e a testa china, servi della gleba preoccupati dal cambiamento di padrone.
Hugo e gli altri furono sistemati in una vasta stanza con diversi pagliericci, sui quali gi
dormiva la soldatesca del castello. Che li condividano, e se non ce n per tutti che dormano a terra!
sent che il conte diceva al castellano quando questi lo avvert della scarsit di giacigli. Lui  il mio
cantiniere. Mostragli la cantina, aggiunse, indicando Hugo, e ordinandogli: E tu, servimi subito il
vino migliore dello zio.
La cantina era magnifica, spaziosa, interrata e costruita con grandi pietre che la mantenevano
fresca, assorbendo gli sbalzi di temperatura in inverno come in estate. Se la costruzione risultava
ineccepibile, non si poteva dire altrettanto del palmento di cui disponeva, n delle botti, delle giare,
degli attrezzi, della pulizia e peggio ancora della ventilazione. Vini eccellenti, diceva?, pens Hugo
ironico ricordando le parole di Esteve mentre annusava un penetrante odore di aceto.
Apri tutte le finestre, ordin al servo che lo accompagnava. Chi era il cantiniere del vecchio
conte? chiese alluomo, mentre questi eseguiva lordine e lui ispezionava il contenuto delle botti.
Ormai da tempo non cera pi alcun cantiniere, rispose il servo. Quello di prima  morto
qualche anno fa. Il signor conte ha cercato di procurarsene uno nuovo qui nella zona, ma pi che
cantinieri erano ubriaconi. Da allora ci siamo dovuti occupare noi della cantina.
Noi?
La servit del castello.
Quali sono le botti della vendemmia di questanno? chiese Hugo, pensando che in quel vino
la seconda fermentazione, quella lenta, non doveva essersi ancora conclusa.
Sono quelle laggi, indic luomo.
Hugo si diresse verso le botti che si trovavano vicino a quelle segnalate. Non le tenete ordinate
per anno? chiese, vedendo che sui contenitori non era apposto nessun segno identificativo.
Traffic con lo zaffo incastrato nel foro di spillatura di una botte. Il servo non rispose, e alla
fine si volt verso di lui, affrontandolo con uno sguardo pieno dignoranza. Hugo forz lo zaffo finch
non riusc a far colare un po di vino in una brocca. Bevve e lo sput: se erano tutti cos, i vini del
vecchio conte, Roger Puig non avrebbe avuto di che rallegrarsi. Scart quella botte e prov con unaltra
vicino, ma il contenuto risult altrettanto ripugnante.
E questo sarebbe il vino che beveva il capitano generale degli eserciti catalani?
S, rispose il servo facendo spallucce.  quello prodotto dai contadini delle sue terre,
afferm. Hugo sbuff, mentre quello proseguiva: Noi tutti beviamo questo vino, disse quasi
gridando, offeso da quella che gli sembr una scortesia di Hugo. Gli strapp la brocca dalle mani e ne
scol il contenuto in un unico sorso. Buonissimo! esclam.  il vino di qui.
Certo, era possibile che quel vino fosse apprezzato dagli abitanti di quelle terre aspre e fredde, e
poteva anche darsi che piacesse al precedente signore, che era stato un rude militare, ma Hugo
conosceva il palato di Roger Puig, molto pi fine di quello dimostrato dal servo nel tessere le lodi di
una bevanda che non era altro che aceto.
Il vino che alla fine Hugo serv al nuovo conte di Navarcles proveniva da una botte intatta.
Allinizio gli era sembrato anche quello inacidito, a causa dellodore che impregnava lambiente e degli
assaggi precedenti, tutti a base di aceto puro. Allora si era sciacquato la bocca e aveva lavato bene la
caraffa in cui versarlo. Quindi ne aveva stillata una piccola quantit e laveva fatta arieggiare. Quel
vino si era conservato: Hugo se nera accorto, infine, dopo essere riuscito a distinguere laspro
dellaceto dal sapore forte e penetrante di un vino rozzo e volgare che stava invecchiando da chiss
quando. Era impossibile determinarne let, anche se probabilmente non pi di un anno... e gi pareva
un miracolo. A ogni buon conto, prima di versarlo nella coppa del conte, lo annacqu per diluirne
leccessiva robustezza che rendeva difficile anche solo inghiottirlo.
Roger Puig era seduto a una grande tavola nella torre, mentre un gruppo di piccoli feudatari
attendeva in fila di rendergli omaggio e di giurare fedelt e vassallaggio al nuovo signore. Il castellano
li present a uno a uno, prima di mettersi a studiare sui libri contabili e sulla restante documentazione
le rendite che ognuno di essi versava nelle casse del conte.
Hugo non aveva tardato a capire che Roger Puig nutriva una vera e propria avversione per i
doveri formali. In qualit di nuovo signore doveva ricevere il giuramento di vassallaggio da parte dei
suoi sottoposti, ma non appena questi cominciavano a enumerare cifre e diritti, lui si faceva travolgere
della collera e dallimpazienza. Nessun feudatario scamp allira del conte.
Tutti questi fuochi, e solo questa rendita?
Era un periodo difficile: i contadini erano pochi e non bastavano al lavoro dei campi. Era questa
la giustificazione addotta da tutti, invariabilmente, luno dopo laltro.
E allora fateli lavorare, quei miserabili scansafatiche! gridava il conte. Voglio pi denaro, lo
capite?
Tutti capivano. Roger Puig, accomodato a capotavola su una sedia che fungeva da trono,
insultava i vassalli e li strapazzava, bevendo il vino che Hugo continuava a servirgli senza pi ascoltare
le discussioni. Che ci faceva l, lontano dalle persone care, a sopportare gli insulti delluomo che
odiava?, fin per chiedersi a sua volta. Aveva bisogno di quel lavoro, questo era certo: tutta la sua
famiglia mangiava, dormiva e si vestiva grazie al suo salario. E anche se non fosse stato cos, Hugo non
avrebbe potuto abbandonare quel lavoro ed esporsi alle ire del nobile. Questa consapevolezza, per,
non comportava necessariamente che dovesse accanirsi a trovargli del buon vino, come aveva fatto in
passato. Avrebbe potuto servirgli quello cattivo con la scusa che non ce nera altro, e nessuno gli
avrebbe rimproverato niente. N Roger Puig, n il servo a cui piaceva laceto, avrebbero mai saputo
trovare la botte intatta. Ma non lo faceva per il conte, pens dopo averci riflettuto, lo faceva per il vino.
Hugo rispettava il vino, lo rispettava a tal punto che si scopriva incapace di servire vino cattivo perfino
al suo peggior nemico. Sorrise. Roger Puig pos la coppa dargento vuota sulla tavola, e Hugo la colm
di nuovo.
Puniteli, e vedrete come lavorano! gridava il conte a un vassallo grasso e sudato, che
sembrava farsi piccolo per la paura e che si teneva la berretta sulla pancia, girando la testa di lato come
se non osasse guardare in faccia il suo signore.
Hugo poteva immaginarselo, in una situazione del tutto diversa, impegnato a insultare e
maltrattare i suoi vassalli e i contadini servi della gleba. Se lo figurava, sempre grasso, ma ben eretto,
mentre li maltrattava e li rimproverava con sputi, calci e ceffoni per le rendite troppo basse,
minacciando poi di infliggere loro castighi ancora peggiori. Distolse lo sguardo, disgustato.
Altro vino! grid ancora Roger Puig.
Hugo obbed. In varie occasioni dovette scendere in cantina a riempire la caraffa. Roger Puig
beveva in continuazione, mentre gli ordini e gli insulti che gli uscivano di bocca si facevano sempre pi
confusi, la lingua gli simpastava, e la mente perdeva lucidit per il troppo bere.
Venne la sera e il castellano, conclusa la sfilata dei vassalli, tent prudentemente di ritirarsi.
Dove vai? lo blocc, tuttavia, il conte.
A ordinare il necessario per la vostra cena, signoria.
Un grande vassoio colmo di salsicce di vario tipo fu servito come portata principale. Roger Puig
rovesci una coppa di vino. Hugo si affrett a raddrizzarla e riempirla di nuovo. Il conte diede un
morso a una salsiccia, ma la strinse cos forte con la mano che la spappol. Lanci allora la carne
contro un servo, insultandolo: Idiota! Continu a imprecare mentre cercava di bere, ma la coppa gli
scivol dalle dita unte e rotol al suolo, tintinnando, finch non gli fu a portata di piede, e allora le
sferr un calcio, scaraventandola in fondo alla stanza. Hugo prese quindi la coppa dellacqua del conte,
la vuot a terra e gliela riemp di vino. Il nobile scoppi a ridere, voleva congratularsi per la buona
idea, ma non riusc nemmeno a girare la testa.
Polli, pernici e una grande ciotola piena di verdure riempirono la tavola, al punto che il conte
non riusciva neppure a servirsi. Frugava a piene mani nel cibo e se lo portava alla bocca. Gridava
improperi ai servi, lanciava loro addosso il cibo e i piatti, e prometteva di ucciderli tutti alle prime luci
dellalba. Hugo approfitt di una di quelle filippiche per prendere un pollo dalla tavola e mangiarselo
alle spalle del conte, al quale continuava a mettere la coppa in mano non appena questi faceva cenno di
cercarla. Il castellano si ritir, con la scusa che il giorno dopo doveva alzarsi molto presto, senza che il
signore riuscisse a opporsi. Luomo se nera gi andato da un pezzo quando Roger Puig smise di
biascicare frasi incomprensibili ed emise un grugnito, quindi grid, insult e schiaffeggi un servo che
aveva commesso limprudenza di avvicinarglisi troppo. Il conte allora rutt, vomit, urin mentre era
ancora seduto sulla sua sedia, senza neppure abbassarsi i calzoni, e torn a lanciare piatti e cibo,
insieme a confuse imprecazioni, risate, sghignazzi isterici, ma soprattutto continu a bere, bere, bere.
Con lavanzare della notte, nella sala cal il silenzio, interrotto solo dal russare del conte,
mescolato a frasi sconnesse. Ogni tanto il nobile allungava un braccio con la coppa dargento ancora in
mano, e Hugo lo serviva. Quasi sempre il vino gli si rovesciava sugli abiti, mentre lui si lamentava e
tentava di portarlo alle labbra; a volte, semplicemente, il peso del liquido versato da Hugo faceva
cadere al suolo la coppa che il nobile reggeva con mano malferma.
Era ormai notte fonda quando Roger Puig pos la testa sul tavolo e lasci andare la coppa, che
cadde al suolo tintinnando. Hugo lo ascolt russare per un bel pezzo. Senza sapere cosa fare, gli gir
intorno e varc la porta dalla quale aveva visto entrare e uscire i servi. Uno di loro, quello che il conte
aveva schiaffeggiato, dormiva accanto a un otre di vino, forse pi ubriaco del suo signore. Hugo gli
diede un calcio a una gamba, ma quello neppure si mosse. Ripet loperazione con pi forza, ottenendo
lo stesso risultato. Si addentr di pi lungo il corridoio. Non si udiva nulla. Chiam, ma nessuno
rispose. Il castello era sprofondato nel silenzio pi assoluto, e Hugo non pot fare altro che tornare
nella sala. Il conte sembrava un cencio bagnato, accasciato sulla sedia in precario equilibrio, con la
testa sul tavolo e le braccia che pendevano inerti lungo i fianchi.
Hugo lo osserv dalla porta.
Roger Puig, conte di Castellv de Rosanes e di Navarcles! esclam a voce alta mentre gli si
avvicinava.
Il suono delle sue stesse parole lo sorprese, e per un momento rimase immobile, in ascolto. Il
conte non reag. Eccolo l il suo nemico, sconfitto, in mezzo ai suoi stessi escrementi. Lo prese per i
capelli e tir. Il conte guard Hugo senza vederlo, con sguardo vitreo. Hugo gli lasci andare la testa,
che ricadde sulla tavola con un colpo secco. Niente. La sollev di nuovo, e la lasci cadere una seconda
volta. Roger Puig non ebbe nessuna reazione. Al tentativo seguente accompagn la testa con la mano
affinch battesse pi forte. Avrebbe potuto spaccargliela in quel preciso istante. Si avvicin alla parete,
doverano appese le armi. Vedendo una spada, esit: non ne aveva mai maneggiate. Stacc unascia e
la brand. Gli parve scomoda e difficile da usare. Ricord laccetta del tempo in cui lavorava ai cantieri
navali, e strinse le labbra: le sue scarpe, il Cane Rognoso... La sua infanzia! Quellarma era cento volte
pi grande e pesante dellaccetta presa allarsenale. Forse, per combattere, era ancora pi difficile e
complicata da usare della spada, ma per alzarla e calare un colpo sul collo di qualcuno non ci voleva
troppa abilit. Hugo valut che non era neppure necessario imprimere forza alla caduta della lama: il
suo stesso peso sarebbe bastato a tagliare la testa di Roger Puig. Torn alla tavola e sollev larma.
Voleva lasciarla semplicemente cadere, come il conte di Navarcles aveva ordinato per messer Arnau,
davanti agli occhi di Hugo accecati dal sangue che gli scorreva sul volto per le botte che quel figlio di
puttana gli aveva fatto dare. Ascolt il proprio respiro. I cantieri, il giorno in cui Roger Puig era riuscito
a farlo cacciare. Quelluomo adesso era l, alla sua merc. Lo stupro di Caterina. Bernat. Le umiliazioni
nel palazzo di via de Marquet. Le botte prese dal guercio in cantina. Hugo aveva la vendetta a portata
di mano, una vendetta che mai avrebbe creduto di poter cogliere cos facilmente: la morte.
Ma non lo fece: non poteva uccidere un uomo... indifeso.
Riappese lascia alla parete.
In mancanza di un erede legittimo e in ottemperanza agli usi e costumi catalani, poich nessuna
legge vietava esplicitamente la trasmissione della corona per via femminile, il re Martino decise di
nominare erede al trono il nipote Federico, figlio bastardo di Martino il Giovane e della siciliana Tarsia
Rizzari. Tuttavia, le Corti ancora riunite a Barcellona, il Consiglio dei Cento, il papa e persino i
consiglieri del re si opposero alla nomina, spiegando che la Catalogna non accetterebbe mai un
bastardo, soprattutto tenendo conto che Martino, seppur vecchio e infermo, poteva comunque
contrarre nuove nozze e generare un figlio. Il monarca aveva confermato la nomina del nipote,
dichiarando di essere impotente e non pi adatto al matrimonio. Ma il popolo, da parte sua, aveva
invece insistito che si sposasse, e il re, debole e bonario, tent di soddisfare la richiesta dei sudditi.
Gli furono presentate due giovani tra cui scegliere: Cecilia dAragona, sorella del conte di
Urgell, e Margherita di Prades, nipote del conte di Prades, che dopo la morte del padre, avvenuta
quando lei era bambina, era cresciuta a corte nel ruolo di dama di Maria de Luna, prima moglie di
Martino. Questa circostanza fece propendere il re per Margherita, una bella ragazza poco pi che
ventenne.
Dopo la scelta, il conte di Prades, nonno di Margherita, diede il suo consenso, e Benedetto 13esimo,
uno dei principali fautori di quel matrimonio, concesse personalmente alla coppia la dispensa
dallimpedimento canonico rappresentato dalla lontana parentela della ragazza con il re Giacomo il
Giusto, di cui Martino era bisnipote. Cos, meno di due mesi dopo la morte di Martino il Giovane in
Sardegna il 25 luglio, suo padre e la giovane Margherita di Prades contrassero matrimonio, il 17
settembre, nella cappella di Bellesguard, un piccolo castello dalla pianta quadrata con torrioni agli
angoli e mura merlate, situato poco fuori Barcellona, ai piedi del massiccio montuoso di Collserola. Il
re Martino amava quel luogo, dal quale si dominava tutta la citt, che si stendeva come un mantello
sino al mare.
Tutto si era svolto cos rapidamente che Martino non aveva neppure potuto disporre del denaro
necessario a coprire i costi del matrimonio, avendo gioielli e propriet gi impegnati. Era tradizione che
per le nozze reali si raccogliesse un tributo speciale, detto di maritaggio, per coprirne le spese, ma in
quelloccasione il re dovette chiedere prestiti e indebitarsi, offrendo in garanzia il tributo ancora non
riscosso, per assicurare alla giovane moglie le nozze che si meritava. Fra Vicente Ferrer celebr il
matrimonio e Benedetto 13esimo benedisse lunione. Dopo la cerimonia venne offerto un banchetto nel
castello, al quale furono invitate numerose personalit presenti a Barcellona in occasione della riunione
delle Corti.
Di ritorno da Navarcles, Hugo non ebbe tempo di riprendere il suo posto come cantiniere
dellospedale della Santa Croce e del palazzo di via de Marquet, perch subito fu chiamato a occuparsi
del vino che avrebbero bevuto quelle centinaia di invitati. Tuniche in tela di filo doro e sete ricamate
anchesse a fili doro, abiti talari bordati dargento e di perle, copricapi adorni di pietre preziose,
stoviglie dargento, coppe doro, arazzi e paramenti, con i monarchi accomodati su rialzi coperti di lane
variopinte e seduti su cuscini di velluto ricamati con le armi reali. In piedi dietro il coppiere del re, il
nobile Guillem Ramon de Montcada, Hugo fu costretto, come il suo compagno, ad assaggiare il vino
prima di servirlo. Ogni cibo e bevanda dovevano essere assaggiati per il timore di avvelenamenti,
anche se in Catalogna non se nerano mai visti: cos le pietanze erano servite dai portatori che
arrivavano in una processione guidata dal maestro di palazzo con il suo bastone, e venivano assaggiate
davanti al re dai portatori stessi. Lo stesso faceva il panettiere con il pane, e il pasticciere con i dolci e
la frutta. Il maestro di palazzo presenziava a ogni assaggio.
Hugo assistette allo strano rituale, sentendosi scomodo nellabito di rozzo panno nero che era
stato costretto a indossare. La scomodit, tuttavia, non era nulla rispetto alla fame che lo tormentava:
erano trascorse molte ore da quando aveva fatto colazione, e le tre portate in cui consisteva il banchetto
furono per lui un calvario, aggravato dallabbondanza di cui godevano i commensali. I catalani
devono essere parchi nel mangiare e nel bere, consigliava fra Eiximenis nei suoi testi. Per questo
motivo i re mangiavano solo due pietanze a ogni pasto, oppure tre nelle feste: pollo destate, gallina
dinverno, e poi maiale, vitello, pernici... Ben diverso era il discorso delle porzioni. Al re veniva servito
un solo piatto, ma con una razione sufficiente per venti persone; patriarchi e arcivescovi, dal canto loro,
ricevevano razioni per sedici; vescovi e cavalieri di sangue reale dovevano accontentarsi di razioni per
dodici, e gli altri nobili e cavalieri invitati ricevevano razioni per otto.
Nelle cerimonie importanti, come i matrimoni,  sempre cos, spieg a Hugo uno degli
aiutanti di cantina quando dovette assentarsi dalla sala del banchetto per prendere altro vino. Anche
nelle celebrazioni pi comuni si rispetta la gerarchia, ma in quei casi il re parte con una porzione da
otto, e agli ultimi tocca dividersi in due una sola razione.
Ma cos avanza molto cibo! si lament Hugo, con lacquolina in bocca.
No, non avanza niente. Quello che non si consuma alla tavola reale viene ceduto agli
elemosinieri, che lo dividono tra i poveri, capisci?
No.
Significa che in questo modo a offrire lelemosina maggiore  il re, e poi si scende nella
gerarchia con una generosit sempre minore.
Ora capisco.
La stessa risposta, capisco, Hugo era stato costretto a darla anche al maestro di palazzo della
casa reale quando, quindici giorni prima del matrimonio del re, si era presentato senza preavviso da lui
nella cantina dellospedale, insieme a un paio di soldati.
Sua maest il re Martino ti vuole come cantiniere alle sue nozze, gli aveva comunicato
luomo senza preamboli.
Era una situazione gi vissuta per Hugo: anche il guercio gli aveva detto una cosa simile quando
gli aveva proposto di diventare cantiniere di Roger Puig.
No... aveva detto.
Il maestro di palazzo aveva finto di non sentirlo. E, a suo tempo, anche il guercio si era
comportato allo stesso modo.
Dovrai procurare il vino migliore per le nozze reali. Sua maest ricorda ancora quello che ha
bevuto per linaugurazione dellospedale, aveva spiegato luomo.
Sua maest ha unottima memoria, aveva replicato Hugo, pensando che erano trascorsi otto
anni da allora. E per un vino bevuto otto anni fa mi manda a chiamare ora? Non ce lha un
cantiniere?
Non  compito mio giudicare le decisioni del re, qualunque sia il tempo che  passato, aveva
risposto serio il maestro di palazzo. Credo sia stato il conte di Castellv a fare il tuo nome per risolvere
il problema del vino per le nozze. Il re non ha molte scorte e, quanto al cantiniere, no, non ce lha.  da
tanto che il palazzo ne  sprovvisto. Io stesso mi facevo carico dellacquisto del vino. Dopo la morte
della regina Maria, il re non ha pi avuto bisogno di un cantiniere, ma adesso, con la nuova regina e la
sua corte,  necessario.
Ma io... Lospedale... Hugo aveva sospirato, senza sapere come opporsi alla volont del re,
sostenuta oltretutto dalla presenza dei due soldati che lo guardavano ostili sin dal suo primo rifiuto.
Ho gi parlato con gli amministratori, e loro capiscono.
Capiscono?
S, loro s. E tu?
Hugo aveva esitato un momento, sufficiente per a uno dei soldati per aggrottare le sopracciglia
e muoversi inquieto. Capisco. E il conte di Castellv...?
Anche lui capisce. I desideri del sovrano prevalgono su tutto.
Daccordo.
In questo caso, andiamo a casa tua a prendere le tue cose, aveva concluso il maestro di
palazzo.
Hugo aveva fatto una smorfia. Che vuoi dire? Perch ho bisogno delle mie cose? Stanno bene
dove sono.
Il cantiniere deve dormire nella cantina.
Hugo si era ribellato.
Avanti! Andiamo! aveva infine ordinato ai soldati il maestro di palazzo.
Lui non aveva voluto aspettare che uno di quegli energumeni lo pungolasse con la lancia, cos si
era messo in testa al gruppo per i pochi passi che lo separavano dalla casa di Barcha, sullaltro lato
della via. Lungo la strada, aveva pensato che la vita delle persone come lui era sempre legata alle
decisioni dei potenti, dal conte al re. E poco si poteva fare per opporsi alla volont di chi esercitava un
potere assoluto, perch si correva il rischio di provocare reazioni imprevedibili.
Siete proprio fortunato, padrone, che tutto sia avvenuto in amicizia, perch se avessero voluto
arrestarvi avrebbero mandato tutto lesercito, lo aveva preso in giro la mora dopo aver ascoltato le sue
spiegazioni. Tornerete? gli aveva quindi chiesto dopo che Hugo aveva finito di radunare in un
fagotto i suoi averi: pochi vestiti logori.
Torner?, si era chiesto lui stesso. Lo spero, aveva risposto con le labbra serrate e facendo
spallucce. Perch non dovrei?
E la bambina? aveva indagato Barcha, con la voce ormai roca.
Prenditi cura di lei, laveva implorata Hugo.
La mora non aveva potuto mantenere la promessa perch Regina era stata chiamata al castello
di Bellesguard e si era portata dietro Merc. Se Hugo dormiva in uno sgabuzzino umido e buio ricavato
nella cantina stessa, Regina e Merc condividevano una stanzetta ancora pi piccola, sopra la zona
destinata alla servit del castello, anche se, a differenza di Hugo, godevano della luce del sole che
filtrava da una finestra stretta e lunga.
Che ci fate qui? si era sorpreso Hugo la prima volta che le aveva viste, alcuni giorni prima
delle nozze.
Padre! aveva esclamato Merc.
La moglie non aveva neppure cambiato espressione. Era probabile che sapesse gi che Hugo era
addetto alla cantina, erano davvero poche le cose che le sfuggivano. Alla regina servono i nostri
servigi, gli aveva risposto.
E a Hugo, per la prima volta, era sembrata una strega. Strega! Ecco cosera. In quel momento
Merc gli aveva fatto locchiolino con aria furbetta e lui aveva perso il filo dei suoi ragionamenti.
Dobbiamo fare in modo che il re generi un erede, aveva aggiunto Merc a bassa voce, come
se stesse rivelando un segreto.
Perch? Il re non dispone gi di vari medici?
S, certo, aveva deciso dintervenire Regina facendo un gesto eloquente in direzione della
bambina, per intimarle il silenzio. A noi non resta che attendere il loro fallimento.
Vedo che sei molto sicura.
Del fallimento dei medici del re? Non ho nessun dubbio.
Hugo aveva distolto lo sguardo dalla moglie, come faceva sempre, e aveva sorriso alla figlia.
Sono felice che siate qui, le aveva detto, ignorando Regina. Ogni volta che vorrai, potrai venire a
trovarmi in cantina. ...
Non cinteressa, laveva interrotto Regina. Abbiamo molto da fare, aveva concluso,
spingendo via Merc.
Verr a trovarvi, aveva promesso la ragazzina. Non preoccupatevi, trover la cantina,
aveva aggiunto, gi camminando dietro Regina.  il posto pi freddo del castello, vero? aveva
continuato a parlargli, con la testa girata allindietro e il sorriso sulle labbra.
Hugo le aveva restituito il sorriso ed era rimasto fermo finch non erano scomparse dietro un
angolo. Allora aveva ripensato:  una strega. E se Regina era una strega, non voleva pensare a ci che
sarebbe diventata Merc con gli insegnamenti di sua madre.
Si diceva che Margherita di Prades fosse ancora vergine dopo le nozze, che il re non fosse
riuscito neppure a penetrarla. Un mese dopo il matrimonio, Margherita ebbe il mestruo. Pi o meno in
quel periodo si present al castello di Bellesguard unambasceria capeggiata dal vescovo di Couserans,
grande oratore e dotto giurista, inviata da Luigi, re di Napoli sposato con Violante dAragona, figlia di
re Giovanni e dunque nipote di Martino.
Il re di Napoli, spieg il vescovo, voleva che suo figlio Luigi, di sei anni, duca di Calabria e
nipote di re Giovanni, fosse ammesso e educato alla corte di Martino, allo scopo di conoscere i costumi
catalani prima di ereditarne la corona. Il discorso del vescovo fu brillante e torrenziale, ma il re parve
assopirsi in pi di unoccasione, con grande scorno delloratore e preoccupazione dei presenti, tra i
quali cera anche la regina. Ci nonostante, dopo che il vescovo ebbe concluso, il monarca replic ai
suoi argomenti e rifiut la proposta che prevedeva il passaggio della corona a un ramo della monarchia
francese, pronunciando una frase che fece scoppiare a ridere prima sua moglie e poi tutti i presenti:
Dio mi render padre, grazie alla mia amata sposa, giacch entrambi facciamo tutto ci che  in nostro
potere per divenire genitori. I sovrani si guardarono, tra le risate della corte. E non vi  solo Dio,
dalla nostra parte, continu Martino. I medici, infatti, mi assicurano che  pi facile che nascano figli
da un padre maturo e una madre giovane che da due genitori entrambi giovani.
Quel rifiuto alle pretese dei francesi, in ogni caso, non fece che inaugurare la lotta per la
successione. Martino avrebbe generato un figlio, o forse no, ma fino a quel giorno gli aspiranti al trono
si sarebbero sentiti legittimati a presentare la propria candidatura, come aveva fatto il francese. Il
piccolo Luigi, duca di Calabria; Federico, figlio bastardo di Martino il Giovane; Alfonso, duca di
Gandia; Giacomo, conte di Urgell; e Ferdinando, infante di Castiglia: tutti erano nobili e potevano
vantare legami di sangue pi o meno stretti con la dinastia comitale di Barcellona. Tuttavia, il favorito
del popolo era Giacomo di Urgell, bisnipote di Alfonso IV e marito di Isabella dAragona, figlia di
Pietro il Cerimonioso e sorellastra dello stesso re Martino, che a sua volta aveva reclamato la corona
per s. Alla morte del figlio, nel luglio del 1409, il re Martino aveva nominato il conte di Urgell
governatore generale del regno, assegnandogli una carica tradizionalmente ricoperta dallerede al trono.
Luigi dAngi e Federico erano due bambini, e avrebbero creato le condizioni per una reggenza,
mentre il duca di Gandia era un nobile quasi ottantenne. Tutti e tre apparivano, quindi, come
pretendenti senza grandi possibilit. Restavano davvero in lizza il conte di Urgell e linfante
Ferdinando. Il primo, catalano, era un erede legittimo discendente da una famiglia ben radicata nella
storia del principato, composta di soli nobili, tra cui si annoveravano principi e soldati votati alla difesa
della loro terra. Il secondo, per contro, era di un lignaggio bastardo che aveva ottenuto il trono di
Castiglia, ma soprattutto era castigliano. Erano in pochi a scommettere su di lui: uno straniero in lotta
contro un catalano come il conte di Urgell.
Intanto Martino, come aveva dichiarato allambasciatore del re di Napoli, tentava di concepire
un figlio con la giovane Margherita, bench la sua obesit gli rendesse impossibile laccoppiamento, e
la febbre quartana, unita a una continua sonnolenza, lo privasse della forza di volont necessaria a
risolvere il problema.
I medici reali si prodigarono in ogni modo, ma dovettero tacere davanti allevidenza della
sconfitta, cedendo liniziativa alle donne che circondavano la sovrana, tra cui Regina, che
cominciarono ad applicare i loro rimedi, consigliando la regina sul da farsi. Cos, ai metodi pi
tradizionali, come il pellegrinaggio di Martino e Margherita al monastero di Montserrat per implorare
la fertilit, si sommarono cibi afrodisiaci, unguenti e pozioni.
Fu richiesto anche lintervento di Hugo.
Dice mia madre di farle avere di quel vino che avete servito al conte, quello molto forte, gli
comunic un giorno Merc, che aveva preso labitudine di scappare per andarlo a trovare in cantina.
Hugo ricord il chiaretto mescolato con laqua vitae. Per farne cosa?
Per ravvivare gli istinti del re, spieg lei. Dice mia madre che la maggior parte degli uomini
e delle donne del palazzo... Merc lasci in sospeso la frase, mentre sorrideva e faceva locchiolino.
Hugo ebbe un gesto di sorpresa e la scrut attento: ormai era una donna. Merc rimase in
silenzio per un po e si lasci esaminare, sapendo che suo padre doveva ormai rinunciare allimmagine
infantile che si era fatto dellamatissima figlia.
Lei conosceva il corpo delle donne: era il suo lavoro. Non le era difficile fare confronti, quindi,
e valutava con attenzione i propri seni, le curve, le natiche, il pube, le gambe. Aveva chiesto a Regina
che tipo di donne piacessero agli uomini, ed era rimasta sorpresa dalla risposta che la madre le aveva
dato, in tono serio e senza giri di parole: agli uomini piacevano le donne con il viso e gli occhi belli, i
seni grandi, generosi e sodi, le cosce e le natiche ben formate e toniche, che accompagnavano i
movimenti. La donna non doveva essere n troppo pelosa, n troppo grassa, le aveva spiegato Regina.
Ci vogliono umili, obbedienti, pulite e servizievoli, soprattutto la notte, aveva quindi aggiunto.
Come sono i miei occhi, padre? E il viso? chiese Merc prima che lui riprendesse a parlare.
Hugo tent dignorare il nodo che gli si era formato in gola e le si avvicin, prendendole il
mento per osservarla, come se non la conoscesse, e voltandole la testa da ogni lato. Prima di
risponderle, dovette schiarirsi la gola. Sono i pi belli di tutta Barcellona...
Ma, padre!
Lo giuro. Non ce n di pi belli. Hugo si rese conto che nella sua vita si era ritrovato ben
poche volte a dover fare complimenti a una donna. Persino con Dola, aveva preso lei liniziativa. S,
i pi belli, ripet convinto. E...
E?
E faresti innamorare anche un principe.
Be, qui ne circolano abbastanza, ma nessuno sembra particolarmente interessato.
Fu come se avesse parlato Regina. Distinto Hugo osserv il naso della figlia. No: il naso di
Merc era in linea con le sue parole.
Figlia... Hugo abbandon il tono scherzoso per parlarle con seriet. Sei bella, e molto.
Dimentica i principi, che non ti daranno mai nulla, e cerca di suscitare lamore di un uomo buono.
Merc lo abbracci. E il vino? chiese prima di uscire dalla cantina.
Lo procurer.
Padre, prima o poi dovrete spiegarmi quali sono le propriet di quel vino che piace tanto a
tutti, colse loccasione per dirgli Merc, sempre discola e intrepida.
Fuori di qui! esclam lui ridendo.
Al castello Hugo non aveva scorte di aqua vitae, e neppure ne era rimasta nellalambicco, ma la
preoccupazione che lo assal quando rest solo in cantina non aveva nulla a che fare con il vino per il
re. Cerca di suscitare lamore di un uomo buono, aveva consigliato alla figlia. Ma chi si sarebbe mai
innamorato di lei, se lui non era in grado di procurarle una dote? Era questa la cosa importante, ancora
pi dellamore. Ci aveva pensato spesso, Hugo, ma aveva sempre finito per rimandare la faccenda,
convinto di avere ancora molto tempo per accumulare la dote per la figlia. Invece, gli anni erano
trascorsi veloci e ormai aveva davanti una piccola donna di tredici anni, bella, sicuramente bella, che
gli faceva locchiolino, lo abbracciava, gli chiedeva sfacciatamente di parlarle di un vino di cui Regina
le aveva di certo gi elencato le virt. Era uno stupido! Aveva bisogno di denaro. Avrebbe dovuto
pensare gi da tempo alla dote per Merc.
Allarrivo di Hugo, la mora si mise a gridare, come se quei giorni di solitudine lavessero fatta
soffrire. Gli parl nervosa, contenta della visita. Gridava, gridava, gridava, senza permettere a Hugo di
parlare, proprio come aveva fatto allinizio, quando lui laveva comprata. Ogni tanto si fermava per
asciugarsi le lacrime, poi ricominciava a gridare pi forte di prima, lanciando anche qualche
imprecazione. Lui le raccont di Merc, del re e della regina. Lei gli parl di Barcellona.
In citt si dice che non lha ancora deflorata, mormor la mora.
Hugo sbuff. La gente vuole che nomini suo erede il conte di...
Urgell, fin la frase Barcha.
S.
Hugo riusc a andarsene solo dopo averle giurato e spergiurato che sarebbe tornato. Attraversata
la strada, entr nellospedale della Santa Croce. I lavori del chiostro proseguivano, insieme a quelli per
il tetto della navata nord. Hugo cercava lamministratore, o il sacerdote, e alla fine parl con entrambi,
chiedendo loro chi era a gestire la cantina dopo la sua partenza. Gli risposero che avevano dovuto
assumere un raccomandato del vescovo, un cantiniere che, a quanto pareva, era pi spesso sbronzo che
sobrio. La vendemmia di quellanno era stata un disastro. Il vino non aveva finito di fermentare, e
lodore di aceto impregnava tutto lospedale. Quellinetto non lavava neppure le botti!
Il vino bisogna amarlo, afferm Hugo.
Bisogna amare gli infermi, figliolo, lo corresse il sacerdote. Il vino  uno dei rimedi che Dio
procura ai bisognosi. Per questo  necessario produrlo con cura e dedizione, perch  uno strumento del
Signore.
La stanza in cui conservava lalambicco e varie ampolle di aqua vitae era stata chiusa a chiave
dopo la sua partenza e nessuno aveva toccato nulla. Gli permisero di entrarci da solo. Hugo prese una
botte vuota, la lav e vi vers tutta laqua vitae di cui disponeva, una quantit considerevole. Poi
smont lalambicco: i due recipienti rotondi di rame, le serpentine e il cannello in cui scorreva il
liquido. Chiese a Barcha di conservarglielo, e lei, sempre gridando, acconsent. Quindi chiese
allamministratore il permesso di trasportarlo nella casa che era stata di Jaume, quello che faceva i
manici di legno dei coltelli, che ormai era di propriet della mora, s, quella... Chiese anche che gli
procurassero un paio di giovani forti, di quelli che si aggiravano sempre per lospedale, affinch si
caricassero la botte sulle spalle e la portassero a Bellesguard.
Hugo si procur una cesta di more raccolte dai servi del re nei boschi di Collserola, e con il loro
succo agrodolce tent di camuffare il sapore dellaqua vitae, che aveva mescolato a un rosso giovane.
La mistura era gradevole, aveva un buon corpo ed era forte, anche se Hugo non sapeva se sarebbe
bastata a risvegliare il desiderio del re. Present quel vino a Guillem de Montcada, il coppiere, che lo
assaggi e subito contrasse il collo e le spalle, per la sorpresa, poi bevve un altro lungo sorso e si lasci
sfuggire unesclamazione. Per il demonio! Dove lhai trovato?
Lho comprato.
Stammi a sentire bene, Hugo. Ti chiami cos, vero?
Hugo assent, preoccupato dal tono di voce e dallautorit del nobile.
Questa  roba che non si compra. Sono coppiere di sua maest da molti anni, e mintendo un
poco di vini. Questo sapore di more... Nascondilo meglio. Il resto non so che cos e preferisco non
saperlo, ma se serve a far concepire un figlio al re, e sia.
Forse aveva esagerato con laqua vitae. La dilu con altro vino e prepar la bevanda per la cena.
Il coppiere torn ad assaggiarla e fece un segno di approvazione prima di offrire il vino al re e alla
regina, la quale comunque volle annacquarlo. I nobili invitati alla tavola reale, tra i quali Hugo
conosceva solo Roger Puig e la moglie, brindarono e alzarono le coppe in allegria. Guillem de
Montcada osservava Hugo di sottecchi, con le sopracciglia aggrottate, quasi a interrogarlo
silenziosamente sulla composizione del vino. A pochi passi dalla tavola, il vassoio e la caraffa posati su
una credenza accanto a s, Hugo si chiese di nuovo se non avesse esagerato con laqua vite, sebbene
lavesse ulteriormente diluita. La tavolata era in fermento. Il re rideva. Le donne, pur avendo
annacquato il vino come Margherita, parlavano a voce alta, e gli uomini le guardavano con occhi
scintillanti. Latmosfera era ben diversa da quella dei pranzi seri e formali in cui Hugo era abituato a
servire da quando era cantiniere reale.
La cena termin, e Hugo fece per andarsene.
No. Il coppiere lo trattenne prendendolo per un braccio. Il re, mentre si occupa della moglie,
potrebbe volere ancora un po di questo vino che lha tanto rincuorato. Quindi tu dovrai esserci e
risponderai con la vita se dovesse accadere qualcosa a causa di ci che hai messo nella bevanda.
Hugo tent di spiegarsi, ma laltro se nera gi andato.
Risponderai con la vita. Le gambe molli e le ginocchia tremanti, Hugo si accod allintera
corte, portandosi dietro il vassoio, con una caraffa e due coppe, tutto doro. Percorsero corridoi di
pietra, freddi e spogli, illuminati da torce, fino a giungere alla stanza da letto del re. Tutti si
ammassarono nellanticamera, dove Hugo si trov vicino alla porta che dava sul corridoio, e rimasero
in attesa, anche se lui non capiva bene cosa stessero aspettando. Si mise ad ascoltare le conversazioni.
Le risate e il baccano che avevano rallegrato la tavola si erano fatti pi sommessi, e si udivano solo
bisbigli. Vediamo se oggi ce la fa, sent dire a una dama piuttosto anziana, dallaria energica e dalla
postura eretta, lussuosamente vestita.
Linterlocutrice chiam la dama Margherita, e le rispose: Sembrava contento.
Lallegria non basta, quello che ci vuole  il vigore, comment la donna chiamata Margherita
e, pensando di aver alzato troppo la voce, tacque. Ma presto riprese: Speriamo che i preparativi siano
rapidi. Quellultima frase chiar a Hugo di cosa si stava parlando: tutti aspettavano di vedere come il
re si accoppiava con la regina.
Tent di convincersi che un semplice cantiniere non avrebbe mai avuto accesso allalcova reale,
anche se la cosa sarebbe potuta risultare divertente o, almeno, interessante. Le gambe non gli
tremavano pi. Laqua vitae non provocava danno alcuno. Non cera ragione di temere che dovesse
rispondere con la vita. Proprio mentre lo pensava, i battenti della porta che si apriva sullalcova furono
spalancati. Non tutti i presenti entrarono. La maggior parte rest fuori. La vecchia Margherita entr,
precedendo le altre donne. Anche un gruppetto di uomini varc la soglia, tra cui Roger Puig e lo stesso
Hugo, che il coppiere venne a chiamare da quella stessa porta.
Hugo tent di non guardare, ma non ci riusc. Nel letto era distesa la regina, giovane e bella,
vestita con una camicia di lino bianco lunga fino alle ginocchia. Hugo, pi che dalle sue grazie, fu
colpito dal suo atteggiamento, sottomesso eppure pieno di dignit. Stava per farsi sfuggire un sospiro
quando not Regina e Merc appostate vicino alla testata del letto. Il naso di Regina fremette, in segno
di rimprovero per quella invasione nel suo territorio, mentre sua figlia, che teneva le mani intrecciate in
grembo, allung quattro dita e le mosse in un affettuoso saluto. Se la ragazza non seppe reprimere un
leggero sorriso, Regina rimase invece perfettamente immobile, senza muovere un solo muscolo.
Il coppiere chiam Hugo e questi si avvicin. Non riconobbe il re finch non gli fu vicino. Il
vassoio gli trem leggermente nelle mani mentre Guillem de Montcada serviva una coppa di vino al
monarca. Hugo, come gli era appena accaduto con la regina, tentava di mantenere lo sguardo fisso sulle
coppe senza indirizzarlo verso il sovrano, il cui grasso tremolava liberamente sotto una semplice
camicia da notte abbinata a una consunta berretta viola di lana.
Il re bevve, facendo schioccare la lingua. Poi alz la coppa in direzione di Hugo, come aveva
fatto il giorno dellinaugurazione dellospedale, e si avvicin ai piedi del letto con tutto limpaccio di
un uomo grasso e scalzo. Hugo rimase al centro della stanza, con il coppiere, a met strada tra il re,
vicino al letto, e i nobili disposti lungo la parete opposta, ai quali impediva la vista.
Vieni, gli disse il coppiere e lo port in un angolo della sala, dove avrebbe dovuto ardere una
torcia, ma al suo posto, fissata a un anello di ferro inchiodato al muro, era legata una robusta corda di
canapa, simile a quelle usate per le barche. Seguendola con lo sguardo, Hugo not che arrivava fino a
una puleggia appesa al soffitto, proprio sopra il talamo reale, e da l poi scendeva sino a mezza altezza
terminando in una specie di imbracatura. Scioglila, gli ordin il coppiere.
Il marchingegno, una sorta di grande fascia di cuoio, cal sino allaltezza del re. Un uomo
vestito di nero gli leg la fascia alla vita, comprimendo il pi possibile il ventre voluminoso. Hugo non
credeva ai suoi occhi: la corda gli pendeva floscia tra le mani. Svi lo sguardo verso Merc e Regina,
entrambe ferme e concentrate, in attesa.
Forza, dobbiamo sollevare sua maest, lo spron il coppiere.
Un paio di nobili aiutarono a tendere la fune, ridacchiando sottovoce. Hugo percep nel loro
alito un forte odore di vino, more e aqua vitae. Il coppiere li chiam Pedro e Bernardo.
Il medico ci dar istruzioni, spieg ai tre Guillem de Montcada.
Hugo si volt verso luomo vestito di nero e scopr che sua moglie e sua figlia si erano
avvicinate al re. Merc era in piedi e reggeva unampolla; Regina si era inginocchiata davanti al
sovrano. Il medico sollev la camicia da notte di Martino, esponendo i genitali di sua maest. Regina
prese a frizionargli il pene.
Cosa gli spalmano? chiese sussurrando il nobile di nome Pedro.
Credo... Il secondo nobile, panciuto quanto il re, faticava a parlare. Credo che sia grasso di
tartaruga.
Che schifo!
Silenzio, sintromise, bisbigliando, il coppiere.
Non ci sentono, si giustific Pedro.
Non si sa mai.
Be... Laltro giorno... pensa che laltro giorno gli hanno spalmato una pasta fatta di formiche
schiacciate, disobbed Bernardo, il pi ubriaco dei due, facendosi poi sfuggire una risata.
Taci!
Formiche con le ali grandi, si affrett a concludere Bernardo, prima di tornare a ridere tra s.
E visto che a quanto pare non  servita a far volare il re, eccoci qui, tutti riuniti a tirarlo su,
ironizz Pedro.
A quel punto anche il coppiere dovette trattenere una risata. Hugo non sapeva cosa fare.
Mescolato a quel gruppetto di uomini attaccati a una fune, non trov di meglio che guardare il re. Il
confessore gli stava impartendo una benedizione.
Tirate piano. Ora!
Lordine del medico reale risuon nellalcova, ma non pi forte del gemito che sfugg dalle
labbra del sovrano quando i quattro tirarono la fune e cominciarono a sollevarlo grazie allimbracatura
che gli comprimeva il ventre. Come se temessero di avergli fatto male, Hugo e gli altri tre si fermarono,
lasciando il sovrano appeso ancora lontano dallobiettivo.
Di pi! ordin il medico.
Il re pesava. Bernardo, gi congestionato e ansimante dopo quel primo sforzo, lasci la fune. E
il sovrano cominci a calare verso terra.
Di pi! Di pi! Di pi! ordin Guillem de Montcada.
Quando Martino giunse a pochi palmi dal ventre di Margherita, il medico ordin loro di
smettere di tirare.
Restate fermi cos!
Hugo, Guillem e Pedro simmobilizzarono, reggendo il peso. Bernardo li guardava, con gli
occhi iniettati di sangue e un sorriso idiota. Le donne, tra le quali cera la vecchia Margherita,
sistemarono la regina nel punto esatto in cui sarebbe disceso il re, che, sospeso a mezzaria, tentava di
non annaspare.
E se cedesse? chiese Bernardo, allungando le mani aperte verso la fune, con il volto contratto
in una smorfia, insieme seria e faceta.
La schiaccerebbe! rispose Pedro ridendo.
Il re dondol al ritmo delle risate convulse degli uomini che tendevano la corda, incluso Hugo.
Il confessore francescano si avvicin per richiamarli allordine. Hugo tacque allistante, ma gli altri
continuarono a sogghignare, sudando per la fatica e lo sforzo di controllarsi.
Adesso! ordin il frate seguendo le indicazioni del medico. Fatelo scendere! Gi, piano,
piano... Piano!
I presenti trattennero il respiro. Le donne scoprirono il pube della regina, che divaric le gambe
per accogliere il marito. Il medico afferr la camicia da notte del re e guid Martino, in modo che
scendesse nel punto esatto per accoppiarsi con Margherita.
Con la fune in tensione, Hugo, come tutti gli altri, prese a scuotere la testa quando il re, con le
gambe corte e grasse ormai sul letto e la pancia stretta dallimbracatura, diede un paio di colpi di reni,
in un inutile tentativo di penetrare la moglie, mentre la vecchia Margherita e unaltra donna infilavano
le mani tra i corpi dei due, tentando di dirigere il membro del sovrano. Martino strinse nuovamente le
natiche, spingendo in avanti. Si ferm, sospirando. Le donne trafficavano con i suoi genitali, tentando
di dargli nuovo vigore. Il re ci prov unultima volta, poi rest immobile, come se stesse per
addormentarsi. Passarono alcuni minuti, durante i quali le carni del re non ebbero il minimo sussulto, e
a quel punto il sacerdote ordin di tendere la fune, per liberare la regina. Obbedirono. Poi, mentre gli
altri uscivano dalla stanza, depositarono il re sul letto e Hugo vide il sovrano spaparanzarsi sulle
lenzuola.
A nulla erano serviti il vino, le tartarughe, la puleggia e limbracatura. Margherita di Prades era
vergine come prima.
Tuttavia, pur tentando di compiacere la moglie, le Corti e il popolo, che reclamavano un erede,
Martino non era disposto a cedere terreno rispetto alle proprie convinzioni. Certo, avrebbe fatto tutto il
possibile per procreare, diceva, ma finch non gli fosse nato un figlio la scelta dellerede al trono
ricadeva su Federico, il suo nipote bastardo. Discendente diretto di due monarchi, ovvero Martino
stesso e Martino il Giovane, re di Sicilia, Federico aveva come unico impedimento alla successione la
sua condizione dillegittimo, anche se il re lo riteneva un problema minore, in quanto il bambino era
nato prima che il padre si sposasse, quindi non era frutto di adulterio. Esisteva per una legge
promulgata al tempo del re Alfonso IV che escludeva dalla successione i figli illegittimi, imponendo
cos a Martino una sola soluzione percorribile per difendere il proprio interesse: che Benedetto 13esimo
legittimasse Federico.
Impegnato a dedicarsi alla moglie Margherita di Prades di notte, e a favorire segretamente il
nipote Federico di giorno, il re conged gli ambasciatori di Ferdinando di Castiglia che, non appena
avevano saputo della presenza di unambasceria napoletana, si erano precipitati alla corte catalana con
la scusa delle condoglianze per la morte di Martino il Giovane, ma in realt intenzionati a far valere i
diritti del loro signore. Anche i siciliani avevano inviato degli ambasciatori a perorare la causa del
bastardo, e altri ne erano giunti invece a difendere la posizione del duca di Gandia. Tutti  incluso il
conte di Urgell, che per il momento era lunico pretendente a essersi trasferito a vivere a Barcellona 
confabulavano e tramavano secondo i propri interessi, cercando appoggi sicuri e cospirando contro tutti
gli altri.
Con il suo abito di rozzo panno nero e il vino sempre pronto sul vassoio, Hugo ascoltava le
conversazioni degli uni e degli altri: sia quelle del re con i suoi commensali, sia quelle della regina con
la sua corte privata. Venne cos a sapere chi fosse la vecchia che aveva tentato con scarso successo di
dare nuovo impeto al membro del re, la notte della fune e dellimbracatura: si trattava di Margherita del
Monferrato, madre del conte di Urgell, che, insieme alla nuora, sorellastra di re Martino, e ad altre
donne, come la moglie di Roger Puig, consolava e distraeva la regina.
Allo stesso modo, Hugo scopr che il conte di Urgell, il pretendente appoggiato dai catalani, si
era scontrato con Benedetto 13esimo a causa della nomina del nuovo vescovo di Barcellona dopo la morte
di Francesc de Blanes. Il conte, governatore generale del regno, aveva tentato di far nominare un suo
protetto, larcidiacono di Santa Maria del Mar, Berenguer de Barutell; il papa voleva invece concedere
il soglio vescovile a Francesc Climent. Nella disputa, secondo alcuni, il conte di Urgell aveva mostrato
larroganza e la superbia di un futuro re, facendo irruzione nella cattedrale di Barcellona e
interrompendo una riunione del capitolo, per difendere il proprio candidato, proprio mentre stava
parlando il papa. Benedetto 13esimo non glielaveva perdonato e aveva preteso da re Martino non solo che
nominasse Francesc Climent, ma anche che il conte di Urgell fosse allontanato dalla citt. Il sovrano lo
aveva accontentato, dal momento che aveva bisogno della legittimazione del nipote Federico per mano
del pontefice. Aveva cos approvato la nomina del nuovo vescovo e inviato il conte di Urgell a
Saragozza, dove le massime autorit, larcivescovo e il justicia de Aragn, ossia il supremo magistrato
con responsabilit di governo, lo avevano riconosciuto come governatore generale del regno.
In questa situazione, il 12 maggio 1410 il re Martino decise di trasferirsi dal castello di
Bellesguard al monastero femminile di Valldonzella, in un luogo chiamato la Creu Coberta, dove si
trovava una residenza reale in cui alloggiavano solitamente i monarchi prima di entrare a Barcellona.
Martino aveva infine ottenuto che il papa legittimasse il nipote Federico con una cerimonia ufficiale
che doveva tenersi il primo giugno a Barcellona. Hugo conosceva bene Valldonzella, perch era vicino alle
vigne di Santa Maria del Mar.
Il re amava il raccoglimento di quel monastero cistercense. La regina si disperava per la
prossima legittimazione del bastardo, che avveniva senza che lei fosse gravida, cosa impossibile
daltronde, visto che era ancora vergine. Anche gli altri aspiranti videro scemare le speranze di salire al
trono, nel momento in cui Federico fosse divenuto il legittimo discendente di Martino il Giovane. In
ogni caso, il 29 maggio la regina e la sua corte di donne, sempre con Regina e Merc al seguito,
offrirono al re unoca cucinata e arricchita di spezie che avrebbe dovuto rinvigorire il sovrano,
concedendogli forze sufficienti a copulare con la moglie. Quella stessa sera, subito dopo aver cenato,
Martino cominci a soffrire di forti dolori di stomaco, ai quali si sommarono una febbre altissima e
uneruzione cutanea su tutto il corpo. Nel corso della notte la salute del re peggior, e a Barcellona si
diffuse la notizia che era gravemente malato. Il mattino dopo, la stanza dove il re agonizzava era
affollata di nobili, probiviri, consiglieri e religiosi di ogni rango, che entravano e uscivano in silenzio,
con espressione grave e circospetta. Hugo aveva ricevuto dal coppiere Guillem de Montcada lincarico
di occuparsi dei visitatori. Il vino non doveva mancare, gli aveva detto. E tra un visitatore e laltro,
dalla sua posizione in un angolo della stanza, Hugo riusciva a vedere il letto su cui giaceva il re, sudato
e febbricitante, il cui respiro era ormai solo un sibilo.
Nobili e religiosi gli chiedevano il vino sussurrando. Nessuno alzava la voce, tutti
bisbigliavano, consapevoli di quanto stava accadendo: il re sarebbe morto senza nominare un erede. A
un tratto, per, un grido lacer il silenzio. Margherita del Monferrato e linfanta Isabella, sorellastra del
re, rispettivamente madre e moglie del conte di Urgell, si erano avvicinate al letto e avevano afferrato il
moribondo per il colletto della camicia, riuscendo a sollevarlo.
 di mio figlio! gridava Margherita. La successione che gli negate, calpestando ogni legge e
giustizia,  di mio figlio!
Ignoro... ci di cui parli... e non credo sia cos, riusc ad articolare Martino prima che i nobili
allontanassero la donna, rimproverandola per come aveva apostrofato il re.
Margherita e Isabella uscirono dalla stanza, ma la questione rimase nellaria. Quella stessa notte
una rappresentanza delle Corti catalane, guidata dal consigliere di Barcellona, Ferrer de Gualbes, e
accompagnata da un notaio, si rec nuovamente nella stanza reale, dove Martino stava seduto su una
sedia, perch da sdraiato gli si riempivano di liquido i polmoni, e soffocava.
Signore, volete che la successione dei vostri regni e delle vostre terre, al vostro decesso, passi
a colui che ne ha diritto secondo giustizia? chiese il consigliere.
Il notaio scrisse che la risposta del re era stata Hoc, s.
Il 31 maggio 1410, un solo giorno prima della data scelta per la legittimazione papale del nipote
bastardo, Martino lEcclesiastico mor, lasciando aperta la successione di un regno formato da altri
cinque: Catalogna, Aragona, Valencia, Maiorca e Sicilia. Tutti indipendenti tra loro e provvisti ognuno
di corte, parlamento, leggi, monete, cultura e costumi, nonch, in caso di necessit, di un esercito; tutti
muniti di proprie autorit e istituzioni per la raccolta dei tributi; ognuno con una lingua diversa. Cinque
regni uniti da una cosa sola: il re.
...
.
...
18.
...
.
...
Dicono che il figlio di Roger Puig sposer una figlia del conte di Urgell e che mia madre sar
nominata baronessa. Sentendo Merc pronunciare quelle parole, Hugo e Barcha sobbalzarono. S,
conferm seria la giovane, seduta a tavola con loro nella casa di Barcha. Non appena il conte di Urgell
sar proclamato re, mia madre diventer baronessa. Cos hanno promesso donna Margherita e donna
Isabella, la madre e la moglie del futuro re. E le cederanno anche terre e vassalli.
Taci, bambina! grid la mora.
Intanto le hanno gi dato una borsa di fiorini doro.
E perch mai la madre e la sposa del futuro re dovrebbero fare una cosa simile? indag suo
padre.
Merc percorse la stanza con lo sguardo, tenendo gli occhi socchiusi, con aria sospettosa.
Ma chi altro vuoi che ci sia, qui dentro, se a malapena ci stiamo noi? esplose la mora.
Merc, a ogni buon conto, prima di rispondere, un gli indici delle due mani e li punt su di loro
in un gesto di complicit. Il re Martino non doveva giungere vivo al primo di giugno... sussurr.
Il silenzio piomb sulla casa.
No, gemette Hugo. Era il re! esclam in tono di rimprovero.
Ma di cosa state parlando? volle capire la mora.
Del fatto che Regina ha avvelenato sua maest.
Zitti! ordin Merc mettendosi un dito sulle labbra.  un segreto.
Non  un segreto, figlia mia,  un assassinio!
Alle parole del padre, Merc vacill. A palazzo... dicevano che re Martino non doveva
legittimare il nipote bastardo, tent di giustificarsi. La corona spetta a Giacomo dAragona, al conte
di Urgell.
Cosa vuoi che ne sappiamo, noi, di re e corone? Queste sono cose da nobili e notai e...
Notai? lo interruppe sua figlia, questa volta con decisione. Quelli che sostengono che il re
ha risposto alla domanda, con un hoc? Ma se  stato solo un colpo di tosse! Hoc, hoc, hoc, e si mise a
tossire lei stessa per dimostrare quanto diceva.
Hugo e Barcha ascoltavano attoniti le parole della giovane, ora veementi e appassionate.
Sua maest non avrebbe mai rinunciato a incoronare il nipote! Era suo desiderio, e il giorno
dopo il papa lavrebbe legittimato. Invece poi non lha fatto pi, ha ritrattato subito dopo la morte del
re. Ma questo il sovrano non lo sapeva. E allora perch mai avrebbe dovuto cedere al parlamento, che
con quella domanda escludeva il nipote illegittimo dalla successione e apriva la strada alle pretese dei
rivali del conte di Urgell? Forse che un re come Martino avrebbe potuto rispondere con un semplice
hoc alla fatale questione che gli stavano ponendo? No. Se avesse inteso ci che gli chiedevano, se fosse
stato nel pieno delle sue facolt, avrebbe dato istruzioni perch si compisse la legittimazione del nipote,
che era suo desiderio e che doveva realizzarsi il giorno seguente. Non si sarebbe mai limitato a un
semplice hoc! Hoc, hoc, hoc, torn a tossire la fanciulla, per corroborare le sue parole.
Hugo e Barcha rimasero in silenzio.
Il conte di Urgell deve essere il nuovo re, prosegu Merc, che ora gesticolava.  un suo
diritto, per sangue e per giustizia.
Tutti sanno che il nuovo re sar il conte, la interruppe allora Hugo.
No, padre. Questo  come la vedete qui, a Barcellona, ma la regina Violante di Bar, vedova di
re Giovanni, e larcivescovo di Saragozza appoggiano il francese Luigi dAngi e si danno da fare per
aiutarlo. Larcivescovo di Saragozza  uno di quelli che hanno negato a Giacomo di Urgell il titolo di
governatore generale del regno. Il conte ha molti detrattori in Aragona.
Detrattori? chiese il padre.
Cosa? aggiunse la mora.
Merc cap di aver sbagliato a utilizzare quei termini complessi. Oppositori, spieg
affettuosamente. Nemici.
Hugo e Barcha si scambiarono unocchiata. Da quant che la mora mi sta vicino?, si chiese
lui, e fece il calcolo. Quindici anni, pi o meno. Doveva averla comprata non molto tempo dopo
lassalto al ghetto del 1391, quella data non lavrebbe mai dimenticata. E adesso... Sorrise, non sapeva
se Barcha pensava le stesse cose. Non era mai riuscito a sapere la sua et, ma il colore della pelle le si
era scurito a mano a mano che il volto si era coperto di macchie e di rughe. Era sempre una donna
grande e forte, anche se probabilmente la sua forza era solo il riflesso della sua ostinazione. Hugo serr
le labbra, intuendo che anche la donna lo stava esaminando.
Il tempo passa per tutti, comment la mora, indovinando anche stavolta i suoi pensieri.
Per tutti, si disse Hugo, scuotendo la testa e tornando a osservare la figlia. Detrattori. Sorrise di
nuovo. La piccola sapeva leggere, in catalano e in latino. Non cera nulla di strano, dunque, nel fatto
che impiegasse parole che loro non capivano.
Dalla morte di re Martino non vivevano pi insieme. Regina e Merc erano state ammesse alla
corte del conte di Castellv de Rosanes e di Navarcles, e vivevano nel suo palazzo di via de Marquet,
come tanti altri familiari che accompagnavano Roger Puig. Merc era entrata a servizio come ancella
della contessa. Hugo non sopportava lidea che sua figlia avesse a che fare con la moglie di Roger Puig.
Eppure, quando Regina gli aveva mandato a dire di lasciare la cantina e recarsi alla loggia del palazzo,
Hugo vi aveva trovato Merc, vestita di seta rossa, pettinata e con il viso imbellettato, trasformata in
una donna attraente, gracile, sensuale. La figlia gli aveva sorriso, e lui si era sciolto.
Lei gli aveva poi parlato dei suoi nuovi incarichi con un entusiasmo tale che Hugo non aveva
saputo cosa rispondere. Aiutava ancora la madre come medico. Ma poco, per fortuna, sapete bene che
non mi piacciono i parti e i malati, aveva sussurrato allorecchio del padre. Il resto del tempo lo
trascorreva con la contessa e con le donne della sua famiglia. Leggeva per loro. Insieme, cucivano sete
e filavano. E poi giocavano, chiacchieravano, ridevano, si scambiavano confidenze e imbandivano
merende...
E...? continu Hugo, che voleva sapere dove sarebbe andata a parare la spiegazione di Merc.
E mi troveranno un buon marito, un nobile! La contessa ha promesso di farmi la dote.
Ora Hugo capiva il motivo della benevolenza verso sua figlia: erano grati a Regina per la morte
di re Martino, e Regina, per parte sua, non aveva esitato a incantare la fanciulla per rubarla a Hugo.
Per qualche motivo, Hugo non aveva mai raccontato a Barcha quanto era accaduto al castello di
Navarcles, forse per quella schiena piena di cicatrici che la mora mostrava con orgoglio, come simbolo
della sua lotta. Non era pentito di non aver ucciso Roger Puig, non provava nessun rimpianto per non
aver abbattuto lascia sul collo del conte. Anzi, semmai si sentiva pi libero, come se lodio fosse
sfumato, dopo quel rigurgito di vendetta non compiuta. Aveva cercato la Madonna del Mare, e aveva
visto che gli sorrideva di nuovo: lui non era un assassino.
E non era neppure pi cantiniere reale, visto che alla morte di re Martino la sua giovane moglie,
Margherita di Prades, era stata sottoposta per ordine del conte di Urgell, il governatore generale, a
trecento giorni di vigilanza da parte di quattro matrone. La regina vedova aveva lasciato Bellesguard e
si era trasferita al Palazzo Maggiore, dove aveva abitato scortata giorno e notte da una di quelle donne
finch non fu stabilito con certezza che non era incinta. Quasi ridotta in prigionia, la regina aveva visto
diminuire i membri della sua casa al minimo indispensabile. Margherita non disponeva neppure pi di
denaro. Il re Martino aveva voluto essere generoso e le aveva destinato Bellesguard e il Palazzo Minore
di Barcellona, oltre ad alcuni gioielli, bench questi fossero in realt impegnati a garanzia di precedenti
prestiti. Leredit non comprendeva la somma di denaro necessaria a riscattare i gioielli, anche perch
il patrimonio reale era quasi nullo e, anzi, non era bastato neppure a coprire le spese dei funerali del
monarca, il cui cadavere imbalsamato era rimasto esposto alla vista della cittadinanza per diciotto
giorni. Gli esecutori testamentari erano stati obbligati a chiedere un prestito di diecimila fiorini al
parlamento catalano per sostenere i costi delle sontuose esequie dellultimo sovrano della casa comitale
di Barcellona. E a garanzia del nuovo prestito per la reale sepoltura andarono alcuni beni destinati a
Margherita che non erano impegnati.
In quelle circostanze, Hugo lasci la cantina di Bellesguard senza neppure aver ricevuto
lultimo salario. E nemmeno pot tornare al suo vecchio posto di cantiniere dellospedale della Santa
Croce, perch dopo la morte dellarcivescovo, che laveva raccomandato, lubriacone che laveva
sostituito in cantina aveva lappoggio del capitolo della cattedrale.
Hugo non poteva lasciare la cantina del conte. Lo sapeva, e soprattutto sapeva che era suo
dovere restare nello stesso posto in cui si trovava Merc.
Padre...
Hugo fu sorpreso di vedere sua figlia nella cantina. Le aveva detto molte volte che, entrando l
dentro, rischiava di macchiarsi i meravigliosi vestiti che ormai indossava sempre. La figlia, per,
sembrava non potesse evitare di avvicinarsi al vino, di annusarlo...
Fuori, fuori, cerc di allontanarla, agitando le mani.
Erano trascorsi diversi mesi dalla morte di re Martino, e Hugo non poteva fare a meno di
ammirare Merc, che spesso sfuggiva ai suoi impegni per andare a trovarlo e chiacchierare con lui nella
cantina. Regina non le avrebbe mai rivelato che lui non era suo padre, ma Hugo, vedendola ormai cos
bella, allegra, sorridente e felice, immaginava che potesse essere la figlia segreta di una principessa.
Solo da una principessa poteva aver ereditato il portamento elegante con cui camminava e si muoveva,
come se galleggiasse, e come se le cose le si avvicinassero alle mani per non costringerla a raccoglierle.
Tuttavia, quel giorno, diversamente dal solito, la ragazza non sorrideva.
 successo qualcosa? si preoccup lui, dopo averla raggiunta fuori dalla cantina.
No... niente. Lindecisione trapelava dalla voce della ragazza.  che...
Figlia mia, la esort lui.
Sua signoria vuole che percorriate tutto il regno per scoprire quali sono i pretendenti ostili al
conte di Urgell.
E perch sei tu a dirmelo?
Ve lo proporr lui. Io lho sentito e ho voluto avvertirvi in anticipo.
Hugo non poteva credere che il conte volesse usarlo come spia.
Sua signoria sostiene che voi non destereste sospetti, continu Merc. Potreste giustificare i
vostri viaggi con la scusa dellacquisto di vino. Nessuno va da una parte allaltra, se non per concludere
affari. E voi di vini ve ne intendete. Siete il migliore...
No.
Padre, perch no?
Merc... Hugo esit, perch il volto della figlia aveva assunto unaria triste. No, ribad,
nonostante tutto.
Per favore, accettate. Merc gli si avvicin. Hugo si scost per non macchiarla con le sue
mani sporche, ma lei fraintese. Padre... lo supplic con voce roca.
Hugo tent di spiegarle perch laveva tenuta a distanza, mostrandole le mani sporche, ma
Merc non cap.
Dobbiamo aiutare il conte di Urgell, insistette la ragazza, ormai prossima al pianto.  il re!
Non possiamo permettere che un francese regni in Catalogna!
Non so neppure scrivere, Merc. Come vuoi che mi trasformi in una spia?
Le lacrime bagnarono le guance della ragazza, cos abbondanti da risvegliare la diffidenza di
Hugo.
Ma tu, che interesse hai tu, in tutto questo? le chiese.
Se il conte di Urgell sar re... noi diventeremo ricchi e nobili, riusc a dire tra i singhiozzi.
Noi tutti.
Gli occhi lucidi della figlia erano supplichevoli. Cosa non potrebbero mai ottenere quegli
occhi, se solo lo volessero?, pens Hugo, distraendosi per un momento. Sospir. Stava per ripetere il
suo rifiuto, ma si ricredette. In fin dei conti, non aveva altro da fare che lavorare per il conte... nella
cantina o dove lui volesse. Continuava a provare disprezzo per quel bastardo, ma non aveva voluto
cogliere lopportunit di ucciderlo. Si era vendicato di lui da un punto di vista commerciale e ormai,
svanito lodio, non aspirava ad altro. Non aveva nessuno che lo aspettasse, lui, fatta eccezione per la
mora, e lunica cosa al mondo a cui teneva, la sua ragione di vita, era Merc. Lavrebbe accontentata
perch voleva vederla sorridere. E poi, con quel viaggio, non aveva nulla da perdere.
Ho la vita, da perdere!, concluse invece dopo aver ascoltato dalla bocca del conte che Mateo
lavrebbe accompagnato in quella missione. Ma non os rinunciare, laveva promesso a sua figlia, cos
cerc di trarre consolazione dalla sua allegria per aver ottenuto quello che voleva, dallabbraccio che
gli diede e dai mille baci che gli piovvero sul viso.
Cosa vuoi che mimporti se si macchia il vestito! esclam lei. Pi tardi, inconsapevole e
innocente, sentendo i dubbi del padre rispetto allidea di viaggiare con il guercio, gli disse: Potr
esservi molto utile.
Anche Caterina, la schiava russa, aveva tentato di convincerlo, anche se per motivi diversi:
Portalo via, in nome di Dio, lo aveva implorato prima di scoppiare a piangere. E uccidilo, dagli
quaranta coltellate da parte mia.
Hugo ricordava ci che gli aveva detto la russa nella prima e forse unica volta in cui avevano
avuto lopportunit di parlare nel palazzo di Roger Puig. Il conte, gli aveva raccontato, di quando in
quando la visitava ancora, mentre il servo orbo la desiderava di nascosto, in attesa che il padrone si
stancasse di lei. Dopo un paio di gravidanze, Roger Puig aveva finito per non dedicarsi pi a Caterina,
e laveva ceduta al suo fedele servitore. Anche Anna, la contessa, laveva congedata dopo aver
sopportato per qualche tempo le occhiaie della ragazza, sempre pi profonde per la stanchezza, e la
sciatteria e lirritabilit provocate in lei dalla convivenza con il guercio. La schiava si era fidata delle
parole affettuose con cui la sua signora laveva premiata nel corso degli anni, ma quando aveva tentato
dimpietosirla esponendole i suoi problemi, la padrona non aveva voluto ascoltarla. Quella gerarchia di
palazzo che la russa aveva apprezzato finch aveva goduto del favore del conte le si era rivoltata contro
come un branco di cani da caccia. Il guercio la cercava notte e giorno, ovunque fosse, e il resto della
giornata servi e schiavi risentiti le rendevano la vita impossibile: cos Caterina appariva ormai a Hugo
come lombra lontana della bellissima donna che, tempo prima, aveva ricevuto il nuovo cantiniere del
palazzo.
Fosse anche solo per qualche giorno, portalo via... gli aveva detto tra i singhiozzi Caterina.
Alla fine, per, a convincerlo a viaggiare con il guercio era stata Regina, che avendo saputo
della sua conversazione con Merc laveva cercato per i corridoi del palazzo.
Non sarai proprio mai capace di fare qualcosa per tua figlia? laveva rimproverato. Hugo
aveva tentato di replicare, ma Regina, aggressiva, aveva continuato: Tra poco si dovr sposare, e tu
hai per caso risparmiato un solo soldo per la sua dote? Cosa accadr se per colpa tua la contessa
dovesse arrabbiarsi con lei e congedarla? Le toccher sperare che qualche chiesa la munisca di una dote
misera, come fosse una serva. Avvertendo lesitazione del marito, Regina gli aveva poi permesso di
spiegarsi. Ma Hugo non aveva trovato argomenti e la donna, vittoriosa, si era accanita: Sei un
miserabile, che pensa solo a se stesso. Sacrificati per tua figlia. Sii un padre come si deve.
Lui non era un miserabile. Sarebbe andato con il guercio, certo, anche con due guerci, con il
conte o con chiunque altro, ma non voleva ammetterlo davanti a Regina, non voleva darle quella
soddisfazione.
Come ti permetti di accusarmi di non essere un buon padre? Proprio tu, che vuoi farle avere
una dote ottenuta avvelenando un re.
Regina aveva avuto un sussulto, cosa che non le accadeva spesso, e Hugo si era subito pentito
di essersi fatto sfuggire ci che solo Merc poteva avergli rivelato. Io non ho avvelenato nessun re, si
era ribellata la donna. Ho solo aiutato a morire un vecchio delirante e lho fatto per il bene del regno,
del legittimo re.
Se qualcuno dovesse scoprirlo... aveva tentato di minacciarla Hugo.
Sei sempre un passo indietro, Hugo. Se qualcuno dovesse scoprirlo, tua figlia finirebbe sulla
forca.  colpevole quanto me.
Hugo ricord la promessa che aveva fatto a sua madre di non imbarcarsi mai, e ora invece
vedeva la spiaggia di Barcellona che si faceva sempre pi piccola, a mano a mano che il leuto avanzava
beccheggiando furiosamente sul mare agitato. Era il mese di novembre del 1410, un pessimo periodo
per mettersi in mare, anche solo su una nave da cabotaggio diretta a Valencia. In un leuto come quello
sarebbe dovuto fuggire con Dola, ormai tanti anni prima, e la sua vita sarebbe stata diversa. A ogni
onda la prua dellimbarcazione sembrava puntare verso il cielo grigio prima di sprofondare tra due
creste dacqua pronte a inghiottirla. Hugo dovette aggrapparsi con forza a una fune per non essere
sbalzato fuori, ma in ogni caso il mare lo infradici. Allora guard il guercio, pallido e tremante, zuppo
dacqua come lui. Sotto queste acque c mio padre, un grande marinaio, pens Hugo. Senza lasciare
la fune, si raddrizz vicino alla fiancata e fischiett la canzoncina con cui suo padre si annunciava
tornando a casa, la stessa che lui aveva fischiettato per chiamare Arsenda chiusa nel convento. Una
nuova onda invest il leuto. Hugo rest saldamente in piedi, quindi osserv di nuovo il guercio che si
vomitava sui piedi.
Alla fine aveva accettato di viaggiare con lui, e comunque il conte non gli aveva mai lasciato
altra possibilit. Con una velocit insolita, Roger Puig aveva ottenuto che Hugo diventasse sensale di
vini. Questo, insieme al passato incarico di cantiniere reale, lo avrebbe accreditato ovunque: o, almeno,
cos gli aveva assicurato il nobile. Hugo aveva saputo che Jofr era morto, quindi tra i Consoli del Mare
nessuno si oppose alla sua nomina a sensale. Quanto a Eullia e alle vigne, non gli interessava sapere
cosa ne fosse stato. Il conte gli aveva promesso un intero vigneto delle sue terre non appena Giacomo
di Urgell fosse divenuto re. Tutto era collegato a quellincoronazione, come se nessuno volesse anche
solo prendere in considerazione la possibilit che non avvenisse. In un primo momento, era stato detto
a Hugo che avrebbe dovuto recarsi a Saragozza, da dove giungeva notizia di grandi dispute tra due
parti: quella a favore del conte di Urgell e quella a favore del pretendente francese. Risse,
combattimenti e assassini si erano succeduti per le vie della capitale del regno dAragona e nelle altre
cittadine, grandi e piccole. Roger Puig voleva informazioni di prima mano, per bocca del suo servo, al
quale aveva gi affidato varie lettere.
Tuttavia, i piani erano cambiati quando Ferdinando, infante di Castiglia, aveva avanzato pretese
sulla corona. Linfante aveva da poco sottratto ai musulmani limportante citt andalusa di Antequera,
nel Sud, dopo un lungo e cruento assedio conclusosi nel settembre 1410. Annessa Antequera al regno
di Castiglia, Ferdinando si era quindi impegnato a ottenere la corona di Aragona e il principato di
Catalogna, su cui accampava diritti in qualit di nipote di Pietro il Cerimonioso per linea materna.
Tuttavia, se il pi credibile pretendente al trono, il conte di Urgell, si era sottomesso agli ordini
del parlamento catalano, che gli aveva imposto di non avvalersi del titolo di governatore generale e di
congedare le truppe che teneva in Aragona, al contrario linfante Ferdinando di Castiglia, chiamato da
allora in poi Ferdinando dAntequera, oltre a sostenere che il proprio diritto era superiore a quello degli
altri pretendenti, aveva giurato ai nobili castigliani di essere disposto a guadagnarsi la corona anche con
la forza. Se siete con me, vi chiedo di permettermi di condurre lesercito alla guerra per sottomettere
quei paesi alla nostra autorit, non solo a mio beneficio, ma a beneficio del regno, di tutta la penisola e
della Chiesa, li aveva arringati.
Il conte catalano, fiducioso nella giustizia del parlamento catalano, che si era riunito a
Montblanc dalla fine di settembre, aveva ceduto alle richieste dei legislatori, rispettandole. Nel
frattempo, per, il principe castigliano si era armato e non era ancora dicembre quando le prime truppe
castigliane si raccolsero al confine tra il regno di Murcia e quello di Valencia. Era dunque questa la
destinazione del sensale di vini di Barcellona, Hugo Llor, assistito dal servo guercio del conte di
Castellv de Rosanes, come questultimo aveva ordinato.
Ricorda che lui  un mio uomo di fiducia ed  lui a comandare, laveva avvertito il nobile.
Allapparenza il padrone sarai tu, visto che ti intendi di vini, ma non pensare che sia davvero cos.
Hugo era stato costretto a restituire il sorriso con cui Roger Puig aveva concluso il suo discorso.
E ora, tra unonda e laltra, osserv il guercio, il vomito a terra gi lavato via dallacqua che inondava
la coperta. Il tempo era passato anche per Mateo. Ormai doveva essere sui quarantacinque anni. Dieci
pi di lui. Lorbo aveva perso vigore e parecchi denti. Hugo si chiese dove tenesse nascosto il coltello
tra gli abiti che il conte laveva obbligato a indossare. Il servo di un sensale di vini non porta gli stessi
abiti del servo di un conte! aveva gridato Roger Puig a Mateo, davanti alla sua espressione nel vedere
e, soprattutto, nel tastare gli stracci rozzi e scoloriti che gli erano stati consegnati. Era davvero
invecchiato. Per un attimo Hugo, l in piedi aggrappato alla fune, si sent capace di batterlo in qualsiasi
circostanza.
Giunti al largo, pot rilassarsi seduto contro la fiancata, forse perch il mare si era calmato o
perch si era ormai abituato al diabolico ondeggiare di quel leuto carico di mercanzie che i marinai
faticavano a mantenere ben stivate. Il guercio si era lasciato andare gi da un pezzo, e lo stesso avevano
fatto una prostituta, diretta al bordello a Valencia, e una coppia di sposi, rimasti ammutoliti da quando
un marinaio a Barcellona, prima della partenza, si era divertito a spaventarli dicendo che quello era
lanno peggiore nella guerra non dichiarata tra Genova e la Catalogna. Dopo la morte di Martino, che
aveva lasciato i suoi regni privi di guida, la Sicilia era precipitata in una nuova guerra per il potere tra
Bianca, la vedova di Martino il Giovane, e Bernardo Cabrera, capitano di giustizia del regno. I nobili
siciliani, e pi ancora di loro le citt dellisola, si scontravano in appoggio alluno o allaltra. Palermo
era contro Messina; Catania, la capitale, e Siracusa, lottavano solo per il proprio interesse. Anche la
Sardegna, sempre pronta alla ribellione, si era di nuovo sollevata dopo la morte di Martino il Giovane,
e una nuova flotta aveva dovuto salpare da Barcellona per portare aiuto al governatore dellisola. La
guerra di corsa e le battaglie navali tra Catalogna e Genova erano tra le pi cruente e feroci mai viste;
non si facevano prigionieri, gli sconfitti venivano decapitati o fatti affondare con le loro navi, incatenati
o appesi alle antenne.
Il guercio sembr resuscitare non appena sbarcarono a Valencia, dopo giorni di navigazione nei
quali avevano toccato diversi porti per scambi commerciali. N lui n Hugo conoscevano la capitale di
quel regno, per cui si affidarono a Maria, la prostituta, la quale assicur loro che vicino al bordello
cera una tale quantit di locande e taverne che avrebbero certo trovato un buon posto per dormire.
O per non dormire, e spassarsela, aveva aggiunto, facendo locchiolino a Hugo.
Lui aveva ricambiato, mentre il guercio aveva borbottato tra i denti e sputato a terra. Durante il
viaggio, quella vedova giovane e attraente, che aveva dovuto rassegnarsi ad affidare il figlio alla
beneficenza per poter ricorrere alla prostituzione, aveva stretto amicizia con Hugo, il sensale di vini,
mentre il servo li osservava irritato che chiacchieravano e ridevano. Una notte, Mateo laveva
rimproverato provando a separarlo dalla donna. Lasciaci in pace! si era ribellato Hugo,
preoccupandosi poi quando laveva visto serrare i denti e aggrottare le sopracciglia. Con sua grande
sorpresa, per, il guercio non aveva detto altro, aveva girato loro le spalle e si era allontanato.
Hugo parlava di vini con Maria, mentre lei gli parlava di puttane. Lui le aveva anche chiesto
notizie del convento di Arsenda, ma la donna era scoppiata a ridere e gli aveva detto che a Valencia
cera stata solo due o tre volte. Di solito si spostava continuamente da un luogo allaltro. Lei era
originaria di Barbastro, una delle cittadine pi importanti dellAragona. Per questo la chiamavano
Maria di Barbastro. Tornava da un viaggio a Barcellona... Anche se l non ti ho mai visto. Hugo si
era rallegrato; le sue visite ai bordelli erano rare. Lei aveva continuato a parlare, invitandolo a provare,
ripetendogli che non era peccato. Le puttane andavano e venivano. I clienti volevano sempre qualcosa
di diverso, e i lenoni si preoccupavano di soddisfarli... S, era proibito fare il lenone, ma quasi tutte
avevano uno che le proteggeva. Maria andava a Valencia perch le avevano detto che era grande, quasi
quarantamila abitanti, e soprattutto perch girava molto denaro, a differenza di Barcellona, dove se ne
vedeva sempre meno. Ed era risaputo che, dove il denaro abbondava, gli uomini lo spendevano con
donne come lei. Anche se a te farei uno sconto, aveva offerto ladulatrice.
Davvero a Valencia doveva circolare molto denaro, perch il bordello non si rivel una
semplice casa, come a Barcellona, quanto piuttosto una piccola citt nella citt, con vie daccesso
murate in modo da lasciare un solo ingresso, come accadeva nel ghetto o nel quartiere saraceno, che a
Valencia esisteva ancora, mentre quello ebraico era stato distrutto nel 1391 e la citt era stata
dichiarata, come Barcellona del resto, libera da ebrei. Allinterno di questa zona adibita a bordello che
giungeva sino al Portal Nuevo e alle mura, dove sorgeva il torrione di Santa Catalina, si trovavano
taverne e locande, oltre a una moltitudine di baracche a un solo piano, con piccoli orti ben curati sul
davanti. S, certo, aveva risposto Maria alla domanda di Hugo. In ognuna di queste case vive una
donna... come minimo.
Quella sera, quando volle uscire dalla stanza che avevano affittato, Hugo trov conferma alla
sensazione gi provata sul leuto. Il guercio si oppose, discussero e Hugo gli diede uno spintone, cos
forte da farlo inciampare. Quando vide brillare la lama del coltello in mano a Mateo, Hugo cerc
unarma per difendersi. Ma il servo del conte non laggred. Di certo Puig doveva avergli ordinato di
non toccarlo. Avendo assistito al momento in cui Hugo era stato malmenato in cantina, il conte sapeva
della loro rivalit, per Hugo era utile ai suoi interessi.
Finch tu starai con quella baldracca io rester qui a sollazzarmi da solo, pensando a tua
figlia, si limit a provocarlo il guercio, con il coltello ancora in mano.
Vigliacco!
Hugo si lanci in avanti, disarmato, ma subito si rese conto che non valeva la pena sfidare il
pericolo, e usc dalla stanza sbattendo la porta.
Quella notte dorm con Maria di Barbastro.
Il giorno dopo, percorsero tutta Valencia in cerca di sensali di vini. Hugo pens a quel mercante
che riceveva le sue lettere indirizzate a Bernat, e che lui non aveva mai conosciuto... Quei tempi erano
ormai lontani, si disse. Ci che invece doveva fare era recarsi al convento di Santa Isabel dove, secondo
il vicario Pau Vilana, ormai morto, si trovava sua sorella. Arsenda gli era tornata in mente sin da
quando aveva saputo che il suo primo scalo sarebbe stato appunto Valencia, a sud di Barcellona,
distante una cinquantina di leghe via terra. In cerca di conventi, Hugo camminava per le strade della
grande capitale osservando tutto, particolarmente attento a individuare muri ciechi che dessero sulla
via, privi di finestre, per impedire ai curiosi la vista dellinterno degli edifici di clausura, immensi e
impenetrabili.
Sono una puttana! aveva dovuto ricordargli Maria di Barbastro quando Hugo le aveva chiesto
se sapeva qualcosa del convento delle clarisse. Lunica cosa che conosciamo noi puttane dei conventi
sono le case delle pentite, le case di accoglienza o di raccolta, chiamale come vuoi, dove ci chiudono
durante la Settimana Santa e dove tentano sempre dinternarci per farci espiare i nostri peccati.
Naturalmente solo dopo averci rubato la giovent, le illusioni, la bellezza e linnocenza, aveva
aggiunto quasi ridendo allinizio, ma terminando poi con voce rotta.
In ogni caso, Maria di Barbastro aveva promesso che si sarebbe informata, e lo stesso fecero
locandieri e tavernieri del bordello a proposito dei venditori di vino, sui quali fornirono a Hugo
parecchi ragguagli. Il guercio sceglieva taverne vicine ai luoghi in cui doveva consegnare una lettera di
quelle affidategli dal conte. Non appena entravano in una di esse, Hugo lo congedava, come daccordo,
e Mateo si recava a eseguire le sue commissioni. Hugo, senza il guercio, si riposava. Poi, quando
arrivava il vinaio, gli diceva chi era  sensale di vini di Barcellona e cantiniere reale del defunto re
Martino  e dimenticava allistante il servo del conte e i motivi per cui era stato spedito a Valencia. Lui
conosceva i vini, sapeva farli e assaggiarli, ma la sua competenza si limitava alle variet reperibili in
Catalogna. Certo che conosceva il vino di Murviedro! E chi non lo conosceva? Lo aveva comprato per
la cantina del conte e del re. Ricordava Mahir e i suoi insegnamenti: Saguntum, come si chiamava ai
tempi dei romani, vendeva gi quasi tutto il suo vino a Roma. Per nella valle del Palancia e nei suoi
dintorni esistevano molti altri posti dove si producevano vini buoni. Gli fecero assaggiare quelli di
Segorbe e di Jrica, e quelli di Liria e di Nules. La maggior parte della produzione dei villaggi dellAlto
Palancia era trasportata in orci dai mulattieri sino ai paesi delle montagne di Teruel, dove il freddo non
permetteva la coltivazione della vite.
Li pagano molto bene, gli spieg un sorridente sensale. La gente ha bisogno di bere il vino.
E quello di Murviedro? Dove lo vendete? volle sapere Hugo.
Quel vino si beve a Valencia, a Maiorca, e in Aragona e Catalogna. Scommetto che molti, se
non tutti, i pescatori galiziani e baschi che vengono a Valencia a vendere il loro pesce se ne tornano a
casa a mani piene, e passano dal Grao di Murviedro a comprare qualche botte di quel vino.
Hugo si accord dunque con un sensale per comprare del vino di Murviedro. Di questanno
non posso vendertene, perch non ne ho pi. Dovr essere della prossima vendemmia. E mentre Hugo
voleva sapere dei vini di quella terra, per contro molti valenzani erano interessati ai vini catalani.
Tuttavia, Valencia era ancora una delle grandi capitali che proteggevano il commercio del vino locale,
impedendo in citt la vendita e il consumo di quelli forestieri, anche se gli dissero che si finiva sempre
per ritrovarsi in una situazione di carenza, per cui dopo la Pentecoste era usanza autorizzare il
commercio dei vini forestieri.
Hugo, che ricevette persino qualche visita di vinai presso la locanda del bordello, si accorse che
il suo lavoro gli tornava utile per evitare sospetti sul loro vero incarico, come previsto da Roger Puig.
Se il regno di Aragona si divideva in due fazioni nemiche che appoggiavano luno o laltro
pretendente al trono di Martino  ovvero il conte di Urgell la famiglia de Luna, e il pretendente
francese gli Urrea  anche nel regno di Valencia si affrontavano due parti rivali, i Vilaragut e i
Centelles, bench entrambe parteggiassero con pi o meno veemenza per il conte di Urgell. Lintero
regno di Valencia, di fatto, appoggiava quel pretendente.
E tu, chi sostieni? gli chiese apertamente un vinaio di nome Francisco Darch, seduto alla
tavola della locanda insieme a Hugo e al locandiere, con Mateo che si era sistemato a pochi posti di
distanza alla stessa tavola lunga e rozza di legno non levigato.
Quello che la giustizia indicher come re legittimo, rispose Hugo senza sbilanciarsi.
Il guercio, sentendo quelle parole, non pot evitare di osservarlo con una certa sorpresa. Hugo si
era preparato allevenienza.
S, certo! comment sarcastico il locandiere. Lascia perdere le smancerie! Si  sempre per
luno o per laltro.
Io cero quando il re Martino ha risposto al notaio che la corona doveva andare a chi ne aveva
diritto, afferm Hugo con solennit, ricordando i colpi di tosse simulati dalla figlia per dimostrargli
che il monarca non aveva mai detto quanto gli attribuivano. Sono solo un sensale di vini che non
capisce niente di sangue reale, continu. Perch mai dovrei contrastare la volont del mio re?
Perch la corona spetta al conte di Urgell! esclam Francisco Darch, passando in rassegna
con lo sguardo tutti quelli che si trovavano nellampia sala del piano basso della locanda, quasi a volerli
sfidare.
Alla salute di Giacomo dAragona, conte di Urgell! grid qualcuno da un angolo, alzando
una scodella di vino.
Per il re Giacomo! si unirono al brindisi quasi tutti i clienti, circa una decina, riunitisi a bere
quella sera nella locanda, alcuni dopo aver saziato la loro libidine, altri ancora in attesa di soddisfarla.
A Valencia bisogna stare con il conte di Urgell, insistette il locandiere. Guillem de Bellera,
il governatore del regno,  uno dei suoi difensori pi fedeli. Ed  meglio godere del suo favore.
S, anche se negli ultimi tempi ha attaccato i Centelles e ha fatto decapitare o impiccare pi di
quaranta persone della famiglia o legate a essa, intervenne Francisco Darch.
 il governatore, lo interruppe Hugo. Avranno commesso qualche delitto.
Nessun delitto, disse il locandiere abbassando la voce. Semplicemente, erano dei Centelles.
Ma... Ma allora ci sar chi si lamenta di Guillem de Bellera. Hugo non ci voleva credere.
S, certo. Bernardo di Centelles, il barone, ha protestato e ha chiesto giustizia al conte di
Urgell.
Anche i Centelles appoggiano il conte di Urgell, no? chiese Hugo. E lui li avr protetti.
Il conte Giacomo non ha fatto proprio niente. Lui scommette sul governatore e sui Vilaragut.
Come potrebbe punire chi protegge i suoi interessi riguardo al trono? Finch non  morto re Martino,
lunica soluzione che avevano trovato i giurati di Valencia per evitare scontri sanguinosi in citt
consisteva nellespellere i membri delle due fazioni: i Vilaragut se ne andavano con i Bol e i Soler; i
Centelles con i Prez de Arens o i Montagut; e tutti con i rispettivi clienti e protettori. Da quando il
regno  governato da Guillem de Bellera, invece, sono stati espulsi solo i Centelles e i loro sostenitori,
mentre i Vilaragut sono rimasti in citt e, pertanto, controllano il commercio e ogni cosa.
Ma se il governatore non difende i Centelles, rischia di... inizi a ragionare Hugo, subito
interrotto dal locandiere.
Di perdere il loro appoggio.
Chiacchierarono. Il guercio prestava attenzione alla conversazione e Hugo lo teneva docchio.
Quella notte Mateo borbott, dicendogli che il giorno dopo se ne sarebbero andati da quella locanda.
Dovrai aspettare, si oppose Hugo.
Cerano voluti un paio di giorni perch riuscisse a rivedere Maria di Barbastro, ma alla fine la
giovane gli aveva detto dovera il convento che cercava. Era proprio l, di fianco al bordello, dentro le
mura nuove, vicino al quartiere dei mori.
Non intendo aspettare niente, rispose il guercio.
La tensione tra i due cresceva di giorno in giorno, con Mateo che mal sopportava di doversi
fingere servo di Hugo.
Guercio! gli aveva gridato quella stessa sera Francisco Darch, con lintenzione di lusingare
Hugo. Sei fortunato ad avere un padrone che ti apprezza e ti permette di sedere alla sua tavola. Se
fosse per me mangeresti con i maiali, dove devono stare i servi, soprattutto i minorati come te.
A Hugo era sembrato di sentire lira di Mateo raggiungerlo lungo le venature di quella tavola
non piallata, e nelle due notti in cui aveva condiviso la stanza con lui non era riuscito a riposare,
rimanendo sempre allerta e dormendo solo a tratti. Mateo occupava il giaciglio e Hugo si stendeva a
terra, su un mucchio di paglia. Non era pi tanto sicuro che Mateo avrebbe obbedito allordine del
signore: sarebbe stato capacissimo di mentire al padrone e dirgli che Hugo era stato ucciso da unaltra
persona. Riusciva a dormire solo dopo che lo sentiva russare per un bel pezzo, e si risvegliava subito se
udiva un colpo di tosse, un grugnito o anche solo un mormorio.
Se non vuoi aspettare, dovrai andartene da solo. Io ho da fare qui, gli rispose, concludendo il
discorso.
Bench forse meno ostile della portinaia del convento di Jonqueres a Barcellona, la monaca
dietro la finestrella aperta nellingresso di quelledificio grande quanto una chiesa neg la presenza
della sorella di Hugo.
Arsenda? Qui non c nessuna Arsenda, gli rispose seccamente.
Forse sua sorella aveva cambiato nome prendendo i voti. E io come posso saperlo? Siamo
quasi trecento in questo convento. Hugo si disper, e la monaca insistette con pazienza, dicendogli
che, se era suo fratello, non doveva preoccuparsi che lArsenda di cui parlava fosse in quel convento o
in un altro: era comunque nelle mani di Dio, che lavrebbe protetta.
Alla fine, per, Hugo ottenne uninformazione, anche se non quella che cercava.
Dite che vostra sorella accompagnava le dame del convento di Santa Maria di Jonqueres di
Barcellona?
Lui fece cenno di s.
Ebbene, mi spiace dovervelo dire, ma in questo caso non  qui di sicuro.
Ma... il vicario Vilana mi aveva detto che stava qui.
Sono vecchia, e ho trascorso qui tutta la vita. Non abbiamo mai avuto una novizia, una monaca
o una semplice serva proveniente dal convento di Jonqueres di Barcellona, questo ve lo posso
assicurare.
Quella notte, quando Hugo sal in camera dopo aver vagato per Valencia, il guercio non cera.
Si lasci cadere sulla paglia. Non era stata cambiata, e farlo era un compito che spettava a Mateo. Si
addorment, ma poco dopo si svegli di soprassalto. La figura del guercio si stagliava sulla soglia.
La tua vedovella, quella di Barbasss... Bartras... Le parole gli si confondevano, era ubriaco.
Barbastro! riusc infine ad articolare. Questa notte ha finalmente conosciuto un vero uomo.
Non riusc a dire altro. Avanz vacillando sino al giaciglio, rischi di cadere a terra prima di
raggiungerlo, ma le gambe lo portarono avanti per inerzia e vi cadde sopra di traverso.
Era stato con Maria! Il forte russare del guercio parve voler conciliare a Hugo un sonno che
sarebbe stato sereno per la prima volta da giorni. Quella notte il bastardo non sarebbe stato in grado di
muoversi, come non lo era in quel momento, nonostante la posizione scomoda: piedi a terra e gambe
fuori dal giaciglio, su cui invece era piombato con il resto del corpo.
Quando fu mattina, sincamminarono per Catarroja, a una lega da Valencia, diretti al confine
con il regno di Murcia. Hugo camminava, Mateo si trascinava. La delusione per non aver trovato
Arsenda si mescolava alle parole del guercio. Era stato con Maria! Il corpo della giovane vedova,
desiderabile, dalla pelle liscia, i seni grandi e sodi e i fianchi generosi, gli sembr deturpato dal contatto
con quel cane sdentato e puzzolente. Come poteva essersi concessa al guercio? E lui, era forse
differente da quel cane? Aveva forse mai chiesto a Maria se lo desiderava, se lo voleva? No, laveva
usata come una...
Gridava di piacere... ud che diceva il guercio lungo la strada, ripresosi anche grazie al vento,
al freddo invernale e al movimento, come se stesse proseguendo la conversazione iniziata la notte
prima.
Mentiva, rispose Hugo quasi senza pensare.
Come tua moglie mentiva a te? Si ricorda come ti chiami quando la monti? A me le donne non
mentono. A quella che ci prova, le taglio la gola.
Hugo tacque. Non voleva arrivare allo scontro.
E tua figlia, quando ce lavr sotto, grider come quella puttana.
Hugo, voltatosi di scatto, si ritrov davanti al naso la punta del coltello del guercio.
Attento a non infilzartici, lo minacci laltro, facendo finta di colpirlo. O mi toccherebbe
ammazzarti.
Lungo la strada, attraversarono paesi come Cilla e Almusafes, dove trascorsero la notte. Hugo
non pens pi a Maria di Barbastro e si concentr invece sulla sorella. Fino ad allora era stato
tranquillo, convinto che Arsenda stesse bene, che fosse dedita al servizio di Dio... e delle altre monache
di quel convento valenzano. Ma adesso... chiss dovera! Si chiese se messer Pau gli avesse mentito, o
se fosse stato ingannato lui stesso. Hugo alla fine non era riuscito a dargli il denaro promesso, ma il
religioso non lo sapeva ancora quando gli aveva parlato. Hugo gli aveva mostrato il denaro solo dopo
che quello gli aveva rivelato il luogo... E ora non poteva neppure pi tornare a interrogarlo, perch era
morto da mesi.
Il giorno dopo passarono per Algemecn, Alcira, La Puebla... Percorrendo quattro o cinque
leghe al giorno, con il pensiero di Arsenda che gli torturava la mente, in un silenzio rotto solo di
quando in quando dalle impertinenze del guercio o dalle sue sghignazzate prive di senso, attraversarono
terre fertili con campi di verdura, grano, riso e persino canna da zucchero, ma nessun vigneto. Gli
agricoltori valenzani preferivano evidentemente altre coltivazioni. Lungo la strada e in alcune cittadine
furono fermati da guardie o esecutori giudiziari. Chi erano? Dove andavano? Se la cavarono
egregiamente ogni volta, senza destare il minimo sospetto. Neppure a Xtiva si coltivava la vite, ma era
facile trovare campi di riso, lino e canapa. Il vino che si consumava in quello che era uno dei centri pi
importanti del regno di Valencia proveniva da Benignim, a circa due leghe di distanza. Erano vini che
Hugo non conosceva, ma ne aveva sentito parlare: si trattava dei vini della valle del Vinalop, situata
pi a sud, verso Murcia, prodotti tra le bianche petraie delle terre basse vicino al fiume.
Giunsero a Orihuela, alla frontiera con la Castiglia, che sembrava prepararsi alla guerra
rafforzando le mura, dopo aver deciso anche di vietare lingresso a tutti i nobili e i cavalieri, qualunque
fosse la loro provenienza e la fazione cui appartenevano. Catalani, aragonesi e castigliani sarebbero
rimasti fuori dalla citt sino allincoronazione di un nuovo re... Hugo e il suo servo orbo
fraternizzarono in locande e taverne con la gente della zona, ottenendo cos le prime notizie dirette sui
movimenti delle truppe castigliane. Fu assicurato loro che Pedro Manrique, capitano castigliano, si
teneva pronto a Murcia con cinquecento cavalieri sotto il proprio comando, e molti raccontarono di
incursioni in territorio valenzano realizzate da alcuni di quei guerrieri castigliani. Nessuno vi aveva
assistito personalmente, ma erano fatti noti a tutti e, in effetti, le dicerie trovarono riscontro: Valencia
decise di porre in stato dallerta la citt di Xtiva e il suo castello, per prepararsi alla difesa del regno.
Si aveva anche notizia dellavvistamento di cavalieri castigliani non solo in paesi e villaggi confinanti
con il regno di Murcia, come Requena, ma anche pi allinterno, per esempio a Llombai e, cosa ancora
pi importante per gli interessi del conte di Urgell, a Segorbe e a Burriana, sulla costa mediterranea,
raggiunte da duecento cavalieri castigliani intenzionati a unirsi a Bernardo de Centelles.
Ricevuta questa notizia, il guercio diede ordine di forzare il ritmo di marcia per le otto leghe che
separavano Orihuela da Alicante, dove voleva imbarcarsi alla volta di Barcellona per comunicare al
conte che i Centelles si erano schierati per linfante Ferdinando di Castiglia. A met strada, tuttavia,
Mateo non pot proseguire. Gi da un pezzo Hugo si era accorto che trascinava i piedi e respirava a
fatica. I suoi commenti sprezzanti e le battute maligne si erano ormai trasformati in un sibilo
intermittente che faceva venire i brividi nel silenzio di quegli immensi campi di cereali lavorati di
recente, su cui si stagliava ogni tanto in lontananza qualche contadino. Anche a Orihuela, avevano
saputo, la coltivazione della vite era proibita e la terra era riservata ai cereali.
Mateo, non ti sento, si accan Hugo, prima di accelerare il passo.
Non cos veloce, ordin laltro, subito interrotto da un attacco di tosse provocato dallo sforzo
di parlare.
Faremo tardi, rispose Hugo senza voltarsi. Non volevi arrivare ad Alicante prima di notte?
Il guercio non volle umiliarsi, e la superbia gli cost una caduta mentre si trovavano in una terra
di nessuno brulla e solitaria, tra Elche e Albatera. Hugo finse di non accorgersene.
Torna qui, cane.
Hugo si volt. Cane? gli chiese da lontano.
Qui!
Pi che sentirlo, Hugo lo vide, prostrato in mezzo alla terra, che gli indicava con il dito un
punto al suo fianco. Da dove si trovava, Hugo riusciva anche a distinguerne il volto pallido, come se
fosse privo di sangue. Dobbiamo arrivare a Barcellona quanto prima, si scus riprendendo il
cammino. Il conte aspetta notizie.
Torna qui! Fu come un grido dagonia.
Ma lui continu a camminare. Il guercio non lo supplic. La cosa pi probabile era che morisse.
Hugo si ferm, poi si volse indietro, ripercorrendo il cammino gi fatto. Aveva freddo, ma Mateo
sudava.
Aiutami... cominci a dire, tentando di alzarsi.
Hugo lo sollev il minimo indispensabile perch la bisaccia contenente il denaro del conte e le
lettere di Valencia non restasse schiacciata dal suo corpo. Bast uno strattone per tirar su il guercio, ma
poi Hugo lo lasci andare e quello torn ad accasciarsi a terra.
Bastardo! riusc a dire.
Hugo lo osserv. Pens di togliergli anche il coltello, ma rinunci allidea. Lui non sapeva
usarlo e non credeva che avrebbe mai avuto il coraggio di farlo.
Figlio di puttana!
Sentendo linsulto di quella canaglia, Hugo prov limpulso di ucciderlo. Ricord le volte in cui
lo aveva picchiato, il pianto di Merc ancora bambina la notte della posa della prima pietra
dellospedale della Santa Croce, dopo che il guercio si era avventato su di lui aggredendolo. Avrebbe
potuto ucciderlo, ne aveva il diritto. E nessuno avrebbe scoperto niente.
Muori come il cane che sei, decise. Riprese il cammino, ma dopo nemmeno dieci passi si
volt di nuovo. Guercio! grid. Attese che Mateo alzasse la testa, che gi gli era ricaduta sul terreno.
Doveva dirglielo. Te lo ricordi come ti sei cavato locchio? Lasci passare il tempo necessario
perch laltro capisse, e il suo occhio sano si accendesse di una luce fiammeggiante. Quello che stava
dietro la porta della cantina ero io. Sono stato io a infilare il bastone attraverso la finestrella. Sono io il
ragazzino dei cantieri, quello che reggeva la palla al piede del genovese, quello che hai picchiato
quellinfausto giorno in cui i tuoi signori hanno giustiziato Arnau Estanyol, un uomo buono... Hugo
gonfi il petto inalando laria fredda di dicembre. Ora potrai ricordare tutto allinferno, sbott,
mentre laltro boccheggiava in cerca di un alito daria senza riuscire a fiatare. Muori, guercio
schifoso!
Ora non potrai mai pi avvicinarti a Merc, pens, riprendendo il cammino, mentre ancora gli
risuonavano nelle orecchie gli ansimi di agonia di Mateo. Prosegu finch non ritenne che il guercio
non potesse pi vederlo e, quando incroci un sentiero, lo prese e si diresse verso il mare. Non voleva
correre il rischio che laltro ricevesse soccorso, lo denunciasse e riuscisse a farlo arrestare a Elche o ad
Alicante. Hugo esit.
Si volt di nuovo a osservare il guercio da lontano: era disteso a terra, di traverso lungo la
strada, e non si muoveva. Lunica fortuna in cui poteva sperare quellanimale era che larrivo
allinferno tardasse ancora un po.
And verso capo Cervera, dove gli avevano detto che cerano saline immense. E quando in
effetti le vide, dopo un paio di giorni di viaggio, lo scintillio del sale che seccava al sole lo abbagli. A
Orihuela, citt dove le saline di La Mata fornivano agli abitanti tutto il sale necessario al loro consumo,
avevano saputo che per promuovere il commercio nelle zone meridionali del regno di Valencia, re
Martino aveva a suo tempo promulgato unordinanza con la quale dichiarava liberi da ogni debito e
condanna tutti coloro che frequentassero il porto di Cervera per il commercio o lacquisto del sale. Si
trattava di un ancoraggio riparato da una lingua di terra su cui sinnalzava una torre di difesa e vedetta,
controllata da un comandante con un paio di soldati. Eccetto il trasporto del sale e di piccole quantit
dellabbondante grano che si produceva nella zona, caricato per la maggior parte nei porti di
Guardamar e Alicante, il porto ospitava anche un certo traffico di piccole imbarcazioni cariche di merci
da vendere a Orihuela: armi, utensili, mobili...
Hugo ebbe fortuna e, dopo un altro paio di giorni trascorsi a parlare di vigne e di vino con il
comandante e i due soldati, che si annoiavano a morte per quella vita che si esauriva nella salina e nelle
quattro capanne del circondario, riusc a imbarcarsi su un piccolo leuto che tornava a Valencia. L
trascorse la notte e and a trovare Maria di Barbastro. Se lei la prima volta non laveva fatto pagare,
questa volta Hugo si mostr particolarmente generoso: pagava il conte. E se la prima volta era stata lei
a doverlo incoraggiare, questa volta Hugo fu quasi brutale.
Butta fuori tutto... Tutto! grid la donna in risposta agli assalti veementi di Hugo, che si
agitava ciecamente sopra di lei. Tutto! Avanti! Ancora! Ancora!
...
.
...
19.
...
.
...
Morto?
Alla domanda del conte, Hugo rispose muovendo su e gi la testa.
Su una strada?
Hugo annu di nuovo. Era in piedi, in un salone che Roger Puig utilizzava di solito per
conversare con parenti e invitati. Il vecchio Esteve lo aveva preceduto zoppicando sino al centro della
stanza, e poi laveva lasciato l ad aspettare finch il conte non aveva ritenuto opportuno dedicargli la
sua attenzione. Hugo era da poco sbarcato dal leuto che laveva condotto da Valencia a Barcellona, e
da quando aveva messo piede a terra non aveva avuto altro obiettivo che quello di recarsi al palazzo.
E tu cosa hai fatto per lui?
Hugo aveva previsto quella domanda.
Ho pregato, rispose solennemente.
Il conte lo scrut con insistenza, poi ispezion di nuovo il contenuto della bisaccia che gli aveva
consegnato il maestro di palazzo. In essa vi erano diverse lettere, ma niente denaro. A Valencia, Maria
di Barbastro laveva accompagnato al porto, dove Hugo si era accordato per il prezzo del passaggio con
il proprietario di un leuto che salpava per Barcellona. Dopo aver pagato, aveva consegnato alla donna il
resto dei soldi, senza ascoltare le proteste della vedova. Cos avr un motivo per tornare a trovarti,
laveva zittita lui, serrando le labbra. Si erano guardati per un attimo, entrambi consapevoli di quanto
fosse illusoria quella proposta. Anche se... perch no?, si era detto Hugo. Maria ...
Che triste fine per un buon servo, sentenzi il conte, riportando Hugo nel salone principale
del palazzo, freddo nonostante il fuoco che ardeva in un camino cos grande che avrebbe potuto
contenere un uomo.
Roger Puig lesse le lettere dei valenzani. Hugo rimase in piedi nella grande sala mentre i
presenti osservavano lui e il nobile. Alcuni facevano spallucce e altri gesticolavano, ma la maggior
parte mantennero il silenzio, attenti. Erano cugini o nipoti di Roger Puig e di sua moglie, anche se vi
era pure qualche amico, ma soprattutto abbondavano gli adulatori.
Che mi dici delle truppe dellinfante di Castiglia? chiese il conte dopo aver ripiegato lultima
missiva.
Hugo gli raccont delle compagnie di cavalieri di cui si parlava a Valencia. Pare che duecento
cavalieri castigliani si siano uniti al capo dei Centelles a Burriana, concluse, mentre il conte si alzava.
Sembra insomma che i Centelles abbiano deciso di appoggiare linfante.
Nella stanza cal il silenzio. Ne sei sicuro? chiese infine Roger Puig.
Hugo sbuff. Il suono riecheggi come se uno dei libri che adornavano la sala si fosse
schiantato sul pavimento di ceramica.
Cos dicono.
Non avete verificato? insistette il conte.
Al momento dei fatti noi eravamo pi a sud, a molte leghe da Burriana, spieg Hugo.
Avreste dovuto...
Hugo os interromperlo. Prima di morire Mateo mi ha ordinato di portare le notizie a vostra
signoria, e io non ho discusso. Ora sono qui, non sono neppure passato da...
Il conte lo fece tacere con un gesto della mano. Bene, concluse, poi lasci passare qualche
momento. Stava riflettendo. Bene, ripet. Rimani a disposizione di Esteve. Tra qualche giorno ti
far avere istruzioni sulla tua prossima missione. Anche senza Mateo, desidero che tu continui.
No, si lasci sfuggire Hugo.
Per un momento si ud solo il crepitare del fuoco che ardeva nel camino.
Hai detto no? chiese Roger Puig come se si rivolgesse a un bambino.
S, signoria, io... Hugo non voleva continuare a fare la spia per il conte, ma in quella
situazione, con tutte quelle persone illustri che lo guardavano, si sentiva a disagio. Prima di spiegarsi, si
schiar pi volte la gola: Senza Mateo non riuscirei a combinare nulla, afferm.
Se non sarai allaltezza, ti scopriranno e ti taglieranno la testa, o timpiccheranno. Oppure ti
faranno squartare.
Qualcuno rise, e Hugo lo cerc con lo sguardo.
Mi hai sentito? rugg il conte. Guardami, quando ti parlo!
Roger Puig teneva il dito puntato su di lui. Aveva le vene del collo e delle tempie gonfie e
palpitanti, come quel giorno ai cantieri navali, quando laveva insultato. Come mi chiam quella volta?,
cerc di ricordare Hugo. Cencioso! S, era quella la parola: cencioso.
Prendetelo!
Lo afferrarono per le braccia.
Portatelo nelle segrete! ud gridare Hugo mentre gi lo trascinavano fuori dalla sala.
Mi sarei sentita pi tranquilla se tu lavessi ucciso, protest Caterina, che gli aveva portato
una scodella di zuppa e una caraffa di vino nella cella in cui si trovava, un minuscolo stanzino ricavato
nei sotterranei del palazzo, chiuso da una porta di legno robusto, senza finestra ma con un anello di
ferro incastrato in un muro al quale si potevano attaccare i prigionieri per le caviglie con catene
arrugginite.
In varie occasioni, da quando aveva abbandonato Mateo sulla strada, anche Hugo ci aveva
pensato, ma era giunto ogni volta alla stessa conclusione: non era capace di uccidere, se non per
proteggere qualche innocente. Era quella la verit: aveva ucciso per salvare Regina dalluomo che la
stava violentando durante lassalto al ghetto. Era stato un gesto istintivo, spontaneo, perch la vita di
Regina era in pericolo. E avrebbe fatto lo stesso se qualcuno avesse minacciato lincolumit di sua
figlia. Ma uccidere a sangue freddo, per il semplice impulso dellodio... No, non faceva per lui!
Ormai era solo un moribondo, replic Hugo. Prese la scodella dalle mani della russa e si
sedette sul pavimento di terra umida per mangiare. Quasi non respirava pi, aggiunse, dopo aver
inghiottito la prima cucchiaiata di minestra.
Per sarebbe stato meglio essere sicuri della sua fine.
A questora sar gi belle morto! esclam lui con la bocca piena. Ti dico che era
agonizzante, Caterina. Se qualcuno gli si  fermato vicino, la cosa pi probabile  che labbia fatto per
derubarlo.
Che Dio tascolti, ribatt lei con un sospiro.
Hugo la guard. Sollevata dallassenza del guercio, i suoi occhi chiari brillavano e la carnagione
era tornata rosea come quando era poco pi che una bambina.
Che Dio mascolti, concord Hugo, anche se non poteva evitare di pensare a ci che sarebbe
accaduto se un giorno il guercio si fosse presentato a Barcellona.
Dopo anni di dissimulazione, infatti, Hugo era uscito allo scoperto. Roger Puig non era
sembrato troppo addolorato nelludire dalla sua bocca che il servo era morto lungo la strada. Ci che
invece laveva fatto inferocire era stata la sua disobbedienza, e adesso si trovava in cella da tre giorni.
Come avrebbe reagito il nobile se fosse venuto a sapere che il ragazzino dei cantieri era lui? Hugo, in
ogni caso, era convinto che presto sarebbe stato liberato. L non erano nelle terre del conte, dove poteva
agire secondo il proprio capriccio. Erano a Barcellona! I consiglieri della citt lavrebbero fatto
liberare. O, almeno, questa era la sua speranza. In fondo, era un sensale di vini della citt, cantiniere
reale e cittadino a pieno titolo. Chiese a Caterina che andasse a denunciare la sua situazione, ma la vide
impallidire e tremare. Cap, senza bisogno che la donna spiegasse nulla. Lascia stare, non farlo.
Chiese la stessa cosa anche a Merc, in occasione della prima visita che gli fu concesso ricevere. La
figlia disse che lavrebbe fatto, ma Hugo colse una certa reticenza nelle sue parole, nello sguardo a
tratti sfuggente e nel suo modo di fare.
Non voglio costringerti, Merc, le disse, volendo liberarla da quellimpegno.
Siete mio padre. Come potrei non farlo? replic lei.
Hugo attese invano che Merc proseguisse il suo discorso, invece la ragazza rest con lo
sguardo fisso a terra. Era evidente che non voleva contrariare n il conte n la madre. Hugo ricord lo
sguardo pieno di speranza di Merc quando in casa di Barcha gli aveva enumerato i benefici che
avrebbe ottenuto se il conte di Urgell fosse salito al trono: Regina sarebbe diventata baronessa, e gi
solo quello avrebbe portato inestimabili vantaggi a lei e alla figlia.
Non vuoi affrontare il conte, vero? le chiese.
Lei non os rispondere: i suoi sogni combattevano contro lamore che provava per il padre.
Figlia, non ho provocato io questo imbroglio di conti e di spie: io sono solo un semplice
cantiniere.
La posta in gioco  alta, padre, sussurr Merc con lo sguardo ancora basso.
 pericoloso, ragion Hugo.
Dicono... Ho sentito che il vero pericolo  che il regno finisca in cattive mani.
Cattive mani? Tutti quelli che aspirano al trono sono grandi signori. E tutti hanno un rapporto
con i re che li hanno preceduti.
Lunico che ha diritto al trono  Giacomo dAragona, il conte di Urgell. Solo lui pu essere
re. Merc aveva rialzato la testa, ma continuava a evitare lo sguardo del padre.
Hugo si rese conto che ripeteva discorsi ascoltati spesso da altri e decise di non insistere. Il
conte pu trovare altri disposti a spiare per lui... disse, tentando di cambiare argomento, anche se
questo sembr restituire coraggio alla ragazza.
Li ha gi, padre, lo interruppe Merc. Sono in tanti a fare da spie per il conte di Urgell, e
tanti sono anche quelli che lo fanno per gli altri pretendenti. Ma voi gli interessate, perch le vostre
conoscenze sul vino vi permettono di viaggiare senza destare sospetti.
Restarono per un bel pezzo in silenzio. A Hugo parve di udire un sospiro dietro la porta della
cella, e pens che doveva essere Regina.
Non denunciare il conte alle autorit di Barcellona, ordin alla giovane.
Ma allora voi...
Ci andr.
Merc lo abbracci con entusiasmo, e Hugo si rese conto che la figlia si era ormai lasciata alle
spalle linfanzia. I suoi seni, pi o meno nascosti sotto gli abiti con cui Regina la vestiva, erano
cresciuti dallultima volta. Si stacc da lei, turbato. La osserv, calcolando che doveva avere circa
quindici anni. S, non era pi una bambina, era una giovane in salute, con fianchi e curve ben segnati,
un viso attraente, il naso dritto, la fronte ampia e gli occhi castani, come i capelli. Merc mi ricorda
qualcuno, pens. S, quel viso assomigliava a quello di unaltra donna che Hugo non riusc a
identificare.
Quando lo direte a sua signoria? volle sapere Merc, nascondendo a fatica la fretta di
abbandonare la stanza, forse per andare a riferire che Hugo si sarebbe sottomesso agli ordini del conte.
Che importa quando? si chiese Hugo. Qualunque momento gli sarebbe stato sgradito per
umiliarsi davanti a quelluomo. Per tutta risposta, mosse le gambe, facendo risuonare le catene che lo
trattenevano.
Ah! comprese la ragazza. Non preoccupatevi, padre. Mincaricher io stessa di farvi
condurre quanto prima al suo cospetto.
E, in effetti, Hugo fu presto liberato dai ceppi e scortato fino alla porta da un paio di soldati.
Alluscita dalla cella si aggiunse Regina, che lo trafisse con lo sguardo, rimproverandogli qualcosa che
lui non riusc a capire, per poi prendere la figlia sottobraccio. Le due donne lo precedettero sino alla
soglia dello stesso salone da cui era uscito come prigioniero. Parlarono con Esteve, che entr nel
salone, torn e fece loro strada.
Il conte lo aspettava. La contessa anche. Tutta la corte l riunita sembrava aspettare lui. Regina
lo lasci al centro della stanza, di nuovo, esposto come gli oggetti che si vendevano allasta in piazza
Sant Jaume. Roger Puig lo guard e fece un leggero cenno di assenso, a labbra strette.
E cos hai cambiato idea, disse infine.
S.
Il conte annu ancora, stavolta con pi decisione. Ti recherai nel regno dAragona. Voglio che
visiti le citt pi importanti sino a raggiungere la frontiera con la Castiglia. Ti procurer una mula
affinch tu vada pi veloce. Dovrai riferirmi in merito al sostegno di cui godono il francese e il
castigliano, e a eventuali truppe straniere. Mi scriverai puntualmente, rendendo conto di tutto ci che
avrai scoperto.
Non so scrivere, signoria, credo di avervelo gi detto in passato, confess Hugo, mentre il
conte sobbalzava. E non so neppure leggere, naturalmente.
Allora... Roger Puig riflett. C qualcuno che possa accompagnarlo? Il nobile interrog
con lo sguardo i suoi illustri invitati, che fecero grandi gesti di diniego.
Hugo credette di essersi liberato dallincarico, quando dun tratto vide che il conte aggrottava la
fronte. Segu il suo sguardo e si rese conto che era fisso su Merc.
Ma certo! Tua figlia sa leggere e scrivere! esclam il conte, poi si rivolse alla moglie: Cara,
potresti rinunciare per qualche giorno ai servigi della tua ancella? E sia, concluse dopo aver ottenuto il
permesso della consorte. Chi meglio di tua figlia potrebbe mai accompagnarti?
No! protest Hugo. Stava subendo quella tortura per amore di Merc, e ora quella decisione
avrebbe potuto metterla in pericolo.
Come sarebbe no? intervenne il conte, incollerito. Vuoi tornare nelle segrete?
 una situazione pericolosa per una ragazza, spieg Hugo, tentando di tenere sua figlia fuori
da quella missione.
E allora portati la madre, tua moglie. Anche lei sa leggere e scrivere.
No! Quel diniego, che gli era salito alle labbra in modo del tutto spontaneo e involontario,
risuon nel salone.
Il conte sghignazz a gran voce, e altri si unirono alla risata. Ti capisco, disse Roger Puig tra
le risa e i colpi di tosse.
Lilarit aument. Hugo non volle guardare Regina. Se limmagin intenta a dissimulare la
collera, con un sorriso falso e forzato sulle labbra.
Allora  deciso, chiuse la questione il nobile. Abbiamo troppe cose da fare per permetterci
di perdere tempo. Tutti i dettagli te li dir Esteve. Andrai con tua figlia.
Hugo fece per protestare, ma Roger Puig non gli permise di parlare.
Obbedisci, o finirete entrambi nelle segrete di uno dei miei castelli, ben lontani dallaiuto del
governatore o dei consiglieri della citt, lo minacci, chinandosi verso di lui. E se ti ostini, ti far
imprigionare a vita, in compagnia di tua moglie. Scoppi a ridere al suo stesso scherzo, subito
accompagnato dagli adulatori, quindi agit le mani per congedare Hugo e terminare la riunione.
Hugo e Merc si misero in cammino solo a met gennaio del 1411, quando partirono per
Saragozza, la capitale del regno dAragona, situata nellinterno, a quasi cinquanta leghe da Barcellona.
Hugo aveva fatto tutto il possibile per ritardare la partenza, dicendo che linverno era duro nelle
terre aragonesi e che i convogli di mercanti che seguivano la via di Saragozza erano molto pi rari in
quella stagione. Alla fine, per, le scuse si erano esaurite. Il conte gli aveva ordinato di partire quanto
prima, e padre e figlia erano stati costretti a muoversi, al seguito di una carovana di mule che
trasportavano ogni genere di mercanzia destinata a essere venduta a Lleida e Saragozza, dalle sete
importate dai fiorentini stabilitisi a Barcellona, sino ai dadi e ai mazzi di carte, passando per spezie
varie, argento, filo e persino berrette da notte. Saragozza, dal canto suo, vendeva lana e grano sulle
coste del Mediterraneo, generalmente trasportati su barche che percorrevano la rotta fluviale dellEbro
sino a Tortosa e poi tornavano indietro solo con la zavorra, risalendo la corrente trainate per mezzo di
funi dagli animali da tiro che percorrevano le alzaie.
Quando ebbe perso di vista Barcellona, e gli unici suoni che li circondavano furono quelli della
loro carovana di mule e carrettieri, Hugo cominci a preoccuparsi per la figlia. Perch aveva
acconsentito?, si chiese. Quello non era posto per una ragazza.
Prima della partenza, Merc aveva ascoltato in silenzio tutti gli inconvenienti e i pericoli che
suo padre aveva voluto elencarle e ripeterle sino alla noia. Padre, vedrete che non ci accadr nulla di
male, aveva per finito per rispondergli, nonostante tutto.
Ora che erano mescolati ad altri viaggiatori, tuttavia, lottimismo con cui avevano iniziato
limpresa cominciava a svanire. Merc indossava abiti invernali ampi e scuri che le nascondevano la
figura, ma si era capricciosamente rifiutata di tagliarsi i capelli, per cui il suo viso, sebbene fosse
coperto da un berretto e un cappuccio, era spesso incorniciato da riccioli ribelli capaci di trasformare
lespressione stanca e annoiata della viandante nel viso di una giovane allegra e vivace. Gli sguardi di
mulattieri e mercanti che li accompagnavano sviavano spesso dalle mule e dalla strada per posarsi su
Merc. Hugo se ne accorgeva... Vedeva lindecenza riflessa negli occhi di quegli svergognati, nei loro
gesti e nei loro mormorii, come se stessero contendendosi sua figlia.
Come ti  venuto in mente di farti accompagnare da una serva? gli chiese uno dei mercanti
durante la prima notte del viaggio, dalle parti di Vilafranca del Peneds.
 mia figlia. Non potevo lasciarla a Barcellona, ment Hugo.
Sarebbe stato meglio, invece. Stai attento.
A lei sto sempre molto attento, gli assicur Hugo.
In questo caso, prima ammazzeranno te, poi si occuperanno della piccola.
Il cupo presagio non tard a realizzarsi. Una notte in cui si erano fermati in un luogo solitario,
Merc si allontan dallaccampamento per liberarsi la vescica, e Hugo laccompagn. Tre mulattieri li
seguirono, tre uomini sporchi e rozzi che da giorni importunavano continuamente la ragazza con parole
volgari e proposte indecenti. Quelli dellaccampamento li videro alzarsi e seguire padre e figlia: alcuni
si scambiarono unocchiata, qualcuno fece una smorfia, qualcun altro fece segno di no con la testa.
Tutti, per, finsero di essere occupati con le loro faccende quando il trapestio di quegli uomini nel buio
si alz pi forte del crepitare del fuoco.
Si udirono le loro grida nel buio. Qui! No! Dove si  cacciata? Dove sei, bellezza?
Voglio fartelo sentire! dicevano mentre correvano tra gli alberi e gli arbusti, alla luce della luna.
Non c! Te lo faccio capire io cos un uomo!
Non possono essere scompar...! cominci a protestare uno dei tre, ma non fin la frase. Hugo,
comparso da dietro un albero, gli aveva piantato il pugnale tra le costole, sotto il cuore, e luomo, colto
di sorpresa, non pot fare altro che agitare debolmente il suo coltellaccio. Hugo conficc larma nel
corpo del mulattiere finch questi non lasci andare la sua, accasciandosi a terra. Merc, a due passi dal
padre, tremava e boccheggiava cercando di respirare. Suo padre fece per tranquillizzarla, ma il
moribondo lanci una richiesta di aiuto. Hugo si ferm, poi gli diede un calcio in faccia.
Avete sentito chiamare aiuto? si stup un altro mulattiere.
Martn? Dove sei? chiese il terzo.
Hugo si tir dietro Merc, paralizzata dal terrore, e si diresse verso quelle voci. Sgozz il
secondo mulattiere, quello rimasto pi indietro, giungendogli alle spalle e, mentre gli alzava la testa per
scoprirgli la gola e fargli scivolare la lama sul collo, per un momento gli torn in mente il Cane
Rognoso che giustiziava gli ebrei che non si convertivano. Lodore metallico del sangue gli impregn i
sensi. Il silenzio della notte permetteva di udire chiaramente i rantoli del primo mulattiere ferito.
Martn? Felipe? Dove siete?
Nessuno rispose. Forse due cadaveri sarebbero stati sufficienti. Al chiaro di luna Hugo vide che
sua figlia stava crollando e si precipit a sostenerla prima che cadesse. Le accarezz i capelli e la cull,
tentando di placare il tremito che la scuoteva. Era stato lui a proporle di tendere quella trappola ai
mulattieri e lei aveva accettato, senza pi sostenere, come aveva fatto a Barcellona, che nulla di male
sarebbe accaduto. Il timore di Hugo che quegli uomini rozzi e violenti potessero tentare di uccidere lui
e violentare lei aveva preso corpo con le molestie costanti subite lungo il cammino. Aveva allora
convinto Merc che era necessario anticiparli e coglierli con linganno, e cos avevano fatto. Dopo non
essere riuscito ad ammazzare il conte di Navarcles e il guercio, i suoi veri nemici, Hugo aveva appena
accoltellato due persone... E non provava il minimo rimorso, non era oppresso da nessun senso di
colpa: aveva usato il pugnale per difendere sua figlia e, se fosse stato necessario, lavrebbe fatto di
nuovo. Se aveva potuto uccidere un uomo per salvare Regina, era disposto ad ammazzare mille
mulattieri per proteggere Merc. Decisero di tornare allaccampamento, convinti che il terzo uomo si
sarebbe tenuto alla larga da allora in poi. Udirono le sue grida, e capirono che aveva trovato uno dei
suoi amici, Martn. Presto si sarebbe imbattuto anche nel corpo di Felipe.
Giunsero allaccampamento e, mentre Hugo puliva il sangue dalla lama strofinando il coltello
sui calzoni, Merc sembr rimproverare con il suo tremito e il suo pallore la codardia di tutti quelli che
erano rimasti intorno al fuoco, dove alla fine si sedettero anche loro.
Hugo continuava a pulire e sfiorare la lama del suo grande pugnale. Glielo aveva dato Barcha
quando aveva saputo che Merc sarebbe partita con lui. Era un coltello speciale, gli aveva raccontato la
mora, ripetendo quello che a sua volta le aveva spiegato Jaume quando glielo aveva mostrato. Il manico
di legno era lavorato con una filigrana che si adattava al palmo della mano. Jaume diceva che quelle
erano le impugnature migliori che avesse mai fabbricato, e per questo non le aveva vendute, cercando
invece una buona lama alla quale accompagnarle.
Il terzo mulattiere rientr al campo con passo rapido e vigoroso, il volto paonazzo e incattivito.
Brandiva un pugnale.
Hai ucciso due miei compagni, disse a Hugo, con tono accusatorio.
Hugo non rispose. Non stava pi giocando sulla sorpresa e il buio, e il mulattiere gli pareva
ormai enorme, fortissimo, certamente pi abile di lui nel maneggiare le armi, nelle risse e nelle liti.
Ha ucciso due stupratori.
Laffermazione colse Hugo di sorpresa. Il mercante che laveva avvertito del pericolo a
Vilafranca, seduto a terra, stava affrontando il mulattiere. In breve, altri due membri del convoglio
presero le parti di Hugo.
 vero, afferm uno.
Erano un gran paio di canaglie! grid laltro.
Hugo si strinse al petto Merc, rendendosi conto che la situazione era ormai cambiata: il
mulattiere, rimasto solo, non era pi parte di un terribile terzetto, e gli altri osavano finalmente tenergli
testa. Inoltre, sembrava che nellaccampamento vi fossero alcuni pronti ad appoggiare Hugo, perch
vedendogli pulire il pugnale macchiato di sangue gli avevano espresso ammirazione e rispetto.
Volevi fare del male alla ragazza? chiese un altro mercante, seduto oltre il fuoco.
Il mulattiere esit.
Se  cos, meriti di fare la stessa fine degli altri due, comment un altro ancora.
No, non volevo farle niente, rispose il mulattiere dopo qualche istante.
Fu solo dopo un po di tempo che Hugo, il cui respiro si era gi calmato, si accorse di unonda
di debolezza che dalle gambe si estendeva a tutto il corpo, portandosi via la tensione. Allora stacc le
bisacce dal dorso della mula e prese un otre di pelle, da cui bevve un lungo sorso di aqua vitae, quindi
appoggi limboccatura del contenitore sulle labbra della figlia.
Merc lo allontan con una manata non appena ne ebbe provato il sapore. Cosa fate? Cos
questo?
Bevine un po, insistette Hugo.
Ma che cos?
Aqua vitae, sussurr.
Cosa? Ma pu uccidere! rispose lei inorridita, abbassando la voce.
E invece no, non uccide, afferm Hugo e, dopo aver bevuto una seconda sorsata, le pass
lotre.
Merc bevve con una certa cautela. Un sorso breve, ma sufficiente a farla tossire.
Pren... tent di parlare, impedita dal singhiozzo. Prendete, riusc infine a dire,
restituendogli lotre.
Hugo lo prese, felice di vedere che sua figlia aveva ripreso colore e che i tremiti erano cessati.
Per maggior tranquillit di Hugo e Merc, il terzo mulattiere si ferm a Lleida, a met strada per
Saragozza, e padre e figlia percorsero la distanza che li separava dalla capitale del regno dAragona in
pochi giorni, senza che si verificasse nessun altro spiacevole incidente.
Nelle locande dove dormirono e incontrarono i convogli di ritorno, o anche quando
semplicemente si fermarono a cenare attaccando discorso con gli osti, cominciarono a raccogliere
qualche notizia sulla situazione del regno. Le fazioni a favore e contro il conte di Urgell erano
aggrovigliate in una catena complessa di dispute che sfociavano in guerra. Saragozza era in mano ai
nemici del conte di Urgell. Larcivescovo, i suoi parenti, il justicia de Aragn e la maggioranza dei
probiviri e dei giurati della citt si opponevano accanitamente alla sua incoronazione. Ma per chi
parteggiavano? Alcuni erano fedeli al francese, vennero a sapere, mentre molti altri cominciavano a
schierarsi con linfante castigliano.
 straniero, sussurr Merc allorecchio del padre durante una di quelle conversazioni,
incapace di rimanere indifferente di fronte a chi difendeva linfante di Castiglia.
 straniero, ripet Hugo a voce alta, appropriandosi dellobiezione della figlia. 
castigliano. Non ha il diritto di occupare il trono dei conti di Barcellona.
C chi la pensa diversamente, gli rispose uno dei mercanti.
E non sono soltanto i catalani a decidere chi sar il futuro re, intervenne un terzo. Gli
aragonesi sono gi riuniti a Calatayud, e da l avanzeranno la proposta del regno dAragona per la
successione.
I parlamenti, nonostante tutti gli uomini di legge, i sacerdoti e i giurati delle citt, non
dovrebbero essere autorizzati a decidere chi sar il nuovo re, disse un uomo dal forte accento catalano,
intervenendo a sostegno di Hugo. E, se credono che lincoronazione dipenda da loro, si sbagliano. Il
castigliano sta preparando un esercito per prendersi il regno con la forza, come tutti sappiamo. A
Valencia sono gi entrate le sue truppe, che si stanno disponendo anche lungo le frontiere aragonesi.
Linfante pu contare sullintero esercito della Castiglia per conquistare i nostri regni.
E il conte di Urgell? chiese qualcuno.
Lui si trovava a La Almunia e ha congedato il suo esercito su richiesta del parlamento
catalano.
Hugo not che sua figlia, a questa rivelazione, gli stringeva il braccio. E linfante di Castiglia
perch non entra in azione? sintromise.
Nessuno rispose.
Saragozza era a meno di mezza lega di distanza quando Hugo, Merc e la mula attraversarono il
fiume Gllego su unimbarcazione manovrata per mezzo di funi tese tra le due rive.
La ragazza contempl suo padre che tirava la grossa corda di canapa insieme al barcaiolo e altri
mulattieri. Si avvicinava febbraio e la giornata era fredda, grigia e ventosa. Il Gllego scorreva
impetuoso e gli uomini faticavano a governare limbarcazione.
Correte, padre, gli mise fretta Merc non appena la barca si fu allineata per lattracco alla riva
opposta, dove si affollavano contadini e mercanti che ne attendevano larrivo.
Hugo si stup nel vedere tutta quella gente, carica di grossi fagotti, che aspettava la barca.
Dove credete di andare? A Saragozza non si pu entrare. Vi deruberanno! Chi aspettava
dimbarcarsi per attraversare il fiume in senso contrario li subiss di proteste e avvertimenti.
Hugo scosse la testa. Laveva detto, lui, che non era normale trovare tante persone con tutti quei
carichi: il flusso delle mercanzie destinate alla vendita era sempre verso le grandi citt, non il contrario.
In riva al fiume erano ammucchiati quelli che arrivavano e quelli che partivano, in una confusione di
domande, risposte e insulti pronunciati in catalano o aragonese, la lingua di quelle terre, che Hugo
riusciva a intendere.
Il partito dei sostenitori del conte di Urgell tiene la citt come sotto assedio e non permette
lentrata e luscita di cibi e mercanzie, spieg uno dei contadini che rientravano da Saragozza senza
aver venduto le loro merci.
Perch il barcaiolo non ce lha detto prima di traghettarci? chiese Merc, con rammarico. E
ora, che facciamo?
Ti sembra che noi trasportiamo mercanzie o cibi? replic Hugo alla figlia, facendole
locchiolino. Niente affatto, quindi per noi non cambia niente.
Era vero. Gruppi di uomini armati impedivano lingresso e luscita dalla citt. Hugo non li vide
rubare nulla, per ricorrevano alla forza se qualche mercante sincaponiva a voler proseguire il
cammino.
Veniamo da Barcellona, spieg Hugo a quello che sembrava il capo, il quale si strinse nelle
spalle e fece loro segno di tornare sui loro passi. Lottiamo per lo stesso re, insistette Hugo.
E, se anche fosse vero, che bisogno avete di entrare a Saragozza? Perch dovrei farvi
passare?
Mentre luomo parlava, Hugo frug nella borsa piena di denaro affidatagli dal conte e gli offr
un paio di monete.
Laltro le prese, sorrise e si fece da parte, con il braccio teso, lasciandoli passare. Merc, stupita
dallastuzia del padre, si mise a camminare dietro la mula.
LEbro era di gran lunga il fiume pi grande dAragona, e agli occhi di Hugo e Merc sembr
immenso. Ne avevano risalito il corso dalla localit di Pina, e a mano a mano che si avvicinavano
allargine i gabellieri, posti allimbocco del ponte, presero unespressione affabile, visto che il blocco
del traffico verso la citt li danneggiava. Pagarono il balzello per passare sul ponte, come avevano fatto
sin da Barcellona seguendo sempre la via pi sicura, nonch pi costosa, che era poi quella tracciata
dalle antiche strade romane. Hugo e Merc videro che alcuni viaggiatori facevano deviazioni per
aggirare i punti in cui si pagava il pedaggio, che erano assai numerosi lungo quella strada commerciale,
una delle pi transitate dellepoca. E in genere, quando diventavano in tanti a deviare dalla strada
principale, il re si limitava a stabilire il pagamento di un dazio anche per i percorsi alternativi; oltre al
denaro, vi era per in gioco la sicurezza, perch pi la deviazione si allontanava dalla rotta frequentata,
e pi aumentava la probabilit di essere derubati. Tuttavia, Hugo e Merc avevano denaro, almeno su
questo il conte si era mostrato generoso, e Hugo pag il gabelliere, seppur di malavoglia.
Non si dovrebbe pagare neppure un soldo per passare di qui, disse alla figlia indicando le
tavole traballanti su cui dovevano camminare.
Le acque dellEbro battevano con forza contro le barche ancorate e legate su cui erano disposte
le tavole.
Uno dei gabellieri ud la sua protesta.
E invece siete fortunati. Fino a poco tempo fa questo punto del fiume lo si poteva attraversare
solo traghettando. E non sarebbe la prima volta che una piena si porta via il ponte di barche.
Vicino alla mula, Hugo allung il collo per valutare limpetuosit del fiume. Merc lo imit,
subito indietreggiando di qualche passo per allontanarsi dalla riva.
Ma oggi non accadr niente, la tranquillizz luomo con una risata. Lacqua  agitata, ma il
ponte resister, ragazza.
E quello di pietra? volle sapere Hugo, indicando un pilone isolato che sorgeva vicino al ponte
di assi. Un altro pilone, ugualmente solitario, si ergeva vicino alla riva opposta.
Uninondazione. Sono quasi duecento anni che cerchiamo di costruire un ponte di pietra, ma il
fiume non fa che portarselo via. E, visto che a volte distrugge anche quello di barche, il denaro
scarseggia e i lavori non possono andare avanti. Dellultimo tentativo restano solo quei due piloni.
Hugo e Merc attraversarono il fiume sullinstabile tavolato ed entrarono in citt attraverso
lingresso del porto. Oltrepassarono le Case del Ponte, dove cerano la sede del concistoro, il palazzo
arcivescovile e la cattedrale, questultima eretta su quella che era stata la grande moschea durante la
dominazione musulmana. Dopo aver chiesto informazioni, trovarono una stanza in via del Mesn de la
Concepcin, vicino alla chiesa di Santa Maria Maggiore, dove scoprirono che si venerava una colonna
consegnata dalla Madonna allapostolo Giacomo.
Hugo esort la figlia a dar prova di grande discrezione in quella citt, che immaginava percorsa
da forti tensioni, con uomini armati che scorrazzavano per le vie. Non dovevano parlare del conte di
Urgell, le disse. A Saragozza trovarono conferma delle notizie raccolte lungo il cammino. Linfante
Ferdinando di Castiglia era il pretendente al trono sostenuto dalla maggior parte dei probiviri di
Aragona. Nonostante il timore per gli eserciti, che gli aragonesi vedevano ormai vicini alle loro
frontiere, linfante raccoglieva adesioni alla sua causa comprandole con milioni di maraved ottenuti
dalle Corti castigliane, o promettendo favori e grandi benefici a tutti quelli che lo sostenevano.
Sentendo parlare delle immense risorse su cui poteva contare il castigliano, Merc nascose il viso nel
cappuccio e si agit inquieta sulla sedia quando cominci a capire che la corruzione non era limitata
allAragona, ma anche in Catalogna molti nobili, cavalieri e religiosi accettavano denaro in cambio dei
favori dallinfante di Castiglia. Ferdinando di Antequera comprava lappoggio dei maggiorenti
catalani!
E del conte di Urgell, cosa si dice? chiese Hugo, fingendo indifferenza, al vignaiolo che gli
stava raccontando di quei casi di corruzione in Catalogna. Non si comporta forse anche lui allo stesso
modo?
Luomo scoppi in una risata svogliata, negando con il capo. Il contado di Urgell  tra i pi
ricchi del regno, ma Giacomo dAragona  uno scialacquatore che dopo nemmeno un anno dalleredit
del titolo e del patrimonio ha dovuto chiedere al re un amministratore per evitare la rovina, tanto erano
calate le sue rendite. Suo padre, il vecchio conte, si era allontanato dalla corte per dedicare tempo e
risorse ai suoi territori. Aveva fatto costruire la chiesa del castello di Farfanya, il chiostro del monastero
di ger, la Casa Fuerte de la Condesa a Balaguer, il castello di Agramunt... Insomma, era un grande
nobile attento alle sue terre e alla sua gente. Il figlio, invece, in un anno appena si  ridotto a chiedere
laiuto del re. Un anno! esclam il vinaio, poi con unaria di complicit, aggiunse: Sapete, io starei
anche dalla parte del conte di Urgell, perch non mi piace che i regni cadano in mani straniere, ma
Giacomo dAragona  un uomo influenzato dalla madre e dalla moglie in tutto e per tutto, e questo 
molto pericoloso.
Al potere degli eserciti e del denaro su cui contava linfante di Castiglia si era poi aggiunto
anche quello della Chiesa, nella persona di papa Benedetto 13esimo, nemico del signore di Urgell sin dai
tempi del conflitto su chi dovesse diventare vescovo a Barcellona. Il papa aveva preso posizione a
favore dellinfante perch si era reso conto che, se questi fosse stato incoronato, lui avrebbe potuto
contare sullobbedienza dei due maggiori regni della penisola, cosa indispensabile per mantenere il suo
titolo di vicario di Cristo in un periodo in cui erano addirittura tre i papi a disputarselo.
Tuttavia, Benedetto 13esimo non era stato il solo a mostrare appoggio allinfante di Castiglia.
Anche il domenicano Vicente Ferrer, sempre accompagnato da un esercito di straccioni che lo seguiva
ovunque flagellandosi e chiamandolo santo, gli manifest il proprio sostegno, convinto che in quel
modo avrebbe facilitato la diffusione del cristianesimo in tutta la penisola con la definitiva conversione
degli ebrei. In quellepoca Vicente Ferrer era impegnato proprio in Castiglia a predicare contro gli
ebrei: prima a Toledo, dove aveva consacrato una vecchia sinagoga facendone la chiesa di Santa Maria
la Bianca, poi a Salamanca, a Valladolid e ad Aylln, vicino a Segovia. In tutti questi importanti centri
castigliani il frate arringava la folla perorando la conversione degli ebrei. Sono traditori, vendicativi,
usurai e deicidi! gridava. Le sue prediche aizzavano i cristiani e provocavano spesso lespulsione o la
conversione forzata degli ebrei. Secondo fra Vicente, la convivenza religiosa danneggiava i cristiani.
Arrivato ad Aylln, il religioso vi trov anche la corte castigliana e Ferdinando di Antequera: il
risultato fu la promulgazione delle leggi pi dure mai inflitte agli ebrei fino ad allora. Ai cristiani fu
proibito di parlare con loro, di commerciare e di comprare cibo e bevande da loro. Alle donne ebree fu
vietato luso di tessuti preziosi, e agli uomini di tagliarsi barba e capelli. Tutti dovevano vivere separati
dai cristiani e portare sempre il disco giallo cucito sul petto in modo che li distinguesse. Fu vietato agli
ebrei lesercizio di uninfinit di professioni: tesoriere, medico, speziale... Quello che Vicente aveva
ottenuto in Castiglia sperava adesso di estenderlo anche allAragona e alla Catalogna, contando sul
futuro appoggio di Ferdinando se questi fosse riuscito a conquistare la corona.
Hugo dett alla figlia il resoconto per il conte di Navarcles, riferendogli quanto aveva scoperto,
descrivendo la generale inquietudine osservata a Saragozza e informandolo dellappoggio quasi
unanime dei probiviri aragonesi al castigliano.
Di sicuro sa gi tutto, comment Merc tra una frase e laltra. Ha le sue spie, e i mercanti
che vanno e vengono tra i due regni non mancano.
Suo padre fece spallucce. Pu darsi, ma non  detto che sappia proprio tutto. In ogni caso, le
nostre lettere gli serviranno come conferma. Chiss cosa gli avranno raccontato mercanti e mulattieri!
E fu proprio a uno di questi mercanti di ritorno a Barcellona che Hugo affid la sua lettera per
Roger Puig. Luomo era un sostenitore del conte di Urgell. Come ogni catalano che si rispetti! aveva
borbottato a voce bassa, ma con decisione, avvicinando la testa a quella di Hugo mentre erano seduti
alla tavola di una taverna. Hugo pens di aver scelto la persona pi affidabile in quella citt dove tutti
sospettavano di tutti e dove, appena arrivati, avevano subito ricevuto la visita delle autorit, venute a
indagare sulle loro intenzioni. La scusa del vino, come gi accaduto a Valencia, era stata sufficiente, e
tra conversazioni e pranzi, mentre Merc chiacchierava con le donne, quando cerano, o rimaneva
discretamente in disparte, Hugo pot conoscere vinai e vignaioli, e stringere rapporti che prima o poi
avrebbero potuto dare i loro frutti.
Hugo aveva ispezionato alcuni vigneti nei dintorni di Saragozza, ma la citt non produceva uva
a sufficienza, e nemmeno di qualit adeguata. Gli dissero che si produceva un buon vino a Barbastro, il
che gli ricord Maria, la vedova di Valencia, e poi anche a Cariena, Calatayud e Tarazona, anche se
buona parte di queste produzioni era venduta in Castiglia, a Soria, Medinaceli, Molina, dove la si
preferiva ai vini ottenuti in loco, come quelli di Ribera del Duero, che erano troppo leggeri e pi cari.
Che senso aveva viaggiare fino alla frontiera con la Castiglia, allontanandosi ancora di pi dalla
propria terra?, si chiese Hugo. Le ultime notizie raccolte riguardavano i probiviri aragonesi che
appoggiavano Ferdinando con i componenti del parlamento catalano. Cosa poteva scoprire di pi?
Torniamo a casa, annunci alla figlia.
Merc non rispose subito. Era felice con suo padre. Cosa lattendeva, invece, a Barcellona? La
contessa, il palazzo, la solita vita... Non avrebbe mai immaginato di arrivare a farsi quelle domande. Il
fatto che Hugo avesse rischiato la vita per difenderla non glielo faceva amare di pi, perch lo aveva
sempre adorato, ma ai suoi occhi aveva trasformato quello che sua madre aveva sempre descritto come
un vignaiolo misero e debole in un uomo audace e coraggioso, capace di uccidere per lei. Era
orgogliosa di suo padre!
Potremmo ritardare un po il ritorno, propose Hugo, vedendo lindecisione della figlia.
Sincamminarono verso Cariena, a sud di Saragozza. Mahir aveva parlato a Hugo di quei vini,
e in citt aveva potuto assaggiarli. Presero la strada che portava a Teruel e Valencia, senza fretta,
unendosi alle carovane di mule che vi transitavano, fermandosi quando volevano, senza preoccuparsi
troppo se i convogli li lasciavano indietro.
Non importa, figlia, lascia che vadano, la tranquillizz Hugo alla prima occasione in cui
videro allontanarsi il gruppo al quale si erano accompagnati.
Ma se restiamo soli potremmo essere attaccati da ladri e banditi, replic lei, allarmata.
Lunica volta in cui abbiamo davvero corso questo rischio  stato mentre viaggiavamo in
compagnia, le ricord il padre.
Non ebbero nessun contrattempo. Se non giungevano in un centro abitato prima del tramonto,
chiedevano ospitalit in qualche cascinale. La pioggia li inzupp, e patirono il freddo invernale che
volgeva ormai alla fine. Hugo esortava Merc a bere due sorsi di aqua vitae ogni volta che la vedeva
tremare. Ed entrambi la bevevano quando dovevano dormire in qualche fienile, lontani dal calore di un
focolare. Dopo aver bevuto, poi, conversavano con una schiettezza tale che un giorno Hugo fu in
difficolt, quando la ragazza gli disse: Parlatemi di mia madre.
Era bella come te, riusc infine a dire lui, dopo aver tossicchiato furiosamente in un inutile
tentativo di prendere tempo.
Che menzogne le aveva raccontato quando era bambina?
Cosa le aveva rivelato Regina?
In ogni caso, non era disposto a confessarle che non era sua figlia, ancor meno quando la
fanciulla gli sorrideva, lo accarezzava e lo baciava con affetto. Lontano da Regina, trovandosi da solo
con lei, si sentiva pi che mai unito alla figlia.
Padre! Che altro?
Che altro posso dirle?, si chiese Hugo.
Antonina, Dola, Arsenda o Eullia. Erano questi gli unici quattro esempi di cui disponeva per
inventare una madre che piacesse a Merc. Anche se Eullia, con le sue vigne e la sua ambizione, era
meglio lasciarla stare. Antonina, sua madre, gli evocava ricordi assai duri: il bottaio, le percosse, il
corpo consunto. Dola era sua, solo sua, e non voleva condividerla con nessuno. Dunque gli restava
solo Arsenda. Chiss dovera. Nemmeno il vicario, che Dio lavesse in gloria, era riuscito ad aiutarlo.
S, sua sorella poteva essere un buon esempio.
Sai come lho conosciuta? Di notte entravo di nascosto in casa sua, mi arrampicavo sul tetto e
la trovavo l ad aspettarmi...
Entravate di nascosto?! Vi arrampicavate? lo interruppe Merc alzando la voce. Prima di
allora non avrebbe mai immaginato suo padre intrufolarsi nella casa dellamata, ma dopo la vicenda dei
mulattieri si aspettava qualsiasi cosa da lui.
S, e ci parlavamo alla luce della luna, abbracciati sotto una coperta. Hugo not che le parole
gli ferivano la gola, e gli occhi sinumidivano. Erano passati tanti anni... ma provava ancora nostalgia
per la sorella. Ci raccontavamo tutto.
E non vi hanno mai scoperti?
No. Mai. Tua madre era molto furba... e molto devota.
Parl di Arsenda. Gli fu facile adattare la storia della sorella pensando a come si sarebbe svolta
se fosse stata sua moglie. E ci che non riusc a adattare, lo invent. Era laqua vitae a sciogliergli la
lingua e a stimolargli limmaginazione? No, si rispose. Era il contatto con la figlia, abbracciata a lui,
sulla paglia. Era il ritmo del suo respiro, al quale si adeguava nei momenti di silenzio per non
confonderle i pensieri. Era sentirla, toccarla, annusarla... amarla! Amarla!
A Longares e Cariena si inoltrarono per i sentieri che attraversavano i vigneti ancora privi di
foglie e grappoli: vaste coltivazioni di piante, spesso male allineate, piantate in terreni aridi o pietrosi,
in attesa della primavera.
Quando i fusti sono cos spogli, quando sono cos secchi e contorti, sembrano... tristi, cupi.
Chi potrebbe mai sospettare che poi produrranno il nettare degli dei? comment Hugo.
Quante vigne! osserv Merc, guardandosi intorno.
S, regalavano la terra, disse suo padre, sorprendendola. Glielo avevano raccontato a
Saragozza. La regalavano per ripopolare le zone conquistate ai saraceni. Chiunque coltivasse una
vigna senza padrone ne diventava proprietario il giorno in cui comparivano le prime tre foglie, cio
dopo tre anni di lavoro. Per le terre di propriet erano previste altre forme di contratto, ma sempre
piuttosto vantaggiose per il vignaiolo. Per questo ci sono cos tante vigne.
Per sono tutte disordinate, non sono in linea. A Barcellona non  cos.
S, certo.  perch sono divise in tante piccole propriet e arrivano anche nei posti pi
inaccessibili. Inoltre, qui fanno il capficat. Anche a Barcellona lo facciamo... anzi lo fanno, si corresse
con una smorfia. Fer capficades, si dice. Si tratta di far crescere uno dei tralci senza potarlo. Vedi
quello? Hugo ne indic uno, poi rettific subito, indicandone un altro molto pi vicino. Vedi quel
tralcio interrato?
Merc guard dove le indicava il padre: il braccio di una pianta era stato forzato e, invece di
allungarsi sui sostegni, era stato piegato verso il basso e rientrava nella terra.
Hugo continu la spiegazione. Quando il tralcio  cresciuto abbastanza da arrivare al suolo, lo
si interra senza tagliarlo dal fusto. Da l nascer una nuova pianta, con le sue radici. Il problema  che
con questo metodo  difficile mantenere lallineamento.
Be, ma in fondo non importa, vero?
S che importa. Se i fusti non sono allineati, la vendemmia e la lavorazione della terra
diventano molto pi difficili. Gli animali non riescono a passare tra i filari, e gli aratri neppure.
Capisco. I due continuarono a osservare le vigne.
Padre, tutto questo vi piace, vero?
Lo sai bene, figlia. Darei... darei tutto quello che non ho per avere di nuovo una vigna.
Sono sicura che ci riuscirete, sussurr lei.
Hugo la guard. Il sole brillava e, bench fosse inverno, scintillava sulle pietre. Il freddo era
intenso, a causa di un vento tenace che li aveva accompagnati per tutto il viaggio e che ora sferzava il
volto di Merc, facendole aderire al corpo gli indumenti pesanti che indossava. La giovane si tolse il
cappuccio e scosse la testa. Il vento le scompigli i capelli, facendole provare il piacere di sentirsi
donna.
Nel vederla l, serena e forte, bella, che sfidava il vento, a Hugo affiorarono alla mente mille
ricordi della bambina che un giorno Regina gli aveva affidato. S, Merc era tutto quello che aveva.
Sarebbe mai riuscito, un giorno, ad avere una vigna sua? Ci che pi lo aveva stupito, nelle
parole di Merc, era il fatto che non avesse condizionato quel suo desiderio allincoronazione del conte
di Urgell.
Quando il conte di Castellv de Rosanes e di Navarcles si trovava nel palazzo di via de Marquet,
Caterina si rifugiava in cantina. L entrava poca gente, e lei poteva passare inosservata. Senza Mateo,
che tutti credevano morto, si era rimessa in forze perdendo laspetto emaciato, come se avesse
ricominciato a vivere. Inoltre, il conte non la chiamava pi nel suo letto, e la contessa aveva smesso di
richiedere i suoi servigi. Caterina quindi non aveva incarichi fissi e, quando il maestro di palazzo
venuto a sostituire Esteve, morto di recente, aveva tentato di assegnargliene uno, lei aveva saputo
cogliere lopportunit che le si presentava. Il mio incarico  stare a disposizione dei signori, aveva
affermato. Un giorno, per, luomo pens bene di chiedere al conte se quanto diceva la schiava era
vero. Prima di rispondere, Roger Puig aveva chiuso gli occhi, forse ricordando il piacere procuratogli in
passato da quel corpo magnifico, bianco come il latte, dalla pelle delicata, i seni generosi, i fianchi
rotondi e formidabili, capaci di resistere a ogni suo impeto. Laveva comprata che era una bambina e
laveva vista crescere, ricord, annuendo sovrappensiero. Da lei aveva avuto un paio di bastardi, o
forse di pi... Arricci le labbra, poi scoppi in una risata. Ma certo,  proprio cos, sentenzi. Una
cosa era averla ceduta al fedele Mateo, unaltra che la madre di due suoi bastardi, che aveva condiviso
il suo letto e aveva anche allattato alcuni suoi figli legittimi, potesse ora essere palpata e presa
impunemente da tutti i servi del palazzo, come una cagna. Bisogna rispettare la russa! grid al nuovo
maestro di palazzo.  a mia disposizione.
Nelle frequenti occasioni in cui il conte non era a Barcellona, Caterina si arrischiava a uscire
per godersi la citt. Il sostituto di Esteve la rispettava, secondo gli ordini di Roger Puig, e questo la
spinse a offrirsi di svolgere qualche incarico, in particolare quelli che le permettevano di uscire in
strada, anche se la maggior parte del suo tempo la trascorreva in cantina.
E l, in cantina, ascolt le peripezie del viaggio di Hugo e sua figlia a Saragozza, che lui le
raccont dopo averne fatto un rapporto dettagliato al conte. Tuttavia, Hugo non rivel a nessuno
lepisodio della morte dei mulattieri, e chiese alla figlia di fare altrettanto con Regina o con chiunque
altro.
Con Merc di nuovo assorbita dai suoi compiti di ancella della contessa, Hugo si ritrov spesso
a conversare con Caterina, che oltretutto si mostrava ogni giorno pi allegra e ridanciana. Parlavano dei
tristi ricordi della tenuta di Rocafort, di quando era stata venduta a Roger Puig, di quando era stata male
ed era miracolosamente guarita, del guercio... Il nome di Mateo turbava ancora Caterina, che non aveva
del tutto perso il timore che potesse tornare. Hugo la tranquillizzava. Parlavano di vigneti, e lui le
spiegava come si lavorava la vite, come si faceva il vino, come lo si conservava. Nella penombra della
cantina era difficile cogliere il gioco di sguardi teneri e fugaci che si scambiavano quando erano da soli,
mentre nei momenti in cui Merc si univa a loro Hugo si affrettava a servire a entrambe formaggio e
qualche coppa del miglior vino del conte, e la conversazione finiva inevitabilmente sulla spinosa
situazione del regno.
Il conte di Urgell perdeva sostenitori. Il suo principale paladino nel regno dAragona, il nobile
Antonio de Luna, aveva teso unimboscata allarcivescovo di Saragozza e laveva ucciso, pensando
cos di liberarsi di un potente nemico. Quello che aveva ottenuto, invece, era che Ferdinando, infante di
Castiglia, invadesse lAragona con il suo esercito, di concerto con i parenti dellucciso. Oltre duemila
soldati, mille dei quali a cavallo, tutti comandati da capitani esperti e valorosi che avevano gi dato
ottima prova di s nelle guerre contro i mori, sinsediarono nelle citt pi importanti del regno, come
Saragozza, Alcaiz, doverano state trasferite le Corti aragonesi, e Fraga.
Se in Aragona accadeva tutto questo, nel regno di Valencia le truppe castigliane accorrevano a
Morella per sostenere i Centelles, mentre in Catalogna un esercito francese approfittava del vuoto di
potere per invadere il principato per ordine del visconte di Castellb, allo scopo di recuperare la
baronia di Martorell che un tempo gli era appartenuta. Il conte di Urgell, che continuava a essere il
governatore generale, offr al parlamento catalano di riunire un esercito e affrontare i francesi, ma
quello si oppose temendo che i soldati fossero impiegati dal conte nella lotta per la corona. In
alternativa, il parlamento convoc gli uomini armati della host cittadina, che sconfissero gli invasori,
imponendo per una nuova umiliazione al conte di Urgell nella propria terra.
Impedendo da un lato al conte di Urgell di imbracciare le armi contro i francesi, dallaltro il
parlamento accus linfante di Castiglia di aver introdotto suoi militari in alcuni dei cinque regni, e gli
intim di ritirarli subito. Linfante rifiut e, in mancanza di propri eserciti, i regni dAragona e di
Valencia rimasero sotto il controllo di soldati stranieri.
Dopo linvasione delle truppe castigliane, nel palazzo di via de Marquet latmosfera si fece pi
cupa, anche se il regno di Valencia e diverse zone dellAragona continuavano a dichiararsi fedeli al
conte di Urgell. Tuttavia, il parlamento catalano, che avrebbe dovuto sostenere un pretendente catalano,
si mostrava sempre pi contrario allinvestitura dellunico discendente in linea maschile della casa
comitale di Barcellona, e il conte cominci allora a trattare con mercenari guasconi per prepararsi a una
guerra che pareva ormai inevitabile di fronte allinvasione delle truppe castigliane.
Giunse il gennaio del 1412 e Hugo pens di approfittare dei contatti ottenuti nel suo viaggio a
Valencia e della promessa fattagli da alcuni sensali del luogo, per andare a procurarsi leccellente vino
di Murviedro. Dett una lettera a Merc e linvi per mezzo di un corriere. La risposta giunse alla fine
del mese: non cera vino da vendere.
Il sensale, nella sua risposta, si spiegava molto chiaramente.
Tutte le eccedenze sono state accaparrate da mercanti castigliani, lesse Merc.
Hugo e Caterina ascoltavano con attenzione. Lui aveva decantato a lungo alla russa le qualit
del vino di Murviedro. Erano mesi che chiacchieravano nella cantina, e tra loro era nato un rapporto a
cui nessuno dei due osava dare un nome.
Che peccato! si lament la donna, sapendo quanto Hugo desiderasse procurarsi quel vino.
Hugo annu e chiese alla figlia di continuare.
Lei riprese. Come saprete, il commercio tra il regno di Valencia e quello di Castiglia  stato
scoraggiato per molti anni, e a volte si  arrivati anche alla completa interruzione delle relazioni tra i
due regni. Ora... Merc incespic sulle parole.
Ora cosa? la sollecit il padre.
Ora linfante Ferdinando ha concordato i liberi commerci con la Castiglia e ha promesso
grandi benefici ai valenzani che appoggeranno la sua candidatura, concluse.
Si  comprato un regno intero, protest Roger Puig spiegazzando la lettera dopo che Hugo
gliela ebbe consegnata. Quali altri trucchi star ancora preparando quel figlio di puttana di un
castigliano?
Il conte di Castellv de Rosanes e di Navarcles lo scopr presto. Alla fine di febbraio, a
Valencia, un Centelles rub seimila capi di bestiame di propriet dei Vilaragut. Il furto non voleva
essere altro che una deliberata dichiarazione di guerra da parte dei Centelles, fino ad allora sottomessi e
umiliati, nei confronti dei Vilaragut e del governatore generale di Valencia.
La battaglia si svolse proprio a Murviedro, vicino al mare, in un luogo chiamato Codolar, dove
lesercito composto dalla host della citt di Valencia, comandata dal governatore Guillem de Bellera,
insieme a quattrocento cavalieri guasconi inviati dal conte di Urgell e dai sostenitori dei Vilaragut, si
scontr contro tutti gli alleati dei Centelles e le truppe straniere inviate dallinfante Ferdinando in loro
aiuto.
Vinse il poderoso esercito castigliano.
Mille morti e numerosi prigionieri posero fine alla supremazia dei Vilaragut e, con essa, a
quella del conte di Urgell, nel regno di Valencia. I Centelles si vendicarono del governatore Guillem de
Bellera, obbligando il figlio pi piccolo a portarne la testa, infilzata su una picca, sino a Valencia, dove
rimase esposta al pubblico ludibrio per confermare al popolo il nuovo potere dei Centelles.
La perdita del regno di Valencia, ormai alienato agli interessi del conte di Urgell e dei suoi
sostenitori, e il fatto che linfante di Castiglia controllasse con i suoi eserciti il regno dAragona e
quello di Valencia fecero serpeggiare il pessimismo nelle riunioni in cantina, lasciando che tutti fossero
contagiati dallo scoramento della gente di palazzo, di cui Merc si faceva eco quando era con Hugo e
Caterina.
Non si parla daltro, padre, spieg un giorno, in risposta a una domanda di Hugo. Nel
palazzo parlano tutti della stessa cosa. Il conte, la contessa, i parenti... Persino i servi!  impossibile
non essere informati. I parlamenti dei due regni, Aragona e Valencia, e del principato di Catalogna,
hanno deciso di nominare ognuno tre giudici e affidare loro lincarico di eleggere il nuovo re. I nove si
riuniranno a Caspe.
E i regni di Maiorca e Sicilia? chiese Hugo.
A quanto pare, non sono tenuti in conto. Se gi  difficile che due regni e un principato trovino
un accordo, immaginate con cinque.
Se fossero giusti... medit Hugo a voce alta.
Padre, ma chi potrebbe opporsi ora allinvestitura di Ferdinando di Antequera come re e conte
di Barcellona? linterruppe scontrosa la figlia, che ripeteva i discorsi di Roger Puig.
Hugo la osserv, sorpreso dalla violenza della sua reazione. Ultimamente, quando erano soli o
con Caterina, Merc si lasciava andare mostrandosi spontanea, come quando era con Barcha.
Se non lo scelgono, lui rader al suolo i tre regni e si prender la corona con la forza,
prosegu la ragazza. Lha detto lui stesso! Per questo ci ha invasi. E cosa hanno fatto i parlamentari
catalani? Ve lo dico io: non hanno fatto niente, concluse, arrabbiata.
E i parlamentari catalani continuarono a non fare nulla anche quando il conte di Urgell e altri
nobili, come il conte di Prades e quelli di Cardona, Quirra e Montcada, o ancora quelli di Queralt, si
lamentarono presso le Corti per levidente e ben nota parzialit dei giudici inviati a Caspe.
Per il regno dAragona erano stati scelti: il giurista Berenguer de Bardaj, che era al soldo
dellinfante Ferdinando per cinquecento fiorini al mese; il cognato di Bardaj e vescovo di Huesca,
Domingo Ram; e a conclusione del terzetto cera un monaco certosino che nulla sapeva di leggi e
teologia, un semplice converso che aveva volontariamente abbandonato la vita mondana e la cui barba
disordinata, insieme ai capelli arruffati, lo esclusero fin da subito dallillustre compagnia.
Per il regno di Valencia furono nominati il frate nemico degli ebrei, Vicente Ferrer, insieme a
suo fratello Bonifacio, un certosino, e al giurista Pedro Beltrn.
Infine, per il principato di Catalogna, vi erano Bernat de Gualbes, nemico dichiarato del conte
di Urgell e ambasciatore di papa Benedetto 13esimo nel concilio di Pisa  incarico che aveva condiviso
proprio con il vescovo di Huesca, Domingo Ram, parte del terzetto aragonese , larcivescovo di
Tarragona e il giurista Guillem de Vallseca.
I maggiorenti catalani ricusarono i giudici inviati a Caspe, ma tale ricusazione non fu accolta
dal parlamento catalano. Dopo aver ascoltato i vari pretendenti, fu data pubblica lettura della sentenza
per bocca del domenicano Vicente Ferrer: per giustizia divina veniva nominato re linfante Ferdinando
di Castiglia. A suo favore avevano votato quattro religiosi diretti dallo stesso Vicente Ferrer e
controllati da papa Benedetto 13esimo. Un quinto voto era poi giunto dal salariato dellinfante, Bardaj, che
fu ulteriormente premiato dal re con ben quarantamila fiorini doro.
Cinque giudici su nove erano una maggioranza, ma affinch il pretendente fosse eletto re, era indispensabile che ricevesse lappoggio anche della maggioranza dei rappresentanti di ognuno dei tre regni. Il sesto voto, che valse la corona allinfante Ferdinando, fu quello del catalano Bernat de Gualbes, nemico del conte di Urgell, che era stato ricusato dai maggiorenti di Catalogna, ma che il parlamento aveva mantenuto in carica. Dopo lincoronazione del nuovo re, Bernat de Gualbes sarebbe divenuto suo cancelliere.
Gli altri due giudici catalani, larcivescovo di Tarragona e Guillem de Vallseca, sostennero la
candidatura di Giacomo di Urgell, mentre il terzo valenzano si astenne. Gli interessi economici e
soprattutto quelli religiosi, insieme alla corruzione e allancor pi grave minaccia dellesercito
castigliano, furono rivestiti da fra Vicente Ferrer di tutti gli attributi dellispirazione divina, prevalendo
sulla giustizia alla quale re Martino aveva voluto sottomettere lelezione del nuovo sovrano con il suo
famoso hoc pronunciato in punto di morte... sempre che non si fosse trattato di un inopportuno colpo di
tosse, come aveva sostenuto Merc.
Catalogna, Aragona, Valencia e gli altri regni e territori venivano cos sottomessi a un re
castigliano, forestiero, che fondava la sua legittimazione in linea femminile, e non per linea maschile,
comera per il conte di Urgell e comera sempre stato per atavico costume e desiderio del popolo.
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FINE Parte 3.